Linea d'ombra - anno XIII - n. 106 - lug./ago. 1995

60 STORIE/MONTANARI Raul Montanari ILSOGNODIUNASSASSINO Raul Montanari (Berga1J10,1959) è noto ai lettori di "Linea d'ombra" per il ~uo rncconto Az.;:urro (pubblicato )>UInumero di no\'cmbre. 1987). È autore del romanzo u, perfe:.ione (Fcltrinelli. 199-1),Premio Linead'Ombra perla narrativa,tn\d\1ttorce curatore di tesi i per Einaudi. Mondadori. Leonardo. nonché drammaturgo e ~ceneggiawrc. Mi lasciai cadere all'indietro sul letto e chiusi gli occhi. godendocomeun bambino del sonororimbalzo che il ma1erasso propagò a tutto il mio corpo. Adesso dovevo soltanto aspettare. I particolari del delitto che stavo per compiere, fissati ormai con tratti indelebili. penetravano in vario modo i miei pensieri, ora insinuandosi obliquamente grazie a un 'assonanza, un ·analogia. ora rimanendo più o meno a lungo in attesa, silenziosi. per poi irrompere con un fragore improvviso. Strinsi con una mano il pugno dell'ahra e lo schiacciai contro la bocca. Poi rilassai nuovamente le braccia lungo i fianchi, con un sospiro. L'elasticità del materasso di quél letto era impressionante: davvero mi sembrava di non averla mai notata. prima. Muovendo con ritmo leggero \a schiena e il bacino scoprii che potevo imprimere alle molle onde costanti di risposta. e così cullare dolcemente, in un lieve cigolio. la mia stanchezza e la mia emozione. Socchiusi gli occhi. guardando il vano della porta da cui lei sarebbe entr,ua senza sapere di farlo per rultima volta. Le imposte erano chiuse. La stanza. avvolta in una grigia penombra. Di nuovo chiusi gli occhi del tutto. e sorrisi. Non provavo nessuna paura. nessuna esitazione: il pensiero di essere ormai un assassino mi percorreva con un piacere vibrante - era un misto di sicurez1.a. controllo. potcnz;.1. Serrai le mascelle e i pugni. pensando e ripensando con gioia feroce - più un urlo interiore che un pensiero - che tra poco non sareì più stato io. ma un assassino. Sarei stato un altro, sarei vissuto in un'altra. tumultuosa dimensione. Immaginavo di vedere in questa nuova luce il mio stesso volto - i linemnenti marcati. scolpili da quella felicità selvaggia e tr.:ìttenuta. Quanto slavo già cambiando. modificato solo dall'auesa! Per lunghi minuti cavalcai facili. sfrenale fantasie, e mi lasciai guidare su e giù percammini già tracciati.con un·emozione prima cruda. bruciante. poi piano piano sempre più attenuata ... Alla fine aprii gli occhi e fissai il soffitto. I miei fantasmi se n'erano già andati. Mi sentivo solo sianco. adesso. Forse, invece di abbandonarmi a piaceri soltanto immaginati. sarebbe stato gius10 consumare quei momenti con la noia e l'apatico struggimento di un vero eroe dei miei !empi -dubbio• so. disilluso. spinto più dal vuoto e dalle cose che da un intimo fervore. Avrei voluto essere incapace di pensare. per lasciare scorrere le azioni su di me come quegli enigmatici assassini silenziosi - i miei modelli - sulle cui spalle spesso incurvate pare sempre gravare una consapevolezza così profonda da sfiom• re l'imbecilli1à. Non aveva bisogno di pensare - non aveva bisogno di essere un uomo, o dì dimostrarlo - chi troncava una vita: l'atto di per sé, comunque venisse giudicato. giustificava l'esecutore, rendeva la sua esistenza affascinante. indagabile: arricchiva la sua personalità di pieghe. ombre. nicchie nelle quali doveva essersi raccolta in qualche modo la tremenda energia folgorata nell'omicidio. Richiusi gli occhi. respirando a fondo. Di nuovo mi sorprendevo a pensare, come allrc volte in precedenza. che un uomo che uccide un uomo compie un 'azione paradossale. E come sempre. per quanto mi sforLassi, non ero capace di chiarirmi la mia stessa riflessione, pur rimanendone affascinato. Forse il paradosso consisteva in questo: che 1·omicidio era in fondo solo un tentativo. consapevolmente fallito. di provare su di sé la morte e di sopravvivere per poterla ricordare. Allora era come sfiorare il conti nenie insondabile della mone, e mandare in esso come un esploratore la vittima non consenziente. Allo stesso modo dì chi infligge dolore perché non crede di saper procurare piacere. e pure lo desidererebbe, forse l'assassirlO voleva dire: verrei io. io stesso. per fame l'esperienza. ma la mia morte non sarebbe esperienza. sarebbe una voragine che ingoia tutte le esperienze. Per questo mando lui. Uccido. Mi agitai sul letto. perché il pensiero del nulla in agguato in fondo alla strada (in fondo a ogni strada), comunque lo evocassi. era sempre traditore. Lottai brevemente coi miei nervi. poi rimasi immobile. Il peno si sollevava e si abbassava piano. sotto i miei occhi. Ceno, il nulla avrebbe vanificalo anche quello che stavo pcrcompiereora. Nemmeno io-benché. cometuttì. fossi mosso da quella puerile e inconfessabile fede-sarei sopravvissuto a me stesso. Nemmeno io avrei potuto ricordarmi di me, dopo la monc, né in alcun modo con1inuarc a esistere anche ridono a puro pensiero, a spirito immateriale. Mono il corpo. staccato l'ultimo filo, in quel preciso istante tulio sarebbe cessato. Contro questa terribile semplicità. contro questa legge più forte di ogni legge, non c'era difesa. Stringendo le palpebre, ricordai che quando ero piccolo - avevo allora forse nove. dicci anni - avevo dovuto sottopormi. per poter compiere un vi.iggio. a cene iniezioni profilattiche. 11 medico che mi aveva vaccinato. del quale stranamente la mia memoria conservava lcp;.1roleenon la fisionomia. mi aveva detto. forse per consolarmi del dolore fisico che non riuscivo a maschc• rare. che non :wrei più dovuto sopponare niente del genere fino al momento della mia chiamata alle armi. lo avevo sorriso tra mc. ricacciando indietro le lacrime che mio malgrado mi erano sfuggite: se questo era vero potevo considerarmi invulnerabile, in1occabile, perché fra me e quell'evento si stendeva una marca insonnontabile di anni. altrettanti anni quanti ne avevo vissuti fino ad allora o forse più - e dunque un'eternità, una palude di anni stagioni mesi in cui qualunque orrore o dolore si sarebbe arenato. non mi avrebbe mai raggiunto. mai. E credo davvero che durante tutti quegli anni - che trascorsero. incredibilmente, trascorsero lentissimi, con un percorso tonuoso che in certi momenti dava l'impressione di arrestarsi o tomarcsu se stesso ma così non era - una pane di mc, un'ostinata piccolissima pane. continuò a farsi beffe del correre del tempo, finché mi trovai fra le mani la cartolina di precetto, e la mia speranza segreta si

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