72 STORIE/NOTARI Quando giunsero in libreria. era presente anche il mercante d'arte Dancauche. rimasto incant.:ito ck1llu loro originalità.si fece dare rindiriuo di OOlkcre panl subito per incontrarlo. Si videroa Victri.alla Cucinad~i /NSci in vicoloSanGio,anni. Dancau gli commi~!iionòtuttoquello chedaalloraavrebbeprodotto. RiclmrdDolkerfece ccramic:1 finoal 1933,anno incui sarebbe tornatodefinitivamente in patria. Parlavanoin italiano.percMc'era Procida.manonerano rare te volte in cui finivano per intendersi in tedesco. per bisbigliari;i qualcosa di personale. Procida che in quei 1no1ncnti si scnti,a un intru\O e sarcbb; tornato ,·olcntieri a ca.sa. ccrca,a disper.uo lo sguardo di Genrud. Lei gli lnnciavaun sorrisoa confom1a dcll:1lorocomplicità.Ma a Procidabastavaperpoco.dopoun po· tom:ivuadubitaredi sestesso e di Gcnrud. Ogni cosa di leisembra, a fottaper sedurre. ProcicL1 non soppor• tava lesue risatesquillanti.lesuemoinecon igiovanianhti. Vederla confabulare in tedesco gli era i nsopfX)rtabile.doveva abbandonare la s1an1... 1 e uscirsene sul terrauo. Ci rimanevaper mollo. finché da dentro non giungevaun coro triste.un wanderlied. Procida.-.i.-.entiva abbracciareallespalle.Quel profu1no.quel soni,;,o,dimenticavaogni CO"-l all'istanle. Dentro lo reclamavano. perchécantasse ·o soli! mio. VI Era ancora notte, quando bussarono. Gli apri Procida. Erano in Ire. due agenti in borghese e un funzionario. Le disserodi vcs1irsi n fretta. PrQCidatentòdi opporsi.ma leigli fcnnò il braccio. Si ald>dal leno docile. come se aspettassequel momento. Uscl scalza sul terrazzino. con i vestiti in mano: il bagno era di fuori. L'aria gelida le portò l"odoredi legna dei c;1mini. Tm pochi giomi sarebbe stato Natale. Quando ritornòdentroera calma e già peninata. Si chinò ~10 il leuoe tirò fuorila valigia. Era statagià sistematada chi saquanto tempo.L•apriperaggiungerviquei pochieffettiche andavaammucchiando. Non rinunziò a truccarsi. sedendosi allo specchio. Era ancora bella, e Procidaprovò lo stesso desideriobruciantee inappagatodi quella volta sulla spiaggia. Erano passati sette anni. Si avviaronoper la gradinata che ponava alla sta7ione.Procida la teneva permano, i treeranoallelorospalle. li senti,·aconfabularc: parlavanodi appostamenti,di infonnatori da pagare. Gcrtrud gli 1enncstretta In mano per tutto il percorso, con hl sressa pressione, né più fone né più lenta. I binari erano dcscni. nella saletta di attesa trovaronogli altri: MaxMclamersone altricinque stranieri.sconati anch'essi. Appena videroGertrud lacircondarono.Maxpresea parlarefino in tedesco. A bassa voce. Procidasi sen1JCijCluso eandò a sedersi di fronte. accendendosi una J11bek. Il funtionario era al telefono. gli agenti scrutavano i binari, Procidane approfittòperavvicinarsia uno di loroe interrogarlocon gliocchi. L'agente fece fintadi ignorarlo. poi mossoa compassione. primache il funzionariotornasse.biascicòtraidenti unasolaparola: ebrei. Genrud sembrava ignorarlo. si volse con gesto repentinosolo quando vide giungere il treno. Gli agenti gridarono di fare presto. Max in lacrime salutò Procida e gli raccomandò la moglie e i figli. Poi si allontanò, lasciandolisoli. Procidala strinse forte.Un nodogli imjXdivadi parlare, finché non si sciolse in un pianto convulso. Lei sorrideva per fargli coraggio. accarc7l:mdoglile tempie. Lisepararonopresto.Genrud.mentresaliva.toli;cdalla bol"~l un pacchcuoeglielo porse. dicendoglidi aprirk>soloaca_c;a. .. 11 rumore delle pone sba11u1egli ponò via l'ultima frase. Il treno spari nella curva. Uno scaldinodi ceramica... Quando l"acquafu bollente.Procida spense il gas e cominciòa versarla lentamente.poi mise il tappo. Lo adagiò tm le lenzuolne ~i coricò accanlo. li suo calore pcnetr.wanelle ossa come un dolore. Lo scaldino a,eva le scmbimue di una sirena. capelli di fuoco e sguardomagnetico. Allor:.tProcidachiuse gli occhi. VII C"era un viavai di artigiani in quei giorni sul piazzak: della vecchia fabbricaSolimcnc. a Marina di Vietri. Caricavano i vasi sui cani. riempiendogli spati tr.:i pcz,i con trucioli e paglia. Nonsi erano mai , is1ilanti vasi in una volta. Per r occa..,ionc erano Matiassunti tutti i tomiami della 1011a. L"architettoaveva richiesto I.i bclleu.a di sedicimila vasi, per ri,·cstirela facciatadella nuovafabbricaSolimenea Madonnadegli Angeli. cominciata 1·annoprima. Procidaera al torniogià da un anno.Dal '45 aveva ricominci.:no a girare per le fanzcre.lavorando ;.ì cottimo. li sognodi un~1fabbrica tutta ,ua era sfumato con la guerra. Ritornatoa Vietri dopo la prigionia in Africa. a,eva trovalo la sua bonega distruua dai bombardamenti.Da alloraavevacambiato molte fabbriche. finendo sempre per rompere coi proprietari.per quel suo caratterescontroso che andava peggiorando con gli anni. Non si era m.1ivista una fabbrica del genere.Gli operai erano scettici. I vecchimastri brontolavano:·· Sti giuvenc moderne!"Si riferivanoal committente.VincenzoSolimene.alloravellliscuennc e all"architcuovenu10dall'America. Si sarebbero aspettatiunacos1n11ione come Dio comanda.con il lettoche fosse un teno. le finestrefinestree magari con i balconi rivolcial mare. Non un'architetturaespressionista. A quelrepoc:a era stata completata la strutturo della parte centrale. mancavano ancora il ri,·es1imcntodella facciata e i due corpi di fabbricalmcrali. Ma a Procida piacevagià. gli ricordava i raccontidei Tedeschi sulla modernissimaBarcellorta.sulle opere di Gaudl. OOlkeraveva de:scrino1an1ediqucUevolleleceramichedellaSagrndaFamiliache Procid:iavevafinitopersognarelasua fabbricacome unacattedrale. Sarebbe sorta su un'isola da rivestire tuttadi ceramica. magari un isolottodc/i Galli, i mi1iciscoglidelle sirenedi Ulisse. ora tranquilli e desertici al largo di Positnno. All'estemo la fabbricagli ricordavacol suoandamentosinuoso unascogliera.dove k! finestreeranoanfrattie le tegolede11titlica11e. Gli ri1omavain mente ilbel nomignolodi Pedrua. come i catalani avevanochiamatoquel palazzodiGaucfìche nonavrebbevislOmai. se non in canolina. L'interno. invece. sorprendendo il visitatore. ricordava una cattedrale gor.ica.dove i piloni di ccrncnlo armalo si anda"ano piegando verso l'alto. fino a disegnare delle ogive schematiche; dove una larga rampa si avvolgeva come un serpente tutt'intomo alle pareti perimetrali, fin su al grande lucernario. Le alte vetraie filtravanoi baglioridel mare che si and1vanoa infrangerein mille rivoli sul parapcllodella rampa. divenuta una sorta di claris1orio. Qui si sarebbero svolte le varie fasi della lavom1ionc.da qui gli anigiani si sarebberoaffacciati per darsi la 1'0Ce.
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