6 DALLAFRANCIA aumenti salariali, ma soprattutto ha dato l'impressione di poter riaccendere un motore in panne d'energia. Si dice da tempo che la Francia è una "società bloccata": dall'onnivora presenza dello Stato, dirigista e autoritario; dalla rigidità delle istituzioni, verticalizzate tra 36.627 comuni e la punta della piramide, l'Eliseo, dove tutto confluisce e da dove tutto si dirama; dalla debolezza e dalle divisioni dei sindacati (ne sono membri il 10% dei lavoratori dipendenti, contro il 34% in Germania); dalla cooptazione come metodo di sopravvivenza delle élites di potere. Tutte verità ineccepibili, e sbloccare il meccanismo è il compito che Chirac si è prefisso. Arduo compito: il neopresidente appare in bilico tra neoliberismo e pulsioni socialdemocratiche, tra deregolazione e compromesso sociale. Se ne infischia esplicitamente delle etichette, proclama che destra e sinistra non hanno più senso. Ma fino a quando potrà governare giorno per giorno? Fino a quando potrà finanziare il suo programma sociale senza intaccare la politica del "franco forte"? Fino a quando potrà barcamenarsi tra l'ala gollista favorevole all'unione monetaria e quella contraria? Le prime settimane di regno non offrono ancora risposta: per ora, Chirac gode ancora dello "stato di grazia" concesso a tutti i debuttanti. La Francia, dopo mesi di campagna elettorale, tira il fiato. Il suo paesaggio politico è sottosopra ma non è in pezzi. Il secondo turno delle presidenziali ha ricompattato i due blocchi tradizionali: destra e sinistra sono sempre lì. È al lor interno, più che sullo scacchiere, che vanno cercati i mutamenti di questa ATLANTDEIFINEMILLENNIO Lerottemondialdielladrogadeterminaniolnuovoordinemondiale SICUREZZINACITTÀ , Indaginae Milanosuicomitatdieicittadini O g n i m e s e i n I u I I e fine di secolo: per esempio, nel carattere popolare della destra gollista, o in quello elitario della sinistra socialista. Sta forse qui, in questa doppia torsione, la chiave del successo di Chirac: gollista e giacobino, antisocialista e popolare. Chi cerca paralleli con l'Italia è sulla cattiva strada: le storie nazionali in questa fine di secolo ritrovano i loro diritti. Si può dire piuttosto che, in Italia come in Francia, si vive il dopo '89. Per la Francia vuol dire innanzitutto perdita di peso sulla scena mondiale; non trova più il suo spazio in un bipolarismo che non esiste più. In presenza di due Germanie, infatti, Parigi era il motore politico dell'Europa: oggi che Bonn non è più "gigante economico e nano politico" la supremazia francese si stempera, annaspa. Non è un caso se nella crisi jugoslava si sia ricreato un asse Parigi-Londra che ricorda i tempi dell'entente cordiale. Anche nei rapporti Nord-Sud la Francia è in prima linea: l'Islam, prima che ad Algeri, comincia nelle banlieues di Marsiglia, Parigi, Mulhouse, Lilla. Politica estera e politica dell'integrazione s'intrecciano come in nessun'altra parte d'Europa: per questo, diventare un "faro" per il mondo intero, illuminarne il cammino come due secoli fa può apparire obiettivo immodesto e velleitario, non privo di un rischio sciovinista. È la scommessa di Chirac: ridare alla Francia il lustro perduto, riscattarla dalla mediocrità. Ma Chirac non è De Gaulle: se il Generale era un padre, Chirac è un fratello maggiore, a cui il 7 maggio è andata la simpatia dei francesi, ma nessuna rispettosa obbedienza. La sua pagina è tutta da scrivere. TERRORISMO Neofascistdiicasanostranella"guerrasporca"spagnola 'NDRANGHETA Anatomiadi unmiracoloimprenditoriale I e edicole a L • 2 5 O O Abbonamentoannuo L. 25.000C.C.P.155101intestatoa "GruppoAbelePeriodici"ViaGiolitti21, 10123Torino
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