Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

66 INDIA, MESSICO,CINA brivido di freddo. Quando, fissando lo sguardo, cercò di mettere a fuoco la situazione, riuscì soltanto a vedere un essere enorme che, arrampicandosi goffamente, fuoriusciva da quel fascio di luce lunare. Proprio quando il Nonno stava per mettersi ad urlare, si udì quell'essere articolare suoni umani. La voce era femminile: "Fratello.... salvami la vita ....". Il Nonno si drizzò, tutto agitato, e accese una preziosa candela: al chiarore della fiamma tremolante, se ne stava bocconi una donna ansimante. Il Nonno sostenendola la fece accomodare su di un covone di paglia ed ella se ne stette lì, seduta, come fosse di soffice fango molle. Aveva le spalle ricurve e il collo ciondolante mentre i capelli neri, sparsi e scompigliati come erba arruffata, le avvolgevano le spalle. Una veste color porpora le fasciava le carni e i suoi seni, turgidi come due mantou3 induriti dal freddo, erano ben levigati. Due lunghe sopracciglia erano appese sugli occhi ben distanziati. Aveva il naso lungo e la bocca larga. "Da dove vieni?", ma il Nonno si rese conto immediatamente d'aver fatto una domanda a vanvera; bagnata fradicia com'era, era ovvio che provenisse dalle acque. Tantomeno la donna rispose: il capo, che riposava poggiato su una spalla, sbilanciò il suo corpo che finìperrovesciarsi.IlNonnolasorreggevaconfermezzamentreella mormorava: "Fratello, dammi un po' di cibo ....". La Nonna, vedendo arrivare un'altra persona, per un attimo, dimenticò se stessa e si ritrasse un poco perché il Nonno potesse sistemare la donna sul suo giaciglio. Egli le cambiò i vestiti bagnati, la avvolse negli abiti della Nonna e la coricò accanto a lei. Quindi riempì una scodella con del riso che cavò a grossi cucchiai dalla pentola e, con i bastoncini, nutrì la donna imboccandola. Ella non masticava neppure, semplicemente ingurgitava il cibo a bocconi interi che rimbombavano risonanti nel suo stomaco. In un istante ingoiò una scodella di riso. Il Nonno ne riempì un'altra. La donna allora si ripiegò su se stessa e si sistemò a sedere, si lisciò le vesti coprendosi ben bene e, sostenendo la scodella e i bastoncini, prese a mangiare da sola. Era da parecchio tempo che il Nonno e la Nonna non incontravano anima viva e, all'inizio, quando videro quella donna trangugiare il cibo con la voracità di un lupo, provarono un certo, oscuro timore: non capivano se fosse una donna o uno spirito. Dopo la seconda scodella, la signora fissò il Nonno con uno sguardo implorante ed egli, allora, gliene porse un'altra. Mentre mangiava, il suo aspetto si rilassava in un'espressione di beatitudine. "Non puoi mangiarne ancora!", urlò la Nonna dopo la terza scodella. La donna sbalordita guardò la Nonna di traverso e solo allora si rese conto che nella capanna c'era anche un'altra donna. Appoggiò immediatamente la scodella e non mangiò più. I suoi occhi neri neri emanarono raggi luminosi, ma dopo quell'attimo di panico, cominciò con una scia ininterrotta di ringraziamenti. Il Nonno fece ancora alcune domande alla ragazza ma ella, evasiva, non rispondeva. Egli, quindi, non chiese più nulla. La Nonna prese nuovamente a girarsi e rigirarsi nel suo giaciglio. La donna osservò il suo aspetto e immediatamente comprese. Si alzò, si sgranchì un po' la schiena e le gambe e, chinandosi, andò a tastare l'addome della Nonna. La donna le sorrideva e, senza proferir parola, sparpagliò sul pavimento tutt'intorno una manciata di paglia che aveva preso dal giaciglio della Nonna. Quindi, con la velocità di un lampo, si chinò e dalla tasca dell'abito umido, estrasse una pistola nera che puntò all'improvviso sul petto del Nonno mentre, rivolgendosi alla Nonna, urlava con voce risoluta: "Alzati! Altrimenti lo ammazzo!". Con una capriola la Nonna rotolò giù dal suo giaciglio: se ne stava lì, in piedi, nuda come un verme, davanti a quella donna. "Abbassati e raccogli l'erba che ho sparpagliato sul pavimento, un filo per volta e, ogni volta che ne raccogli uno, raddrizza la schiena!", ordinò la donna. La Nonna esitava. "Li raccogli o non li raccogli? Altrimenti sparo!", minacciava la donna con le sopracciglia aggrottate e gli occhi determinati. Le parole cadevano dalla sua bocca emettendo tonfi simili ad antiche monete in un vaso di bronzo. La pistola luccicava al chiaro della candela tremolante. In quel momento il Nonno e la Nonna parevano in uno stato di smarrimento interiore: non provavano più alcun timore poiché la confusione aveva coperto la paura, come nei sogni. La Nonna si chinava a raccogliere l'erba, filo per filo: ne coglieva uno, e lo posava sulla credenza, ne coglieva un altro, e lo poggiava sulla credenza .... così, a furia di alzarsi e abbassarsi, per quaranta o cinquanta volte, vide del liquido amniotico cristallino fluire dal centro delle sue gambe. A poco a poco, il Nonno ritornò alla realtà e, con occhio scintillante, spinse via quella donna. Il respiro gli usciva pesante e affannoso dal petto. La donna, di sottecchi, rivolse al Nonno il suo sorriso seducente e le sue guance di luna piena, rosee come fiori. "Non muoverti", gli sussurrava. "Sbrigati! Raccogli!", ordinava alla Nonna. La Nonna finì di raccogliere tutti i fili di paglia e, piangendo, malediva quella donna:"Spirito maligno!", la insultava. La donna, allora, ritirò l'arma. "Non fraintendere, sono medico.", disse ella con un'acuta risata. "Fratello, procurami delle forbici e della stoffa pulita. Farò partorire la ragazza." Il Nonno non riuscì ad articolare neppure una parola: quella donna era di certo una fata discesa dal cielo. Egli si affrettò a procurare le forbici e tutto il resto quindi, obbediente agli ordini, diede una passata alla pentola e fece bollire dell'acqua. Il vapore galoppante usciva dal coperchio. La donna andò fuori a sciacquare i propri abiti, li strizzò con forza e si cambiò al chiaro della luna. Il Nonno se ne stava ad osservare il corpo della donna, candido come la seta bianca; una scena di devozione, quasi si trattasse di una contemplazione totemica. L'acqua bolliva. La donna entrò nella capanna cambiata d'abito. "Esci!", ordinò al Nonno. Il Nonno se ne stava lì, in piedi, sotto uno spicchio di luna, a guardare quel mare di raggi argentei. Di tanto in tanto, dei vapori e dei fumi diafani fluttuavano tra il cielo e la terra. Egli ascoltava le voci leggere e distinte delle acque che accrescevano ancor più la devozione nel suo cuore. Allora si mise in ginocchio e con il viso rivolto verso l'alto, pregava la luna luminosa. "U ah... ! U ah... !", dalla capanna si diffuse il suono di alcuni vagiti. Il Babbo era venuto al mondo. Il Nonno si precipitò all' interno con il viso rigato da fiumi di lacrime. "Cos'è?", chiese alla donna che si stava lavando le mani sporche di sangue. "È un maschio", fu la risposta. Il Nonno si buttò in ginocchio di fronte alla signora. "Sorella", disse, "in questa vita non potrò mai ricompensare la vostra gentilezza. Desidererei rinascere nelle sembianze di un cane o di un cavallo così da poter essere ai vostri ordini." La donna accennò un sorriso sommesso e subito perse l'equilibrio: era già entrata in uno stato di sonno profondo. Sembrava morta. Il Nonno la portò sul giaciglio, accarezzò la Nonna e guardò il Babbo; e leggero e soave, uscì dalla capanna. La luna era già ascesa sino all'apogeo dei cieli, mentre le acque diffondevano le voci dei . . grossi pesci. Il Nonno si avviò alla ricerca dei pesci seguendo il loro suono nell'acqua, quando vide un affare arancione che galleggiava ondeggiando su e giù; era diretto alla montagnola. Egli ebbe un sussulto per lo spavento e s'accovacciò per osservare dettagliatamente quella cosa tonda, tonda e ben levigata, il cui sciabordio "hua ...hua ...la...la..." risuonava all'impatto con le acque. Era sempre più vicina. Il Nonno vide una cosa bianca come il colore di un agnello, e un'altra nera come il carbone. La nera spingeva quella

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