VEDEREL, EGGEREA,SCOLTARE 73 perfino durante i decenni in cui le manifestazioni di insofferenza e di ribellione di tutte le componenti - dai ragazzi agli insegnanti, ai genitori-dilagavano a livello di massa al vertice del ministero, continuavano ad avvicendarsi personaggi improponibili altroveperfino alla Difesa - per stupidità, ignoranza e mediocrità. Tra i tanti baratti che la sinistra italiana ha sempre effettuato con la destra cattolica al potere, ilpiù evidente e disgustoso è quello che ha avuto come merce di scambio l'istruzione pubblica: giustificato in base forse alla convinzione che la scuola sia in definitiva un ambito di importanza secondaria, o, peggio ancora, inbase alla considerazione che una qualunque formazione cattolica, di destra o di sinistra sia dopotutto auspicabile. Per quanto riguarda il problema "psicologico", la soluzione può essere affidata soltanto al tempo, al susseguirsi di generazioni di insegnanti costretti per convinzione personale, non per impostazione superiore, a fare i conti con il proprio passato, con la propria formazione. Nel frattempo il pessimismo catastrofico è inutile: invece di educare i ragazzi a tendere alla perfezione, li si può educare all'autostima che non è "alta concezione di sé", ma accettazione della propria individualità. Senza troppa indulgenza, ma senza rigori politici on1orali.Imargini di anarchia, gli adolescenti devono trovarli da soli, non si può insegnarglieli. UN FILMDI SUCCESSOM, A NE LASCUOLA LASCUOLANON C'È EmilianoMorreale La scuola di oggi o di ieri, sia chiaro, c'entra poco e niente in questo film tratto dagli appunti scolastici di Domenico Starnone. In realtà il film è un oggetto obsoleto, e il suo punto di riferimento non è affatto il presente, ma il passato, e per una via duplice: 1) attraverso il cosciente rifarsi alla vecchia tradizione del film "collegiale" dei telefoni bianchi ( Ore 9: lezione di chimica, Seconda B, Maddalena zero in condotta) e del neorealismo rosa (Terza liceo di Emmer; 2) soprattutto, nell'appartenenza sostanziale al filone dei film sui "quarantenni" e sugli orfani del '68. Intanto, si noti che il film non è un film sugli studenti ma sugli insegnanti, anzi per lo più su una certa generazione di insegnanti (quella di Starnane e degli sceneggiatori Rulli e Petraglia, più che del regista Luchetti). La scuola non si vede proprio, se non p.eiprimi venti minuti, i migliori, quelli in cui la forza delle facce e del set (un istituto tecnico periferico di agghiacciante verità) prende il sopravvento regalando sprazzi di autenticità e momenti di buona commedia all'italiana. Poi gli insegnanti si rinchiudono in un sotterraneo a fare gli scrutini, e siccome le loro vicende sono del tutto insignificanti, gli autori non sanno cosa inventarsi per tenere in piedi il film: storie d'amore con flashback, macchiette, spostamenti del corpo docente da un'aula ali' altra ... e siamo subito dalle parti di Umberto Marino. Di suo, Luchetti ha un tocco surreale e non lagnoso, ma anche una fastidiosa propensione per le metafore insistite e pesanti (la scuola che crolla e sommerge la vecchia insegnante tipo Prova d'orchestra è parente degli sfasciarnacchine del finale de Il portaborse e del paese sommerso dai rifiuti in Arriva la bufera). Dunque gli studenti (e con loro la realtà e l'oggi) vengono chiusi fuori come una canea assediante di un film di Romero (ma stavolta gli zombi stanno dentro, e non fuori), rifiutando di ascoltarli. E qui emerge la differenza col libro di Starnane. Che, intanto, era mosso da una curiosità più autentica verso la realtà circostante (bene o male, lui nella scuola ci vive davvero), ma soprattutto attraverso il confronto con l'universo scolastico metteva continuamente in discussione la figura del narratore e protagonista, il suo passato e la sua cultura, rendendo il libro assai significativo di un momento di crisi estrema della sinistra italiana (Ex cattedra uscì in volume nel 1987). Qui Luchetti & C. non osano aggiornare o proseguire il discorso di Starno ne (che avrebbe pur meritato, quasi dieci anni dopo, una verifica) e puntano semplicemente su una serie di macchiette e stereotipi affidandoli a una, peraltro eccellente, compagnia di attori (Orlando, Bentivoglio, Galiena e vari comprimari). Eppure il film ha avuto un grande successo (per diverse settimane in testa alle classifiche, cosa rarissima per un film italiano), sia perché esce in periodo di preparazione degli esami di maturità, sia perché, come si dice, riempie un vuoto. Solo attraverso la mediazione di un romanzo di successo, di un adattamento teatrale (che si fa pesantemente sentire nella costruzione del film) si è finalmente rischiato un timido avvicinamento ad uno degli snodi decisivi della nostra società, dove si gioca molto del nostro futuro. E se pochissimo uno studente di oggi si può riconoscere nel film di Luchetti, sarebbe invece molto divertente e utile un film che ne mostrasse il "controcampo": lo svacco dell'ultimo anno di liceo, la patina di inutilità che comincia ad avvolgere tutto l'universo autoreferenziale della scuola, la gigantesca farsa degli esami di maturità, il limbo in attesa dell'altra più pomposa farsa dell'Università ... Non è un caso, a questo punto, che tra le figure più trascurate dal film ci sia quella di "Menegozzi Maria Concetta detta Ketty che legge Puig, ascolta gli Style Council ma se la interrogo dice 'un'altra volta, adesso non ho voglia"', corregge implacabile il povero docente e fa commenti tipo "Foscolo è un autore molto dark". Nel film la si vede di sfuggita, eppure lei, personaggio vivo e finora non raccontato al cinema, avrebbe avuto forse qualcosa da dire, o da sbuffare, sulla scuola, e sarebbe stato qualcosa di molto più rabbioso, cattivo, utile del timido film di Luchetti.
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