R. K. Narayan Raju della ferrovia traduzione di Claudia Tairolo Zanzibar, pp. 253, Lire 22.000 La piccola emeritoria casa editrice Zanzibar ha pubblicato un quarto romanzo di Narayan, Raju dellaferrovia. Narayan piaceva molto a Graham Greene (fu lui a trovargli un editore in Inghilterra, negli anni Trenta): probabilmente gli piaceva (anche) per ribellione, sia contro l' establishment (un indiano che scriveva romanzi in inglese, mica poesie e racconti in bengalese come Tagore), sia contro la letteratura "alta" (un romanziere totalmente estraneo alle conquiste moderniste e dotato del dono del narrare, del raccontare una storia - che è ciò in cui consiste il romanzo, diceva Forster, ma lamentandosene un po'). La storia è quella di Raju, una guida turistica (e questa è la vicenda del passato, raccontata in prima persona) che diventa una guida spirituale, un saggio a cui si rivolgono gli abitanti del villaggio vicino al tempio dove si è casualmente fermato dopo essere appena uscito di prigione; e questa è la storia del presente, raccontata in terza persona. Il Raju guida turistica era diventato amante di Rosie, danzatrice per casta e per vocazione, a cui il marito, un ricco studioso, non consentiva di danzare; Raju l'aveva accolta nella sua casa e ne era diventato il manager. In galera c'era finito per avere falsificato una firma, un po' per avidità, un po' pertenerelontanodallaloro vita l'ex marito della donna. Quando esce di galera, Raju è un uomo che non sa cosa fare di sé, senza affetti e senza uno scopo. È l'ingenuità di un contadino a farlo passare per un santone. Ma è la sua rassegnata e pur piena risposta alla spiritualità diffusa del mondo a cui appartiene e di cui lui stesso è nutrito a farne un "santo", a portarlo a un sacrificio di sé in cui le sue colpe e il suo passato vengono annullati e redenti. Paolo Bertinetti Nayantara Sahgal Il giorno dell'ombra traduzione di Anna Nadotti Einaudi, pp. 225, Lire 24.000 Nayantara Sahgal, l'autrice di Il giorno dell'ombra, è nipote di Nehru, cugina quindi di Indira Gandhi, di cui fu fiera avversaria, in particolare durante il periodo dell'Emergenza, proclamata da Indira a metà del 1975 e durata fino al marzo del 1977. A quegli anni tormentatifariferimentoRichLike US(1985), il romanzo della Sahgal che segna una svolta nella sua produzione romanzesca. In questo e nei romanzi successivi la Sahgal cerca una chiave per l'oggi risalendo al passato e trova nel mito e nel mistero una dimensione narrativa libera dall'ipoteca strettamente realistica che ne aveva prima condizionato la scrittura. Sarebbe stato meglio presentarla al lettore italiano attraverso uno di questi ultimi romanzi e non attraverso Il giorno dell'ombra, scritto nel 1971, che appartiene alla prima fase dell'opera di Nayantara Sahgal, a un corpus romanzesco in cui temi e racconto sono invece fortemente legati alle priorità e ai modi della cronaca. Ma anche in questo romanzo è sviluppato con sensibilità e determinazione il tema centrale (e il punto di forza) di gran parte della sua opera: quello della condizione della donna indiana, che, come l'India, sembra irresoluta tra modernità e conservazione, tra adesione al modello del vecchio mondo e sfida ad esso in nome della dignità e del1' eguaglianza. Simrit, la protagonista, ha lasciato/è stata lasciata dal marito. Dal punto di vista economico le condizioni del divorzio sono per lei disastrose. Ma questo non dipende tanto da una particolare meschinità del marito, quanto da un atteggiamento tradizionale diffuso, che relega la donna in una posizione del tutto subordinata e vicaria: e infatti Simrit il sostegno lo troverà nell' ancor giovane Raj, radicalmente democratico in politica e nella mentalità. Con Raj nasce l'amore. Ma il legame con il passato (personale e culturale) è difficile da superare: il personaggio di Simrit, con le sue esitazioni, debolezze, proponimenti disattesi e disperato coraggio, è l'incarnazione dell'enorme percorso da compiere per superare, dentro di sé innanzitutto, il retaggio di secoli di subordinazione. Una figura esemplare, le cui incertezze e il cui desiderio di cambiamento mantengono tuttora un'inalterata verità. Paolo Bertinetti Taslima Nasrin Vergogna Mondadori, pp. 250, Lire 26.000 Alla Mondadori non mancano di certo potenti uffici starppa e accorte sinergie. Eppure Vergogna, il libro di Taslima Nasrin, scrittrice musulmana del Bangladesh, che racconta in una storia di fiction le mostruosità degli integralismi, è passato quasi inosservato. Vergogna, scritto in soli sette giorni per denunciare la persecuzione subita dagli indù in Bangladesh da parte dei musulmani (che nasceva come risposta alla distruzionedellamoscheaindianadi Ayodhya da parte dei fondamentalisti indù), non è un grande romanzo. E tuttavia ha una forza emotiva possente, che la condanna a morte contro l'autrice pronunciata dai fondamentalisti del suo paese non può che accentuare. Taslima Nasrin è dovuta fuggire in Europa, dove più di una voce si è levata contro di lei, perché avrebbe lei stessa cercato lo scandalo e la persecuzione. È un argomento meschino -che volutamente ignora l' altissimo prezzo, l'angoscia, la fuga, l'esilio, che la Nasrin ha dovuto pagare - e che ha la stessa dignità di quello per cui la donna che indossa una minigonna "se l'è voluta". Ma soprattutto è un argomento che dimentica, come nel caso di Rushdie, la questione centrale: e cioè che, al di là dei comportamenti soggetti vi, è qui in gioco il principio stesso di libertà e che la cancellazione di quel principio è inaccettabile. Paolo Bertinetti
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