Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

64 INDIA, MESSICO,CINA La legna da ardere si era tutta inumidita e, bruciando, aveva riempito la capanna di fumo nero. Apparve il crepuscolo, lento lento, che, come il fumo, andò velocemente ad avvolgere quel mondo bagnato. Gli uccelli d'acqua cinguettavano all'unisono mentre a stormi scendevano sulla montagnola. La Nonna non era in vena di cibo e anche il Nonno, dopo aver svogliatamente mangiato un po' di riso, si sentì lo stomaco pesante, come se si fosse rimpinzato d'erba infradiciata. Allora fece bollire mezza pignatta di semolino d'avena e di pezzetti di pesce che, raffreddandosi, si trasformò in un grumo denso. Era notte. I lamenti di dolore della Nonna non erano più così frequenti e il suo gemito si fece discontinuo. Il Babbo era un po' ostinato: la tirò un bel po' per le lunghe prima di decidersi a discendere in quel mondo selvaggio. La Nonna, ansiosa, implorava il Babbo: "Figlio mio, su, esci! Non far penare tua madre all'infinito!". Il Nonno era seduto di fronte al giaciglio di paglia: perder tempo ad agitarsi non sarebbe stato di alcun aiuto. La sua mente formulava le idee più disparate, difficili da esprimere compiutamente. Le frasi gli sarebbero uscite discontinue come singhiozzi, e così, semplicemente, non parlava. Il giallo pallido di una luna timida timida pervase l'intera capanna, tingendo il cuoio capelluto verde del Nonno e il corpo bianco candido della Nonna. I grilli, sdraiati sull'erba del giaciglio, strofinavano le ali che risuonavano fruscianti. Ovunque attorno, il rumore confuso delle acque, simile a una mandria di cavalli impazziti o a un branco di cani selvaggi; pareva fossero cavalli, eppure non lo erano; sembrava lo sciabordio dell'acqua, ma allo stesso tempo non ci somigliava; si allontanava e si avvicinava, si spargeva e si concentrava, in un'infinità di mutamenti. Dal giaciglio di paglia, il Nonno guardò fuori. Vide un'intera montagna di uccelli selvatici illuminati dai raggi della luna: erano così bianchi da abbagliare gli occhi. Sulle montagne crescevano alcuni castagni: uno a oriente ed uno a occidente, ma non pareva fossero stati piantati dall'uomo. Gli alberi non erano grandi ed erano ancora troppo giovani per poter dare frutti. Con il chiarore del giorno, si potevano già vedere i colori dell'autunno posarsi sulle foglie avvolgendole completamente. Ma le foglie non erano visibili sotto la luna. Come in uno stato di trance, si sarebbe pensato che gli alberi abbondassero di strani frutti che, in un _diramarsi sinuoso, si protendevano verso il basso facendo ondeggiare le foglie fruscianti. Solamente osservandoli attentamente, si capiva che sulle piante c'erano dei grossi uccelli. Il Nonno e la Nonna se ne stavano lì, sbalorditi: non sapevano quando erano entrati nel regno dei sogni. Il giorno dopo, di mattino presto, della mezza pignatta di semolino freddo non restava più nulla: i topi l'avevano già leccata tutta. Nella capanna rimanevano ancora quattordici ratti affamati che facevano la spola su e giù, di corsa. La Nonna non era nelle condizioni adatte per andare ad occuparsi dell'orda di topi: si dibatteva e si rigirava nel suo letto, mentre il sudore si essicava sul suo viso lasciandovi tracce come sentieri. Il Nonno scacciava i ratti con un bastone ma, in gruppo, erano prepotenti e feroci: delle vere canaglie. Solamente dopo averne uccisi una quindicina, fuggirono dalla capanna tutti risentiti e si sparpagliarono tutt'intorno sulla collina alla ricerca di cibo. Gli uccelli acquatici erano già in volo verso le distese d'acqua per pescare: sugli alberi in montagna, non restavano che le loro piume e i loro escrementi, in un'estensione maculata, bianca e nera. Il sole fece capolino dalle acque gialle: un grande caco, rosso come il sangue. Dava l'impressione che pungendolo, si sarebbe afflosciato. Successivamente, le acque e i cieli ad oriente si tinsero di un unico colore uniforme, al cui centro stava affrancata la ruota perfettamente sferica di un pallone rosso che, di lì a poco, si fece d'oro e quindi argenteo. Anche le sue sembianze mutavano e i suoi contorni sbocconcellati, come quelli di un morso di lupo, si fecero ben definiti e lineari. Il sole era piccolo, i cieli e le acque immensi. Il Nonno andò a verificare la situazione dell'alluvione. Il ramo che il giorno precedente aveva conficcato nel terreno era ancora alla stessa altezza dell'acqua: il loro livello combaciava perfettamente e la piena non accennava ad ingrossarsi. Anche quelle enormi onde impertinenti e insolenti erano completamente scomparse e, attorno, tutto si era trasformato in uno specchio levigato: pure i mulinelli, che ancora restavano, si erano indeboliti. Sulla superficie acquitrinosa fluttuavano gli oggetti più disparati che, strato su strato, cingevano la montagnola. Il Nonno, nudo sino alla cintola e con le masse dei muscoli ben tese, seguiva il bordo delle acque recuperando gli oggetti galleggianti con un uncino in ferro dal manico lungo. Cesti e armadietti, travoni e scaffali in legno, piante fluttuanti, barili di metallo e oggetti di ogni genere che si ordinavano in fila alle spalle del Nonno. Le urla della Nonna non eran già più così sonore e si diffondevano a scrosci successivi. Il Nonno, con un'espressione triste sul volto, intensificò il lavoro, quasi desiderasse trovare un modo per distrarre la propria mente. Alcuni castagni erano stati sommersi dall'inondazione: le loro chiome, grandi e piccole, emergevano irregolari e tutte le loro foglie erano tinte di un colore mortale. Vicino ai castagni, il Nonno vide un cumulo che galleggiava: un qualcosa di bianco e nero, non ben individuabile. Con la repentinità di uno sforzo improvviso, egli afferrò l'amo, lo lanciò, sentì due tonfi risuonare nell'acqua e due pezzi di un color rosso scuro apparvero in superficie. Li tirò verso di sé con forza; ma al Nonno si rivoltarono le budella e gli intestini si contorsero: vomitò del liquido giallo, una boccata dopo l'altra. Il Nonno aveva agganciato un cadavere. Gli abiti, a brandelli, mostravano un corpo gonfio gonfio, con le lunghe gambe distese e le dieci dita dei piedi diritte, come per un grande sforzo; la pancia aveva già raggiunto le dimensioni di un pallone gonfiato e l' ombelico era sprofondato al suo interno. Alzando lo sguardo verso la parte superiore del cadavere, era possibile vedere il pugno della mano destra e la deformità della sinistra: restavano solamente il pollice e l'anulare, le altre tre dita mancavano dalla radice. Il collo sottile e lungo, era insudiciato dalle impurità liquide che fuoriuscivano dai due fori neri che il gancio del Nonno aveva scavato nelle scapole. Il mento era coronato da una barba brizzolata, attorcigliata in una matassa aggrovigliata. Due fila di solidi denti neri comparivano dalla sua bocca, mentre il labbro superiore e quello inferiore pareva fossero stati mangiati dalla fauna acquatica. Il naso, ancora perfettamente diritto, sembrava una canna di bambù appuntita. L'orbita dell'occhio sinistro si era trasformata in una cavità fonda fonda nella quale si era depositata della fanghiglia, mentre la pupilla dell'occhio destro, appesa ad un nervo bianco come la neve, penzolava accanto all'orecchio e osservava quel mondo dai contrasti evidenti. Tra le due spalle, nel centro, vi era un foro tondo tondo. Il bianco si confondeva con il grigio dei capelli e il cuoio capelluto era grinzoso quanto un baco che tesse il suo bozzolo. Il cadavere immediatamente attrasse sciami di mosche: il puzzo nauseabondo che emanava pizzicava le narici. Il Nonno, ad occhi chiusi, lo respinse sott'acqua, senza aver più la minima intenzione di continuare la pesca degli oggetti fluttuanti. Sciacquò vigorosamente l'amo e lo usò come sostegno sulla via del ritorno verso la capanna di paglia. Vomitò per l'intero tragitto. La Nonna giaceva sdraiata; era già completamente sfinita. Pareva un grosso pesce fuori dall'acqua che, di tanto in tanto, sobbalza per le convulsioni. Quando vide il Nonno entrare nella capanna, abbozzò un debole sorriso: "Lao San, fai una buona azione: uccidimi. Non ho più forze, non ce la faccio a partorire tuo figlio." Il Nonno afferrò la mano della Nonna e la strinse con forza: le

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