68 STORIE/NOTARI Unaresistenzadidueanni, ix,i idecoristessiavevanoannuncialo la disfatta. Piccole sbavature. poi macchie. Procida avrebbeconservatoa lungoquell'ultimo piatto interrotto e il pennello raccoltoper terra. Ci volevano due operai, la mattina, per portarlo a braccia in fabbricae riponarlo a casa la sera. Avc\faquasi del tullo perso la parola. seduto in un angolose ne stava a piangere tulio il giorno, in silenzio, con gli occhi di un bambino. Gli operaie i figli maggiori lo evitavano, non sapendo leggere i suoi sguardi. Solo Procida capiva. In essi aveva riconosciuto la stessavergognaleua in quelli del nonno.quandodopo il segnalesi accasciavasulla sedia accanto al forno. Era la vergognadi chi vienemc:-.sodapartee nonpuò prcnder 4 scia con nessuno, perché è gius10 che la vita vada avanti. Ma pure non può evitare di cogliere negli occhi di chi continua una certa crndeltà. La conduzionedelle fabbricaera passata al figlio maggiore. il meno doiato e il più caparbio. Procida aveva vistomalvolentieri il cambiamento. Il padre e il nonno avevano saputo adeguare la fabbrica ai tempi. Il fratello invece. co1nctuni quelli senza fantasia.cm rigido e duro. In poco tempoavevasuscitatoloscontentofraglioperni,nonavendosaputo far frontealla crisi che già minacciava la ceramica victresc. Dopo la guerrac'erano stati grossi cambiamenti persinonel le campagne. Con i modidi vitaerano mutate le richiestedel 1nercato, i ritmi di produzione. i tempi di consegna: si richiedeva tutt":1ltra ceramica. Il fratello, invece. aveva lasciato che la fabbricaandasse come ai tempi del padre, producendo ancora motivi della tradizione ottocentesca. Procidalavomvasenzapiacere,malsopportavail lavorobanale. Dopo aver stampigliato con una spugnetta sagomata migliaia di motivi apafmeue, a sciuriffi capummarole. abbandonòla fabbric;1. Si imbarcòsui bastimenti che faccvnno la spola tra Vietri e la Sicilia, tmsportnndostovigliee mattonelle.Aveva diciassetteanni, il mare lo inebriavae alle donne a quel tempo non ci pensava. Eralontanoquando la fabbricadel fratelloavevachiuso, seguita a ruota da quelle più grandi. Quando i bastimeminon partironopiù dal porto di Vieni, lui si fecepescatoresulletonnarediCetarache facevanorottaper leacque del Nordafrica. Anche lì, lanotte.sognòicolori dellasua infanzia,quellìche per incanto uscivanodal forno del nonno. Persino le scaglie dei pesci ancora guizzantinelle reti gli apparvero alla lucedel soledi affilata e lucente ceramica. Restò fuori due anni. Quandoarrivavanoin unporto. fosseTrapanio Algeri,PalemlO o Tunisi, lui restava a bordo. fedelea un pensiero fisso. Scendere significavadistrarsi.correreil rischiodi t.radirel'impegno presocon se stesso alla partenza. Voleva dire spendere soldi, mentre lui rispanniava ogni cen1esimodi paga. 11maregli tenevacompagnia. losciabordiodelle onde contro lo scafo lo distraeva. Soloanotte fonda,quandoda qualchebettoladel portosi levava un canto.era presodalla nostalgia,allorale luci tremolantidi quella città sconosciutacominciavano lentamentea velarsi. Poi i sogni si fecero agitati e un'irrequietezza gli comandò di tornare. AVielriaprì unapiccola bottegae si misea fareceramicacome da tempo aveva cercato: tentando di imprigionarenello smalto le fomlCe icoloridel mare.Diquel mareche aveva solcatotantevolte col bastimentodella vedovaRavizzao con le tonnaredei Fenigno. Glierano rimasti impressi i toni cangiantidel verdecheal largo s'incupisce e in profonditàsi fa nero. E il luccichio,sopmttutto il luccichio.che stordiscee col tempomba la vista. Ili Un pomeriggiodi maggio del '31 Procida cm al lavoro nella fabbrica del maestroDolker.dove da un po· di tempoarrotondava i magri guadagni della sua bottega.Attrattosoprattuttodall'aria di rinnovamentoche in essa spirava. Richard Dolker, maestro d'arte della Kunstgewerbcschulcdi Stoccarda. pOChianni prima si era stabilito a Vietri.colpito dalla bellezzadel paesee dalle possibilitàartistichecheoffriva laceramica locale. Intornoa séavevaraccoltounacerchiadi artististranieri. ingran parte connazionali che aveva fatto venire dall:rGermnnia o che aveva conosciuto sul posto. Non era raro che impegnasse nella fabbricaartisti venuti a Vietri in villeggiaturJ.offrendo loro vittoe alloggio.Nessuncompensoindenaro inquellapiccolacoloniadove la vita costava poco. il clima era dolce e la gente ospitale. Alcuni sarebbero rimasti molti anni. creando un movinlCnto artistico chiamato poi Periodo Tedesco. Figure di primo piano furono rimprenditore MaxMelamerson.artisticome LotharEglin. IreneKowaliska.MargaretheHmmasch-Thcwahche a Vietrichiamarono più semplicemente la Sig11oraMargherita. il tomitore Pieschc, la pittrice russa Lìescl Opcl. Della ceramica locale i Tedeschi conservarono i colori e le tecniche, di nuovo aggiunsero la loromeravigliaper i luoghi e per le piccole cose di tutti i giorni che gli artisti vietresi avevano trascurato,identificandoleforsecon la povertàdel paese.Dipinsero gli artigianial lavoro. ledonne alla fonte. i pescatoriche tingono le reti sulla spiaggia. gli asinelli che trasportano la legna per le faenzere. Nelventenniofrail ·27e il ·47Vietriconobbeuna nuovafortuna e i suoi prodotti furonoesportati anche all'estero con il logo Vie1ri Ju,Jy. Procidaera intentoa plasmareuno dei suoi animali, quando lei entrò per la prima volta. Era appena giunta da Dcssau e si era precipitata dal maestro Dolker. Sì chiamavaGcrtrnd: allievadella Bauhnus. Era rossadi capelli e a Procidafinoa quel momentonon erano piaciutele rosse.Carnagione candida, occhi verdi,magnetici, viso non bello ma espressivo. Avevaunmodorepentinodi volgereilcapoche tradivaunacerta tensione.come una sorta di telepatia per quanto la circondava. A quei movimenti i capelli ramati che scendevano lisci sulle spalle mandavano riflessi di un viola acceso. QuelgiornoDolkeraveva frettadi uscireper lasolitaspedizione settimanale,affidò cosl la giovaneagli operai. Gertrud passeggiavaper la facnzcra.guardandosi in giro. Procida in fondo alla sala ostentavaun'aria assorta.Aspettò che fosse di spalle per alzare gli occhi. Lei si voltò con gesto repentino e incrociò il suo sguardo. Procida ne fu subilo preso. A Gertrnd erano piaciuti subito i suoi occhi scuri e tristi. Poi losguardosi posòsulla sculturache lentamentegiravasulla tomietta. Era un animale fantastico: feroce e nello stesso 1empo elegante, una via di mezzo fra una panterae un Icone;con quaJcosa di scontroso,come la timidezza di quell'uomo. Quel giorno OOlkernon era tornato, all'uscita dalla fabbrica Gcrtrudsi era fennata perchiederedellasua casa.Gli operaisierano fatti incontropremurosi.Ma leiavevacercatoaltri occhi.Procida fu l'ultimo a uscire. "Mi accompagnicasa del maestro Dòlker, biue?''
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