26 SAGGI/ lASCH gestione. Ed era ovvio, quindi. che fa democrazia funzionasse meglioquando laproprietàera distribuita ilpiù ,unpiamcntcpossibile tra i cittadini. Ilconcettopuòessereallargato: lademocrJziafunzionasoprattuno quando gli uomini e le donne agiscono per se stessi. con la collabom1.ionc degli amici e dei vicini, invece di dipendere dallo st:1to. Non che la democrazia debba idcruificarsi con l'individualismo radicale.Contaresu di sé nonsignifica essere autmufficicnti. Sono le comunità capaci di amogovcmo. non gli individui. che rappresentano l'unità base della 5ocietà democratica. come sostengo nei capitoli 5 ("'Populi~mo o comlmitarismo't'). 6 (..La con,crsazione e le ani civiche'"} e 7 r·Politica rauialc .t New York"). È il declino di quelle <:omunità che. più di ogni altra cosa. mette indiscussione il futurodclladernocra1ia. IcentricommCl'Ciali suburbani non sono un sostitulo del quanicre. Lo stesw modello di sviluppo è stato applicato in una città dopo l'altra. con gli stessi scoraggianti risultati. La. fuga della popolazione verso i suburbi. prestoscguitadallafugadcllc industrie e dei pos1idi lavoro. ha tolto significalo alle nosirc città. Men Ire labase fiscale si riduce. i servit.i pubblici e le ameni là civiche ~parìscono. I 1ent.ltividi far rivivere le città costruendo centri per le cmwe111io11s e impianti sponivi destinati ad attmrrc i turisti si limitano ad accentuare il comrasto tra ricchez7,a e povcnà. La ciuà diventa un bazar. ma il lusso esibito nelle sue lxmtiquesesclusive. nei suoi hotel. nei suoi ristoran1i è ben al di là delle possibilità d'accesso dei residenti. Alcuni di loro si volgono al crimine. come unica via d'accesso al mondo scintillante che viene loro seducentemente presentato come l'incamazione del sogno americano. Chi ha delle aspirazioni più modeste.comunque. viene stritolato dagli alti affitti. dalle ristrut1ura1.ioniurbane. dalle politiche on use volte a distruggere le comunità etniche che. a quanto sembra, ostacolano l'integm1.ione razziale. Il populismo. come lo interpreto io, non è mai stata un'ideologia esclusivamente agraria. Rappresentava un punto di vista tipico non soltantodegl i agricoltori. ma degli anigiani e dei commercianti. E non era implacabilmente o~tile all'urbanizzazione. Nei cinquaot'anni precedenti la prima guerra mondiale, la rapida crescita delle città. l'influsso degli immigrJti, l'istitu,ionaliu.at.ione dei salari operai rappresentavano una fom1idabile sfida per la democrat..ia. ma rifonnatori urbani come Jane Addams. Frederick C. Howe e Mary Parker Folleu confidavano comunque che le istituzioni democratiche potessero adattarsi alle nuove condizioni della vita urbana. Howe coglieva l'essen,.a del cosiddetto movimento progressista, quando definiva la città come "la speranza della democra1ia". Le comunità di qu,1niere, secondo lui. face,ano rivivere quelle condizioni di vita nelle piccole città con cui la democnu.ia veniva comunemen1e a,\Oéiata nel diciannovesimo secolo. La cinà. inoltre. pro1m1O, 1eva nuove originali fonnc di as\OCiazione. sopranunoquclla sindacale. e un vivace <:.piritocivico. Il connino tra città e campagna. sfruttato dai demagoghi ··nati- ,i<:.ti",che dipingevano la cinti come una !-;Cntinadi ncqui1.ie. era in gran pane illusorio. Gli intelletti migliori sanno da sempre che ciuà e campagna sono complementari e che un sano equilibrio tra queste due realtà è una pre-condi;.ione i111ponan1edi una società ben organizzata. Ed è stato solo quando la città si è sviluppata in megalopoli. dopo la seconda guerra mondiale, che questoequilibrio si è rotto. La stessa distinlione ira città e campagna ha perso di significato da quando la fonnadominanted'insediamento non è più né urbana né rurale, ma una conglomeraLione diffusa e amorfa. senza confini chiaramente identificabili, senza uno spazio pubblico o un'identità civica propria. Roben Fismnan ha sostenuto. con argomenti molto persuasivi, che il nuovo modello non può neanche essere definito come ·•suburbano··, visto che l'area suburbana. che una volta era un'appendice residenziale della città. ne ha onnai assorbito quasi tutte le funzioni. Le città mantengono una cena imponanza residuale in quanto sede dei grandi studi legali e pubblicitari, dell'editoria. dell'industria dell'intrattenimeruo e dei musei. ma le comunità di quaniere middle c:loss, che una volta sostenevano una vigorosa cu \tura civica. st,rnno sparendo. Le nostre città sono dei meri relitti. sempre più popolarizzate: i professionisti del ceto medio allo. e i lavoratori dei servizi che provvedono ai loro bi'-Ogni. mantengono una presa precaria sulle aree ad alto prezto d'affino e vi ci si barricano contro la minaccia della povenà e del crimine che minacciano di travolgerli Mickey Kaus. dell;.1diret.ionc di "New Republic''. ha propo!)tO un'interpretazione del malessere delb dcmocr.tLia. pubblicandola con il titolo,provocatorieo lcggennentefuorviante. di TheEndof E<111aliL1yi,.fine(o .. il fine")dell '11g11aglim1w. È un· interpretazione che ha molto in comune con quella avan1..ata in queste pagine. Secondo Kaus. la minaccia più seria alla democrazia. ai nostri giomi. non viene wnto dall'insoddisfacente distribuzione della ricchezza, quanto dalla decadenza o dallo stato di abbandono delle istitu1ioni pubbliche in cui i cittadini si incontrano su un piano di eguaglianza. L'eguaglian,.adei redditi. sostiene. è meno importante dell'obiettivo, "molto più accessibile", dell'uguaglianza civica e sociale. Egli ci ricorda come un tempo gli osservatori .stranieri si meravigliassero della mancanza di snobismo, di reverenza e di coscienz..1di cl.isse in America. Werncr Somban scriveva nel 1908 che non c· era "niente di oppressivo o di sottomesso'' nella condizione dell'operaio americano. "Egli cammina a testa alta. avanza a passo deciso. e ha un·espressione apena e soddisfatta come quella di un qualsiasi membro della borghesia.'' Qualche anno più tardi. R.H. Tawneyosscrvavache r America era "caraucriuata. in effetti. da una notevole ineguaglianzacconomica. ma. allo stesso tempo. da una grande uguaglianza sociale''. È laculturadel rispetto di sé quel hl che, secondo Kaus. corriamo il pericolo di perdere. Ilguaio del lanostra società. da questo punto di vista. non sta solo nel fatto che i ricchi hanno troppo denaro. ma in quello che il loro denaro li isola. molto di piùdiquantosucccdessc una volta.dalla vita comune. li fano che tutti "si siano abituati ad accettare i profcssier niMicomcunaclassca pane·· sembra a Kaus un presagiosignificativo. Altrettanto può dirsi del loro "tronfio dispre7..l.oper chi è demograficamente inferiore." Pane del problema, vorrci aggiungere. è che abbiamo perso il rispetto per roncsto lavoro manuale. Quando pensiamo a un lavoro ··creativo .., pensiamo a una serie di attività mentali astratte svolte inun ufficio. preferibilmente con l'aiuto di un computer. e non alla produzione di cibo. casco.altri generi di prima necessità. Le classi intcllenuali sono fatalmente estraniate dal lato fisico della vita. il che può spiegare il loro vago tentativo di 1rovare una compensa;,ione sottoponendosi a unoMrenuo rcgimedi esercizi gratuiti. L'unico rappono che hanno con il lavoro produttivo è rappresentato dal con~umo. Non hanno alcun.aesperie1va di come produrre qualcosa di sostanziale o duraturo. Vivono in un mondo di astrazioni cdi immagini. un mondosimulatocheconsistedi modelli computcri7..l..1.tì di realtà, un·••ipcrrealtà''. come è stata definita, ben distinta dall'immediata. tangibile realtà tisica in cui vivono gli uomini e le donne nonnali. La loro fede nella "costruzione sociale della realtà" - il dogma centrale del pensiero postmodcmo - riflette l'esperienza di chi vive in un ambiente anificialc da cui è stato rigorosamente escluso tutto quanto resiste al controllo umano (e, inevitabilmente, tutto quanto si presenta come familiare e rassicurante). Il controllo è diventato la loro ossessione. Nel tentativo di isolarsi dal rischio del contingente - dagli imprevedibili azwrdi che affliggono la vita umana-le classi intellettuali si sono isolate non solo dal mondo comune, ma dalla stessa realtà.
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