VEDERE,LEGGEREA, SCOLTARE 77 Ciò cheilvisitatorepuòricavaredaquestagrandemostra,(per laqualitàdei quadrisicuramenteda vedere) è purtroppo.:tncora unavolta. l'idea chel'artedi questosecolochestaperconcludersi. sia unaspeciedi registrazione illustratadi tutti i maliche lohanno aur..wersato.Ma i pittoriquesta immanecrisi l'hanno partecipata, ne sono stati vitti,nee pr<Xluuoric.osì come i filosofi, i pocti, i politici e i militari. Di volta in volta portati a una fama straordinaria o alla clandestinitàdellecantinedei museisovietici.aglionoridell'arte ufficiale o alleesposizionidell'arte degeneratan, onhannoeretto murida abbatteree forse, inqualche modo,hannocontribuito.nel silenzio di un'arte senza parola. all'abbattimento di quelli che hannoimprigionatola vita di milioni di uomininegli angusti schemi delle ideologie dominanti. Iquadri inmostra di PalaaoGrassi sono liadimostrarelaloro capacità di parlare; nonostante l'assordante rumore di fondo prodotto dall'imponente apparato documentario. ci fanno vedere ciò che forse doveva essere impresentabile, qualcosa che ha a che fare profondamente con 1·essere. Scriveva Merleau-Ponty ne L'occhio e lo .spiri IO, l'ultimo saggio che riuscì ~ì ponarc a tennine: ··...ecco perché il dilemm~1 trn figurativo e non figurativo è mal posto: è vero e non cotradditltorio che nessuna uva è mai stata ciò che è in pittura. anche in quella più figurativa. ed è vero che nessuna pittura sia pure ~stratta, può '.~ai eludere l'Essere, e che l'uva di Caravaggio è I uva stessa .... Qua~i con1emporaneamcnte alla Biennale di Venezia apre alla Kunsthalle di Francoforte un'altra grande mostra. curata da Veit Loers si intitola '·Occultismo e avanguardia J9(X)..l9l5''. Che dio ce la mandi buona! SCARAMOUCHE SALTANELBUIO LEONEllACO/vVv\EDDIAEL~ARTE FerdinandoTaviani Non c'è praticamente niente. in questo speuacolo (Teatro di Leo, li ritornodi Scaromouche,di Jea,,-Bapri.ste Poquelin e Uon de Berardi11, drammaturgia e regia di Leo De Berardinis), che sia riproduzione della Commedia dcli' Arte. Nulla di ·'fedele". Di vero c'è l'essenziale: il senso del tcalroe della storia, la paura e la buona risata, la tetra consapevolezza che non ci sono più bambini e insieme l'allegra coscienza che non vale la pena essere adulti. Non c'è niente da ridere. Ma la serietà fa ridere. Quindi Molière: colui che ha tradotto in scriuura indelebile quel vivo contrasto dei comici dcli' Arte. Questi appunti possono essere utili a una recensione. Potrebbero forse esser stati utili nel corso del processo di fonnazione dello speuacolo. Ma per lo spettatore, al momento in cui lo spettacolo avviene. punti di riferimento non servono più. Lo spettacolo sembra scene fatte solo per ridere. Salta. Ha un filo conduttore. non una storia. Molte cose buffe, molte parodie. E affondi decisivi. Quando Leo scende in faccia alle prime file di spettatori e si toglie la maschera perrccitare 1·e1ogiodell'ipocrisiadal D011 Giov(Umi di Molière. non è imfX)rtante sapere che si tratta di Molière e di Don Giovanni. Siamo fuori dalla comunione scolastica e sentimentale ~reata da un classico. Non è una citazione (D011Jtum. V. Il). ma un discorso direuo. Quell'uomo acre ci fa proprio un discorso (sta esfX)ncndo sfacciatamente il proprio gioco. oppure ci sta avvenendo?) con un'aria di quieta superiorità come se noi fossimo tanti servi o teleutenti di un big. Dice: ''Non c'è da vergognarsi: l'ipocrisia è un vizio popolare. e 1u11i vizi popolari passano per vinù". Aggiunge: ''Il tipode11·uomo per bene oggi è il più indicato. E professare ipocrisia offre innumerevoli vantaggi. È un'arte la cui impostura viene però sempre rispellata, e quand'anche la si scopra. non si osa dirnullacon1ro ... Sto lì e penso: "L'ipocrisia di oggi è proprio così. parata di franchezza. Non ostenta virtù. ma compe1en1a. Gli ipocri1i di massa - a differenza dei nonnali - non cercano di aggirare i serbatoi d'indignazione, provvedono anzi a sommuoverli ripetutamente, fino a ridurli vuoti. Loro compito è creare assuefazione. suscitare vespai ad ogni comunicato, sapendo che anche le vespe dài e dài si stancano, e finiscono col rispcltare chi le sfianca. Tutta qui - diciamo - la differenza tra Craxi e Fininvesf'. Leo De Berardinis ha un'aria riflessiva e offesa. Oppure ha l'aria sprezzante dell'aristocratico quando dice al suo servo quelle veri1à che il servo non sarebbe mai creduto se osasse denunciarle. È difficile da decifrare. come la faccia di Eduardo o Jouvet. Per questo diventa panicolam1ente interessante e fa riflettere. Possiede inoltre (più di Eduardo, un po· meno di Jouvet) una dote rara: l'aplomb. quella presenza calma e sovrana che gli permetterebbe di stare a lungo davanti allo speuatore senza far nulla, con una pace che rasenterebbe l'insolenza se non fosse carica di superiorità. (L'aplomb quasi insolente è una dote che hanno spesso gli attori di Petcr Brook. sopranuno Ala in Maratrate Sotigui Kouyate. un vero genio in questo campo. Ma sia chiaro: quel chechiamoap/ombè uno dei possibile valori dell'attore, non un valore assoluto. I lunghi celeberrimi silenzi di Eduardo non erano quasi mai immersi nella calma. avevano l'irrequietezza dell'immobilità forata. pullulavano in essi i sottintesi, come le miriadi di pesci che fanno fervere un·acqua di fiume.) Nel discorso sull'ipocrisia, l'aplomb di Leo è raddoppiato dal fatto che qui sguscia dalla maschera. e appena fuori sembra aprire gli occhi su un mondo buio, che lui domina non saprei dire se per una superiorità morale d'anore ribelle o per quel sovrappiù d'infamia che carauerizza il suo personaggio aristocratico. Non è buia solo la platea. Lo sono i tempi. È perquestocredo- che Leo De Berardinis e la sua compagnia hanno fatto il più bello spettacolo che abbia visto sulla Commedia dcli' Arte. L1 Commedia dcll'Ane si sviluppò in tempi mefitici. Negli abiti delle maschere lo storico dovrebbe saper cogliere ancora il fetore della Storia dentro cui quegli attori si aprivano le loro roue, fra soprusi e guerre di religioni. Oggi correnti avverse a quelle folcloriche e ridanciane hanno a lungo souolineato i .
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