Linea d'ombra - anno XIII - n. 106 - lug./ago. 1995

cosa che nella mia 1csta - forse un po· meccanicamente - si opponeva al ..basso'' dell'interrato dell'infanzia: in quel rifugio Delia ha attir:.llola madre. lì dovrebbe salireCaserta; ma entrambi gli incontri fallisconoeDelia è costrettaascendereversoil basso. slittamento presente un po· in tutto l'impianto del racconto e che lei - mi pare-ha ben sintetizzato accentuando il passaggio dal centroalla periferia. Masonosottigliezze: lascenacom'è adesso mi pare molto tesa, scandita, efficace). Resta, a mio parere, il problema dclrincontrocon la madre in ascensore. È un momento importante in cui il rapporto madrefiglia precipita per la prima voha in gelosia e in un corporeità imbarazzante (imbarazzo. nel libro. sintetizzato da un gesto: Delia sottrae la mano alla madre, se la porta al cuore, poi apre la portae lechiededi uscire), Credo che questo sia proprio uno dei casi in cui la voce narrante. anticipando ladomanda gelosa di Delia. smorza la scena e confonde le idee, invece di chiarirle. Non so quale soluzione si può trovare per evitare che sembri allo spettatore non una memoria ma una visione: lei comunque ha risolto moltissimi problemi, risolverà iinche questo. A proposito della "voce off' mi sono convinta, leggendo quest'ultima stesura e ammirandone i risultati. che in principio il racconto in prima persona deve essere stato per lei una gabbia fastidiosa (la prima persona. una vol!a che c"è, non si rassegna a diventare 1cr1.a).Tuttavia ne è uscito molto creativamente. ora potenziando lo sguardo di Delia bambina. ora inventando il meccanismodegliocchìali. Vorrei perciò-al di là del le difficoltà legate alla scena dell'ascensore - incoraggiarla a fare un ultimo sforlO per cancellare del tutto. o quasi del tulio. la voce Immagindiol filml'omo,emolesb. folo luclyRed FERRANTE·MARTONEl'/AMOREMOLESTO 17 dell"io narrante. Essa è. nel mio libro. la voce di Delia che è già fuori della vicenda; non appartiene all;i donna che vive i suoi giomi napoletani, ma alla donna che da quei giomi è uscita modificata e ··ora".di nuovo lontano da Napoli. può raccontare il movimento intemo ed estemo a cui si è sottoposta. Lei invece. dal momento in cui è riuscito (come le è accaduto) a costruire una Delia che è possibile vedere "dentro" e ..fuori"' proprio mentre il movimento si compie (il finale. molto bello. è la prova al meglio del suo onimo risultalo). non ha più necessità di una sintesi a posteriori. Perciò i frammenti di voce narmnte che sono rimasti nel suo testo mi sembrano onnai superflui e. in un certo senso. in contraddizione con la loro origine. Nati come brani di una voce che racconta a cose fatte. non pos~ono f unzionarc come ··pensieri in atto•· di una terza persona che non sa ancora cosa \eaccadràla persona che vediamo agire sullo schcmlo e che ha già. tra l'altro, un suo mondo interiore efficacemente visualizzato in parallelo. Sì. se le è possibile abolisca ciò che resta della voce narrJntc: non dovrebbe esserle difficile. a questo punto. Forse, se non trova di meglio. potrebbe tenere solo l'i11c:ipi1. ma senza aggiustamenti come adesso. esibendone la scansione letteraria. Ora vorrei passare a qualche appunto di lettura. Per necessità di cose lei ha occupato picnamc111clo spazio verbale lasciato vuoto dal mio racconto: ildialeno. Loha fatto con tale naturalezza che - credo - sia uno degli clementi che contribuisce a farmi leggere il suo lavoro con emozione. Mi immagino che anche i rumori di fondo. le battute non scritte. contribuiranno a creare quella marca dialettale che Delia sente come segnale minaccioso, un richiamo alla lingua delle ossessioni e delle violenze dell'infanzia (in questo senso mi piace moltissimo che lei. nella scena 17.eviti di riferire direttamente a Caserta il fiotto di oscenità. ma lo faccia sgorgare d;1i suoni della società: come ho t1ppreuato

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