72 VEDEREL, EGGEREA,SCOLTARE della disfunzionalitàdellascuolaè-lo scrittore-professorelo sa benissimo - molto serio e non soltanto nel nostro paese come sembracrederelamaggiorpartedegliitaliani.Servirsidisituazioni comiche per evidenziare contraddizioni, di casi limite per denunciare squilibri e carenze, è ovviamente legittimo. Ma si coglie, nella brillante prosa di Stamone, proprio quel malcelato disprezzonei confrontidei "carnefici" dell'istituzione scolastica che tradisce soprattutto il disagio di farne, in definitiva, parte. Verso le "vittime" c'è un'impazienza continuamente"corretta" dallo sforzo di capire e aiutare, che tradisce il vago delirio di onnipotenza tipico dei "missionari", di chi tende a negare la propriaimpotenzacrogiolandosinel senso di colpaonell'invettiva contro il nemico, individuato di volta in volta nell'istituzione, nell'autorità superiore,e infine, come in questo libro, nella follia consumistica di massa. Purtroppo l'educazione cattolica lascia sempreil segnonel nostropaese,e quandosi trasformain ansiadi redenzionefaparecchiguasti,ancheperchédiventaspessodesiderio di redimere,di impersonificarela figura del redentore. Preziosoè dunqueil volume Solo se interrogato di Domenico Stamone che invece di far satira o fiction analizza con grande sinceritàe capacitàintrospettivale contraddizionireali,profonde, nonsoloquellepiùevidentiefacilmentesfruttabilidellaprofessione di insegnante.L'autoresi raccontainprimapersonaalternativamente come vittimadel sistemascolasticodegli anni Cinquantae come carnefice di quello degli anni della scolarizzazione di massa, iniziatanei Sessanta,e dellascolarizzazionetecnicisticadeglianni OttantaeNovanta.Continuoausarequestiterminipocosimpatici, vittima e carnefice, perché il perpetuarsi di certi meccanismi nell'ambito scolastico- meccanismiche Stamone individuae analizzaconmoltacura- è spiegabilein terminipsicanalitici,più che non politici o morali. Tutti ormai sanno - perché negli anni più recenti questo problema è stato ampiamente evideq.ziato, magari con toni sensazionalisticio leggerio imprecisi,propriodai tantovituperati mezzi di comunicazione di massa - che chiunquesubiscanegli annidellaformazioneviolenzafisicaopsichicatendeaperpetuarla da adulto,indossandoi pannidelcarneficee facendosubiread altri piùdeboliquellochehannosubitonell'infanziaenell'adolescenza: dagliabusisessualiallaviolenzaomicida,dallatiranniapsicologica a quelladell'affetto eccessivo.Lo sannobene tutti i genitoriche, nonostantefaticosipercorsipersonali di autocoscienzao analisie abbondanza di letture psicopedagogichesi ritrovano come per miracolo a pronunciare le stesse frasi che tanto li irritavanoda · bambini,o a esigeredaiproprifiglicomportamentiche soddisfino le loro aspirazionimancate:graziead un meccanismocoattoche psicoanalisi e autocoscienzapossono aiutare a riconoscerenon certo a superaredi netto. Lo racconta,più che spiegarlo,molto bene Stamone quando affermache il suomottofin dall'iniziodella carrieradi educatore è stato"nonfareaimieiallieviquellochenonavreivolutocheimiei insegnantifacesseroa me". Facile a dirsi, come sanno i cattolici ferventiche tentanodi metterein pratica il comandamentosu cui il motto è ricalcato. Nonostante la disamina spietata che fa del proprioprocessodi formazione,individuandoi grossinodipolitici che rendono impossibile "cambiare la scuola", ma anche le complicitàdiffuse di genitori, insegnanti, autorità e studenti nel manteneresaldele fondamentadell'orribile"edificio"del William Wilson di EdgarAllanPoe, l'autore-professorecontinuaper tutto il libro ad autoflagellarsiin modo quasi spietato- e a flagellare colleghi,genitori,presidieanchealunnicolpevoli di noninteressarsi Duefotodal film Lascuola di DanieleLuchetti. allo studio,quellovero, che spalancale portedel e sulmondo: in questepagine "serie" più che non nelle storie satirichespessonon sempre- godibiliper leggerezzae sensodellamisura. I problemi,i dilemmi,i nodi inestricabiliche Starnonemettea fuoco sonomoltissimi,si può dire che non ne tralasci alcuno, le soluzionichesuggerisce,timidamenteperchéconsciodelleestreme difficoltà di attuarle, anche.Ma c'è una cosa che, a mio parere, l'autore non evidenziacon sufficientechiarezza:l'istituzione - soprattuttoquellascolastica,che nonhamai avutoi suoiBasaglia - è potente, fagocitante, invincibile, finché il potere politico decidecherimangatale.Nelnostropaesel'istruzionepubblicaèda sempre pervasa da ventate, o assalita da raffiche, di ideologia totalizzante - cattolica e. fascista o cattolica e marxista poco importa-per laqualelostudenterimane,beneomale,unoggetto, un recipiente di idee, di comportamenti. Si può, ad esempio, apprezzare il fatto che Starnone non bocci, un po' in base al principiodel "liberi tutti" dei nostri giochi infantili;si può essere d'accordo con lui sul fatto che gli arbitraricriteri di valutazionee l'ossessione della disciplina e del voto abbiano un effetto assolutamente controproducente, se quello che si vuole dall'istituzionescolasticaè che insegniai ragazzilabellezzadello studioe dellaricerca,l'aperturadel piccolomondoin cui viviamo ai mille mondi possibili, ma è anche vero che i ragazzi e gli adolescenti, proprio negli anni in cui possiedono un'identità fragilissima, in costruzione, vogliono, chiedono autorità e "apprezzamento"della loro persona, esigono direttive, semafori rossi e semafori verdi. È poi vero che il grande moloch del consumo tinge i semaforidel colore sbagliato,per fagocitaregli individui,ma è anchevero che l'avversione un po' paranoicaper ilmondomoderno,e lanostalgiaunpo' autolesionistaper il mondo preindustrialed, ialtri,piùaffidabiliguardianideltraffico,producono un senso di istintivarepulsioneneiragazzi,chepercepisconosotto le bellefrasi, la buonafede e la sincerità,ma anche l'insicurezzae il desideriodi fustigazionedel desiderio. L'equilibrio che deve trovarechi lavoracon gli adolescentiè quindidifficilissimodaraggiungere,soprattuttosesiè stativittima di unprocessodi formazioneanalogoa quelloche si vuoleevitare di trasmettere.Prendere coscienza di questo fatto è un enorme passo avanti,ma nonbasta certo a metterein crisi l'istituzione. Il problema è politico: è un problema di fondi, di investimenti,di scelte,di volontàimpensabileneiluoghidellapoliticascolasticase
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