Linea d'ombra - anno XIII - n. 106 - lug./ago. 1995

fascismi europei, il fascismo latente in ogni società modcma. anche in una democrazia di massa come gli Stati Uniti. Forse il loro non era un ritratto equilibrato della società e della cultura americana. ma hanno indicato dei pericoli secondo me reali. li fascismo moderno non è solo un regime politico. è una serie di fenomeni diffusi. è men1.ili1à. costume. tendenza sociale che nasce dal grembo stesso del capitalismo. in contraddi;,ionc con i principi fonnali enunciali nelle Costituzioni Dcmocraiiche. C'è in Adorno una critica radicale della società borghese (questa critica è :mche più limpida negli scritti di Horkhcimer, da Crepuscolo fino ai Tacc11it1i p<>stumi):macerto nel confronto fra società borgltese classicae .wx:ietàdi mossa. su cui sia Horkhcimer che Adorno tornano spesso anche per comodità descrittiva. quella che ne esce peggio è la società di massa. Questo non vuol dire esattamente. credo. che la società borghese ottocentesca e primo-novecentesca venga idealizzala. Ripeto: si deve sempre ricordare che l'esperienza storica e politica fondameniale dei Francofortcsi è la nascita del nazismo. il diffondersi dei fascismi in Europa e l'involuzione autoriiaria. stalinista. del marxismo rivoluzionario, dal quale pure, sebbene con certe resistenze e riserve, tulli i Francofortcsi in gioventù erano stati influenzati. E tanto il fascismo che lost.:ilinismo nascono e si sviluppano come movimenti ··anti-borghcsi''. come forme di ··populismo autoritario", come rifiuto e diffamazione dell'individualismo liberale. Nella società di massa amcrican,1 Horkheimer e Adorno vedevano poi in azione tutta una serie di mecc,rnismi potenti che trasformavano gli individui in macchine competitive. incapaci di concepire valori e scopi diversi da quelli imposti dall'etica capitalistica del successo. Quello che c'è di buono nei critici americani è. secondo mc. il loro linguaggio. il loro cosiame riferimento ad un pubblico BERARDINELLI SU IASCH 33 tendenzialmente "universale". il loro stile comunicativo che parte da es1x::rienzc comuni e valori condivisi (almeno in linea di principio). Mentre la critica culturale europea (dovrei dire "con• tinentale'", perché gli inglesi, da Orwcll a Hoggart e Thompson, sono per certi versi più vicini agli americani: sono più "empirici"), la critica sociale soprattutto di ispirazione e tradizione filologica tedesca, ha un lato ··esoterico··. a voltc,mche gergale e ,1ccademico, che trovo fastidioso. Questo esoterismo ormai. devo dire. lo trovo difficile da tollerare anche in scrittori di grande qualità come Benjamin e Adorno: e non parlo di Habcnnas, il cui gergo è astratto e controproducente. perché inaridisce e uccide il linguaggio della critica. Non è possibile. secondo mc, una critica dell'ideologia e della cultura senza una forte e viva alimentazione letteraria. Non si può. per esempio. fare critica del linguaggio usando un linguaggio sbiadito e smorto. Il solo vero a111idotoalle ·astr.Uleae "illuministiche··. alle generalizzazioni puramente concettuali, credo che venga dai linguaggi letterari. Non dobbiamo troppo fissare teoricamente e politicamente il modello di critica soci,1le; dobbiamo tenere sempre <1pcrtoil rapporto con i grandi scrittori, con il loro stile critico. con le loro motìva1.ioni personali. anche eccessive e faziose. Non si può depurare e bonificare la critica soci,1le trasfonnandola in una "teoria critica··. Ecco un errore dei Francofortcsi: una certa loro mania teoretica. una fede nel codice teorico hcgelo.marxista e frcudiano•marxista. No. meglio le fonti: meglio rileggere senza troppe mediazioni "dialc11ichc" i vari maestri della critica alla società modema, cioè Kierkcgaard e Hcinc, Lichtcnberg e Didcrot. Baudelairc e Hcrlcn. Nessuno di loro può essere imitato e applicato meccanicamente: nessuno di loro ci off rc una teoria o dottrina critica applicabile a piacere. Ma ognuno di loro ci mo~1racome agi-.cc. come ,w... ce ,, si l'SJ>rù,ui•n

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