Linea d'ombra - anno XIII - n. 106 - lug./ago. 1995

A terra Solcri aveva fatto posare vecchi scarti di produzione abbandonatinei depositi: formellecon fauna marina.con scene di vitaquotidiana.con i panorami di Vietri. li risultatoera un collage :lmloniosocnello stessotempo affascinanteper la diversità di mani e di epoche. Un fringuello: piccoloeabbronzato.PaoloSolerisi :1ggirava per l;i fabbric;icon negli occhi il risultato dell'opera. Gli altri ignari scambiavano i suoi sguardi per allucinazionidi artista. Vincenzoaveva fedenclrospite e con coraggiofronteggiavale critiche.Inpaeseerano tuttisccuici.anchelastampaavevaattaccato l'opera. Gli operai brontolavanodi nascosto,comeunaciurma scontcnia. ma non avevano il coraggio di farlo in sua presenla. Vincenzo Solimeneandavaavantiaffronta_ndiomomentidi sconforto.comeun marinaio in acque ignote. Si eranoconosciutir,mno prima. nel '53. Piemontesedi nascita. PaoloSolcrivenivadagliStatiUniti.doveavcvastudiatoconWright. Girava !"Italiain roulone, insieme alla moglie. la figlia piccofae l'amico Boc11i. Si erano accampati a Marina di Victri. vicino alla vecchia fabbrica di Max Mclamerson. Una sera che il freddo incalzava si erano rifugiati nella fabbrica dei Solimcnc. Da allora era nata un·amiciziacon Vincenzo.suo coct~rneo. Amava l'avventura e i viaggi. il giovane Soleri. come li aveva amati Dolkera suo tempo.Come il tedesco vestivaspananamcntee ogni espressione;inistica lo entusiasmava.Era uno sperimentatore nato. dovevacostruirsituttocon le propriemani.con i materialipiù strani. come quella volta che d:1icopertoni di automobile aveva ricavatodelle sca~ per il gruppo. Ospitedei Salimeneper un ceno tempo. Soleriaveva visitatoil terrenoaMadonnadegliAngeli.dovesarebbedovutanascerela loro nuovafabbrica.Eraprontoanclieilprogetto.uncapannone.come ne sorgevano tanti da Molina fino giù a Marina. Ma in quel punlo delicato. incastonata tra gli olivi a dominare l'intera costa. una costruzionenormalesarebbestaia fuori luogo.Solericosì si offrì di progettarla lui. Solcri aveva spiegato agli amici come sarebbe stata la nuova fabbrica.maVincenzoe Procidafacevanofaticaa capirequelloche per lui era fin troppoovvio. Aveva mostrato le piante e gli alzati, aveva dipinto il prospeuo,ma lacomprensionenonera migliorata. Così aveva pensatodi modellareun plasticod'argilla. Il fomobmciòil sabatosuccessivo.Glioperai fingevanoindifferenza,ma aspettavanocon ansia il momentodc11·apertura. Avevanosparecchiatoil tavolograndedei decoratori.Vincenzo e Procidalopoggiaronoal cenLro.Glioperainonpoteronotranenere le loroesclamazionidi meravigliaprimae di disappuntopoi:quello non era un plastico.era una torta! Anche Vincenzo e Procida rimasero senza parola, ma per il motivoopposto, la fabbricaer.ameravigliosa. Dalmaresarebbeapparsacomeunascoglierae dalklstradacome ungigantescomosaicocolor00110c.ondecoriagrecheverderamina. Unmosaicodi vasi incastonatinel cemento. Creare sedicimilavasi senw esercitare la fantasia è disumano. Perciò i vecchi mastri avevano cominciatoa imrodurrenei vasi da mura.redei biglietti con i loro nomi, con la data del giorno, con qualche piccolafrase,come us.wanouna volta i muratori. Ma a Procidasembra.vaun'irriverenza, l'opera meritavapiù che un biglietto.Per lui quellafabbricarappresentavail cantodel cigno della ceramicavie1rese,tuttoquello che era stato per lui l'arte e la giovinezza.MentreVietrionnai era insensibile. Era una notte senza luna. Procida si aggiravaper il cantiere. La molescuradellafabbricanonproiettavaombre.Presea salirelescale STORIE/ NOTARI 73 a pioliche si appoggiavanoall'impalcatura.Avevacon séun pacco. Unadccinadi vasier.moposatisulletavole.ne preseuno.lo rigirò lentamentefra le mani. come se lo facesseandare sul tornio. poi si decise: aprì il pacco. ne venne fuori la sirena scaldaleno. Fucontentochela lunanonlarischiarasse.l'adagiòdelicatamente sul fondo del vaso. Coricò <1uest'uhimopoggi:.rndolosulla fila di quelli mumti la manina. La calce era ancora fresca. neprese un po· dalla secchiae lo murò, lasciandoin vista solo il fondosmaltato. Ridiscese.si allontanòdi ,,Jcunipassi.poisi girò.Ora la fabbrica gli sembra.vapiù bella. Di una bellezzache facevanmlc. VIII li vecchioprocedevabarcollandolungolaspiaggia.il ragazzolo seguivada presso.Entrambichini sulln lincndella risacca. Ilvecchioera vestitodamarinaio.portava i calzoniarrotolatisul ginocchioecol bastoneandavasmuovendoisassi.··sono siancoe ne avrò per poco. perciòmi vedi qui tutti i pomeriggi." Ilragauo annuivaconlinuandoa cercare.Mac'erano solococci di grcs e di monocottura. "Cosa vuoi, con questi smaltìmodernie con i fornicleurici... E poi i giovani d'oggi nonhanno bisognodi Sant'Antonio Abate... "Parlatemi ancora dei Tedescl,t'. chiese il r.igauo che si era chinato a raccogliereun frammentodì ceramica. Procidatese 1,.m1 anoattrattod;llcoccio. lo prese sul palmoe lo rigiròira ledita callose. "Questo appartenevaa un piattodegli anniCinquanta,forse un servizioda tavoladella fabbricaPinto".e neldirlo lo infilòconmano tremantenellasacca che portavasulle spalle. Poi. fattosipensieroso.prese ,1 r.1cconrnre":Ti ho già parlatodi MaxMelamerson.ti ricordi?... Lo rivididopo laguerra.era ritornato NayantaraSahgal Il giorno dell'ombra La mite ribellione di una donna che afferma il suo semplice diritto ad esistere. Dietro una storia personale, i grandi cambiamenti della società indiana contemporanea. Traduzionedi AnnaNadoui. I coralli,pp. 226, L. 26000 Einaudi

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==