Linea d'ombra - anno XIII - n. 106 - lug./ago. 1995

Immagino che le mie parole saranno inadeguate, dovendo rendere coi colori dello stupore e di una felicità esplosiva ciò che: per tuni voi invece - ora lo so! - è una certezza innata, un piacere quieto. prolungato. interminabile. che permea di sé ogni risveglio, una gioia silenziosa e abituale a cui forse, col trascorreredcgli anni. avete finitoper nonprestarepiù nessunaaucnzione. Sì. ormai l'avete capito, cosa mi accadde: mi svegliai. Fui accolto anch'io. dopo tanto tempo. nella serenità condivisa da tutti. troppo eccitato e commosso per provare rancore al pensiero di quanto mi erJ stato sottrailo fino a quel momento. Capii finalmenteanch·io-voi già sorridete- che lamorte 11011 esiste: che al sogno non apparteneva solo quella morte. parziale e sconcertante. ma la morte, ogni morte. la morte in sé e per sé. In un attimo l'ingiustizia che amia insapuiami aveva tonnentato sì spense come una candela. Quella cappa che aveva sempre gravato, visibile o invisibile, alimentata e inspessita dai sogni. dalla forza delle parole. dalle trappole della memoria.dai momen1idi infclici1àe di vuoto che sembram110 - po1erusare questa parola! -sembravano simboli e preludi all'orrore dell'annullamc111f0inale. si sgretolò per la fortadetlagmntedell;.1rivelazione: lamorte 11011 esisre. come l'infemoe l'unicorno: è unacreatura del sogno. figlia del sogno e dei falsi ricordi. Dio mio, quanti anni, quanti anni! Allora capii tutto. i segreti e i sorrisi incomprensibili. e l'ordine silenzioso delle cose, l'incapacità di essere infelici - mentre prima credevo all'impossibilità di essere felici - e compresi che mio padre non era morto. nessuno lo era. e che io non sarei mai morto. mai. mai! Tullo mi era chiaro, finalmente. e gli anni sarebbero stati davvero unoceano, un'immensità tumultuosae indistinguibileda lontano. da vicino articolata, sfacce11ata.variegata. e ricca dì ombre azzurre e di luci.di pieghe e di sentieri, volti. sguardi. erba e rocce bagnate dalla pioggia. fughe. inseguime111ip.orte spalancatedall' esterno. brividiegiardini.aurore. risate.mani sconosciute - ma ancheodio. dolore.e grida improvvise- ritorni. sì. ritorni circolari e continui. e tulle le stagioni e le età della vi1avissute interminabilmente. in luoghi sempre diversi. Scoppiai in lacrime di fronte n ia1110c.ome un bambino per un regnlo inaspettato e troppo grande. troppo grande! - piansi e gemelli senza freno. cercai nnzi di gridare. di urlare. perché la mia gioin era tale che tenerla dentro mi avrebbe fatto esplodere. Tutto era mio adesso. tullo mi veniva restituito, anche ciò che non avevo mai osato chiedere. Gli ani più meschini. i gesti della noia quotidiana. ora scoprivano in sé una pienezza mai posscdu1a, una rotondità inebriante. loero immortale, come tutti. ero ilmiracolo del tempo senza fine. e piansi come se le lacrime dovessero inondare e sommergere1u1tigliangoli bui. tu1tigli innumerevoli momenli in cui ,ivevo visto la morte in una pozzanghera. in un animale riverso, in un segno di diniego. nel ciclo 1roppovasto. La porta della stanza si aprl. La soglia fu varcata. infine.quella soglia ormai inutile.enellapcnombra. fra le lacrime. vidi apparire la sagoma di mia madre. che si accostò al letto. "Oh. lo sai. lo sai" singhiozzai. alz.indomi e abbracciandola "1ulo sapevi già? Vero'l Non è vero che lo sapevi? Non morirai. sai. non morirai... nessuno morirà." Lei si lasciò stringere e accarezzare. con un dolce sorriso di compatimento per la mia scopcna così faticosa e 1ardiva. Mi lasciai cadere all'indietro e continuai a piangere. poggiando ;,tlla pnretc lemani protese. grato della fresca durezza che lemie palme incontravano. della promessa del mio dur.1reinfinito... Tiziano Scarpa L'ANNIENTATORE STORIE/ SCARPA 63 QçchisHII<gr,c,licol,, èilprimoromanzodiTizianoS<-arpa(Venezia. 1963): sarà pubblicatoda Einaudiall'iniziodel pros~imoanno.Altri raccontiapparirannoinun'an1ologiadiscrittoritrentennieditadaTranseuropa. Il giomo del mio ventunesimocompleanno. mio padre mi ha regalato gli attrezzi per il body building. "Hai due spalle.che fanno pena". "Ma papà, non ho tempo. Devo studiare". ''Come. non ha~tempo! Un'ora. mezz'ora al giomo, dài che facciamogli esercizi insieme··. Tre settimane dopo ha sbadigli.no in faccia al capufficio. gonfiando il collo gli ha sparato addosso il bouoncino del colleno della camicia.e poi quellisul petto.a mitraglia.Hadovutocambiare il guardaroba. Dopo un mese gli andava di nuovo stretto tulio. "Stai atten10··.g1di icevasuocognr1to". congli anabolizzantinon si scherza". È veterinario.mio zio. ··Manon la prendomica quellaroba lì", ribattevamio padre. un po' offeso. come se lo avessero beccato a barare. "Solo qualche vitamina ogni tanto. Piunosto. ho una fame tremenda, mangerei giorno e notte. Mi va via mezzo stipendiosolo di bistecche". "Allento lo stesso. anche il colesterolo fa brulli scherzi''. "Sai sempre tutto tu. ma io non sono mica uno dei tuoi vitelli imbottitidi estrogeni.Comunque il mio medicodice che è tulio a posto. Cosa credi. io i controlli li faccio. E poi.seguo le regole". A quel puntomio padre stxmdicr.1vai suoi manualidi bodybuilding. Quello tascabile lo ponava sempre con sé. &Jijìcate - il titolo faceva capolino sul fianco della giacca - il ,•o.wro corpo, mezzo nascostonella tasca. Gli esercizi con gli attrezzi ce11evolte non gli bas1avano.gli venivanodellesmanie.aveva vogliadi spaccare tutto,si è comprato un'accetta. ha sfasciatol'annadio vecchiogiù nelco11iledel condominio. "Cosa fa. signor Panizz6n. le hanno tagliato il gas? Avete la caldaia rottaT gli h.i gridato dalla finestra la signora del quinto piano. Unanno fasi è messoin testadi parteciparea unconcorsoestivo. "Ma dài. Euorc. alla tua età!" gli ha detto mia madre. "Quarantanove nnni. praticamentesono un rJgazzino". "Ti farai solo ridere die1ro". Però imamo sentivo ridere lei di none, dì là in camera. Stavo alzatoa preparare gli esami, ero a metà di una frase di Weininger. dunque uomoe dmma sono come due sosumz.e disrribuitetra gli individui ,fremi in proponione mriabile, e intanto mio padre mi chiamava di là in camera per mostranni come alzava cinque chili appesi al mignolodel piede:così. semplicementesollevandoildito. Senza trucchi, perché il piede rimaneva fcnno, appoggiato allo sgabello.

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