Linea d'ombra - anno XIII - n. 106 - lug./ago. 1995

coraggio, in unapausa di lei, in un silenzio troppo lungo leggeva un rifiuto.Allora si estraniavae si sentiva parlare...cose educate, cose banali. Lei ogni tanto gli volgeva. le spalle. allontanandosi verso uno scoglio.Sembrava ignorarlo. Procida piombava nelladisperazione, scntivà di odiarla. Col suo gesto telepaticoGcnrud si voltava di scatto come per rispondereal suopensiero.E a lui sembravadi impazzire. Erano due mesi che l'amava, che viveva nclrincertez1.,a. E Gcnrud era brava ad alimentarla. Forseleggendo i suoi crucci. Gertruda un trattosi sdraiòsulla sabbia. Procida col suo tono riservai o si sdraiò un po· discosto. Parlavanoscnzaconvinzionc.qu:mdo leiprese a interrogarlosui suoiamori.Procidaavevapocodaraccontaresenondi qualche corteggiamento fallito.Gcrtrud. invece.cominciò a raccontarglidi un compagno di corso a Dcssau, alla scuola d'arte. Fu minuòosa: dal loro primo incontro. Descrisse le qualità dell'uomo, il grande amore di lui e l'incapacità sua di amarlo davvero. Procidaera sullespine.Ogni panicolarc nuovoera una fitta. Lei continuava imperterrita.seriae indiffereme.Pareva non rendersene conto. Procida stava per temere il peggio quando se la vide quasi addosso. il viso a un palmo dal suo, sorridente. E l'aveva baciata, dimenticando per un animo il mondo. Ma em destino che con Gertrud dovesse soffrire. Lei aveva rispostoal suo bacio inespertocon grande perizia, schiudendogli le labbra con la lingua.csplomndogli la bocca scnw pudore. Ci restò male. perché aveva desiderato una risposta altrettanto impacciata. Forse per orgoglio maschile; forse per gelosia di quei bacistranieriche avevanofatto di leiunadonnaesperta: forseperché le cose erano diverse da come le aveva sognate. Sentì che Gertrud sì abbandonava alle sue carezze. Allora la timidezza si trasfornlÒin aggressività: la strinsecon for,..ae rotolaremodi fianco: poi fu su di lei. ConlC era diversa vista da quella prospettiva. Sembrava più bella. Ma poi pensò che fosse l'ahra faccia della sua umbiguità, quando volgendo il capo riprese la solita espressione. Sen1.a. alcun preambolo la mano di Procida scivolò sotto il vestito. risalendo fra le cosce, fino a raggiungere la vulva. Sì, erJ sfacciato. aggressivo: pensava di ripagarlacon la tessa moneta. La mano aveva comincialo a esplorarla lentamente. in modo goffo. Sentiva il caldo umido di lei, mentre il suo ventre cm in fiamme. Aveva la consap::;voleu.ache fosse il preludio a qualcosa dì definitivo. Invececon un soniso Gcrtrud scostò la sua mano. e continuò a sorridergli inesor:ibilequando lui ritentò. Delusoe risollevato nello stesso tempo. Procida finalmente si lasciò andare e la strinse tenerarnente... Quando ilmondoauomo riapparve nelle lorop::;rcCJ:ioncir...1già notte. Procida la sollevòda terme la portò per mano fino alla riva. Lacarezzacalda delmaresuggellò lamagiadell'evento. Ancora incredulo Procida volle guardarla nuovamente. Alla luce della luna le sue ciglia gli apparvero più lunghe e il sorriso più accanivantc. V Fu per Procida il periodopiù bellodella sua vita: c'era Gertrud. Ogni sera si recavanoa casa di Dolkcr,dove la colonia si riuniva intomoal grande tavolo.Davantia ognunoil boccalecon lacolomba bludipinta dal maestroe al centro labroccacol vino rossodi Giovi. Quel!:\sera Procidaaveva portato la zuppa di pescecucinata nel pomeriggio. Al mattino la compagnia aveva assistito al recupero delle nasse che lui calava al largo del pontile. STORIE/NOTARI 71 Ruo11ghfi).erchie,mau.o11ip.olpi.sc:orfanic,:auilli ·ere.cuocei. l'O/X!, luceme, ~·c011<:igli e soprauuuo murene, come sempre in quelle giornate estive. I tedeschi avevano impar.uo a memoria ogni fom1a e ogni scaglia. tantoda mffigumrlipoi conpoche pennellatedi colore sulle riggiole. L·ultima nassaquelgiorno aveva riservatoun'altra sorpresa. Lo sguardo curiosodei tedeschi incircolo scorse sul fondo lo scintillio di due piccoliocchi e il dibattersidi un corpo bruno: uncavalluccio. Genrud lo depose delicatamente da parte in un secchio. dove prese a muoversi con releganza di un purosangue. Scalpitava nervoso. nitrendo muto. QueMo commosse le signore che ne ottennero rimmediata liberazioneG. crtrudsi sporsed"I 1:1volmeolo lasciòscivolarein acqua. tra le foglie di lauug:ì di mare. Dolkcr fece la faccia imbronciata. Le signore lo presero ingiro. Gertrud lo sgridò sorridendo. Ma il giorno dopo Dolker aveva al collo un cavalluccio di biscotto bellissimo. ne.-vosoe insofferentecome quello vero. Piùspesso lacenaera fattadi grosse caponate, coi pomodoriSan Mar;...anoe i biscoui di grano della Piana del Sete. E poi olive nere e selve di basilico. I tedeschiavevano presoanche loro a coltivarlo sui balconi. Per di più allontanava le mosche che inquella stagione erano una vem e propria piaga. Au1volaDolkerraccontavadei suoi viaggiapiedi p::;rtuttaItalia. Chiedeva ospitalità nei conventi di frati. dipingendo o restaurando in cambio i loro chiostri. Spesso i frati gli regalavano i rosari della Terra Santa che, diventati omlai una matassa, portava appesi alla cintol:.1. Nei suoi racco111tira.sparivaun'atmosfera mitica. Procida si accorgeva che il tedesco non cm tanto interessato ai capolavori d"artequanto alle tmdizioni popolari, al pittoresco. E così tutti gli altri: amavano ogni cosa di Vietri. tutto cm motivo di rncravigliae di ispirazione. Incondizionatamente. Come facevanoa non accorgersidella miseriae della sporcizia che c 'cm intorno?Dcli"avvelenamentoda piombo che colpivanelle fabbriche un operaio su tre? Solo uno straniero poteva a quell'epoca godere delle bellezze del p,1esesenza viveme le difficoltà. Per un attimo Procida era accecato dall'invidia. poi ritornava in sé. Orgoglioso della sua povertà. finiva per estraniarsi. Il giorno dopo avrebbe modcll.itoun Cristo che somigliava a masi"Antuono. ·o mosto ·e creta. defonnato dall'artrosi. o un San Roccodolie amo piaghe. simile al mosto 'efumace. che aveva più piombo lui nel sangue delfomadello per i rottami. Dolker raccontava spesso di come il caso lo avesse ponmo a Vietri. Em a Capri p::;run breve p::;riododi vacanze. quando in una escursione lungo la PenisolaSorrentinaera arrivato a Victri. Era il maggiodel 1923. La carrov..cllasi era fcrn1atanellapia1..zcual.n unavetrina;iveva letto il cartello: '"piastrellabianca··che il suo vocabolariotraduceva ··gomma lacca bianca'".Allora era entrato per acquistare un fissativo. Acco11osdi ell"equi,foco.il negoziante,donCiccioAvallone.gli aveva fauo visitare la sua faenzem. Invitato a dare un saggio della sua maestria, Dolker aveva dipintopiatti per tuttoil giorno.L1cosa sarebbe finita lì. se non fosse tornato una settimana dopo. curioso dei risultati della cottura. Em rimasto senza parole. la bellezza dei colori superava ogni immaginazione. aveva acquistato tutti i piatti e li aveva spediti a Palem,o. alla libreriadell'amico tedesco. Bchlc.

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