32 BERARDINELLSIUIASCH mente del capitalismo in tutte le sue manifestazioni. mc111re continuava a credere di conservare intatta la propria "'fede'' comunista ... Ci si dichillraw1 con molta fierezza e caparbielà "comunisti" avendo perso ogni riferimento a idee. comportamenti. valori che potessero essere qualificati in qualche modo comunisti. Forse la cosa che più ho apprezzato in coloro che "stanno in basso" non era la loro mentalità (in fondo il potere. il prestigio. il lusso. anche falsificati e fasulli. gli piacevano): apprezzavo la loro incostituzionale incapac:iuì di adauarsi al porere e al successo. la loro refrattarietà a quegli imperativi di autorepressione che trasfonnano i piccolo-borghesi in efficienti macchine di adeguamento, in scalatori diligenti e zelanti. in genie che impara subito a ubbidire per poter poi comandare. Ecco. dal "popolo"hoassorbitol'indiffcre,ua per i meccanismigerarchici. il disprezzo per chi fa proprie le ..regole del gioco''c lccscgueeon scimmiesca efficienza pur di salire in allo. Chi insomma "faceva carriera'" era sostanzialmente disprcaato e deriso come una marionetta, come una persona senza dignità. che tra 1·~1ltronon ha il senso del ridicolo ... Queste cose le ho assorbite dalla mia classe sociale d'origine e in questo. credo, consiste tu11oraun certo mio populismo~ Il mio anti-populismo però non è meno forte. Credo che derivi soprattutto dalla mia formazione letteraria. da quell'individualismo anarcoide che ricavo dal l'idea moderna dello scrittore come critico sociale. come individuo isolato che rischia l'incomprensione pur di dire quello che pensa. pur di esplorare zone nascoste dell'esperien,a umana. Gli scrittori e i pensatori moderni che preferivo erano degli isolati cd io tendevo ad associare fin da FotoS. Shome,/ M:,1,~/ G Ne<i. A::conlo losAngeles folo Yves Gell,e/Odys,,,,;/G Ne" ragazzo l'idea di letteratura con l'idea di solitudine, di distacco dall'ambiente sociale. Del resto il "popolo'' e la "base" comunista mi deludevano: non mi lìdavodel loro dogmatismo. la loro"fede" somigliava alla pura e semplice testardaggine. E poi il comunista diffida sempre della cultura. non tollera forme di critica esercitata ìn modi imprevisti. Per non parlare del fono che il "popolo'' considera supcrnue e ornamentali le arti: disprez1a i servi del potere. ma soppona poco anche gli stravaganti. chi segue troppo se stesso e si allontana dal branco ... La democrazia è intrinsecamente ··populista··. nel senso che deve fondarsi sul dominio della maggioranza. La sua regola è qucst.i. Solo che la mentalità della maggioranza è modellata dal sistema sociale e dalla cultura di massa. L'esercizio della critica culturale perciò è irrinunciabile: ma non credo,come vorrebbero ChristopherL1sch e Michacl Walzer. che il punto di riferimento obbligato per il critico debba essere la "comunità", il "popolo'', la "gente". La critica deve ncceuarc di essere inefficace e impotente. E anche impopolare, impolitica. Poi si vedr..ì. Non è detto che la situazione non cambi 3. Non so quanto L1sch abbia colto davvero il senso delle analisi di Adorno e dei Francofortesi. So che molti pensatori americani si sentono a disagio con Adomo, diffidano del suo "aristocraticismo", sentono come troppo europea la sua idea di "cultura alta" intesa come fonte di critica sprezzante nei confronti della società e della cultura di massa. La democrazia americana incoraggia molti intellettuali ad un certo "populismo''. Del resto, non va dimen1icato che tutta l'analisi francofortese dell'industria culturale è una critica feroce della cultura americana. considerata spesso in blocco come una fonna generalizzata di "pensiero positivo·•, di ideologia apologetica. di gretto pragmatismo. di "desublimazioncrcprcssiva".ece. Insomma, i Francofortesi hanno messo soprattutto in evidenza. traumatizzati dalla na'icita dei
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