30 LAPORTA SULASCH SimoneWeil)che il male (laricercadel potere, ilcalcolo interessato. eccelera)nonvacomb..11tutosolionquantoimmoralemaper il fatto che coincide precisamente con l"irret,ltà (è infatti, in un modo o nell'altro, negazionedellaprecarietàdcli' esserci.bisognodi puntellare anche in modi immaginari <1uestastessa precarietà). lrrcahà nellaquale fotalmentcsiamotuui inqualche modo immersi:nel suo Soprawfrere al millem1io Giovanni Jervisosservache in tempi di secolarizzazione "sembrerebbe che il senso della realtà dovesse prevalere sulle ideologie. Evidente,ncntc non è così... Una fonnulazionedel genere(irnponanw del riconoscimentodellarealtà). pur con tutta la sua problematicità filosofica. può costituire un buon punto di partenza per una riflessione sull'etica'? 6) Sulrap1>0rttora pensiero cd esistenza In Lasch si incontra sempre una relazione assai strcua tra esistenza e ri0essionc. tra biografia e pensiero: cambierà alcune delle sueposizioni (sulla famiglia. sulla società), e si allomancrà in parte dalla sinistra radical in cui si cm fonnato (i Mitcdonald. gli Howc) solo auravcrso l'esperienza personale di padre e marito ("vedere il mondo dal punto di visia di un genitore è vederlo nella peggior lucepossibile''). Unarelazionedel gcncrcèabba~1anzra m nella nostra cuhura, nella quale anzi rcsperien1..apersonale viene quasi sempreoccultata. separata dalla ricerca intellettuale.Pasolini coMituiva un·eccczionc al riguardo anche se. naturalmente. lo scrinore e poeta irnliano è molto distante da L1.sch.nonostante populismoe carattere"erc1ico•·del suo pensiero(basterebbe pensare all'avversione per la"nonnalità", in ttlllelesue fonne). Pensiche quel tipo di relazionedebba sempre essere evidenziato? 7) Sulle passioni (e loro dccadimenlo) Lasch cita l'affem1azione di William James. l'"ultimo puritano".percui ilpericolomaggiorenelmondodiogginon è l'intollcr.:m.1.1. e il fanatismo ma I' ùwridime1110. Una affcmmzionc che va con1ro una certa retorica filosoficacorrente. contro i "pensieri deboli" che esaltano superlicie, metropoli e pluralismo di scelte (tutte equivalenti e prive di conseguenze...). E ancora. L1sch parla spesso della repressione delle emozioni conmuurata alla vita moderna (crollata la fomiglia,nel restodella ,,i1anon c'è postoper le emozioni). della ideologiaquasìossessivadcgli impegni nonvincolanti.del ..diffondersi dell'apatia e di un soffocante cinismo". Le cose stanno così? 8) Su comunilà e individuo Paolo Rores. nella sua appassionata perorazione in favore dell'individuo, del ·•ciascuno·· (vero protagonista della democrazia). diffida di ogni identità collelliva o di gruppo che limiterebbe l'identità autentica, quella individuale. Lo studioso americano Michael Sandel.d'altra parte. contesta alla teoria kantiana-liberale ad esempiodi un Rawlsuna vi~ioneantropologicaunilateralee una visione meramente strumentale della comunità (per cui individui associati possono anche a1·ere obiettivi comuni, ma il loro essere resta quello di individui...). Ora, in che misura questo confliuo individuo-comunitàpuò coincidere oggi conquellodestra-sinistra? E soprattutto fino a che punto la comunità. il sentirsi appartenere a qualcosa (famiglia. clan, pani lo, gruppodi amici e sodali. nazione, umanità) è un sentimento che deve emrare costitutivamente a far parte di noi e della nostra identità personale?Per La.sch è indispcnsabilcdisporredi un orizzonte limita10 perpoteragiree pensare:non tanto cittadini del mondo o magari, come vorrebbe EdgardMorin. della Terra-Patria (entità inafferrabili),ma abitanti di quella comunit;\,di quel quartiere inquella zona urbana: "la lealtàha bisogno di indiri1.zarsia persone e luoghi specifici non a un astratto ideale di diritti umani universali.. (// paradiso in terra). Inoltre per Lasch la democrazia stessa funzionasolo se si fonda su comunità capaci di autogoverno. in cui cioè gli individui agiscono per se stessi invece di dipendere dallo stato.Madavvero lacomunilà è così indispensa~ bile alla democrazia? LIMITEEMEMORIA AlfonsoBerardine/li I. Ammiro la mancanza di remore e di timidezza con cui certi ;iutori americani pongono questioni insieme centrali. ma anche terribilmente complesse e sottili come per esempio quella del "limite··. È unaquestione così centrale che personalmente ritengo che si potrebbe fondare intorno ad essa un'intera cultura. e quindi tutto un sistema educativo. Che cosa cerchiamo di trasmettere. quando insegniamo, se non ..il senso del limite"? Non c'è valore positivo. anitudine, abilità che possano essere insegnati e trasmessi senza un costante riferimento. più o meno esplicito, all'idea di un limite di fronte al quale femlarsi. Non c'è neppure nessuna virtù morale che non si trasformi e rovesci in vizio o aberrazione nel momento in cui va al di là di certi limiti... Ma il punto è che questa. che sembra una centrale ..virtù" politica, è un fondamento dì cultura le cui radici sono molto profonde e richiederebbero una revisione o riconsiderazione di tutta la nostra tradizione culturale moderna. delle molte e diverse tradizioni culturali che si sono intrecciate, o semplicemente hanno convissuto ignorandosi, negli ultimi due secoli. Valorizzare una cultura del limite significa infatti risalire a momenti prc-moderni della cultura occidentale. Non a caso Lasch fa riferimento ad un pensatore molto tradizionalis1~1come Emerson e a quell'idea di ..vìrtl1" che, mi sembm, Emerson deriva dalla cultura greca e romana (aretè. virtus: concetti del resto non univoci nella stessa etica antica). Il senso del limite non può che rinviare ad una qualche fonna di "saggeaa'' per la fonnulazione della quale oggi mancano troppe condizioni e troppi punti di riferimento. L',1cquisizione del senso del limite richiede fonne di apprendistato e di esercizio fondamentali in ogni vera fonnazionc cd educazione. ma negli attuali sistemi educativi. che non insegnano quasi niente e che quindi non possono avere un metodo di insegnamento (il "metodo" non esiste in se stesso. nasce da una materia concreta e da scopi precisi) è ben difficile arrivare ad una cuhura del limite. Chi impara un mestiere, un'arte, dalla falegnameria al giardinaggio. dalla danza alla scrittura o alla pinura. sa che tutto sta nel ··sapersi fermare in tempo", perché se non ci si femrn in tempo si rovinano le cose anche migliori che si sono realizzate. Credo perciò che una cultura del limite possa nascere solo da forme di apprendimento concreto. nel corso del quale siamo costreui ad imparare quali sono le nostre reali attitudini, il nostro 1alcntoe i nostri limi1i.e dobbiamo dare fonna a qualcosa di informe, realizzando un prodo110·•utilee bello". li declino di
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