Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

e incantavano tanto da far rimpiangere di non esser nati sessant' anru pnma. L'estate se ne andava e giunse l'autunno. Il sorgo che il Nonno aveva piantato arrossava i propri grani al sole, il miglio si rilassava con il capo penzoloni e la barba del granoturco si era oramai seccata: il buon raccolto era già nelle loro mani. Anche il Babbo, nel grembo della Nonna, aveva già messo penne e piume: attendeva soltanto il giorno favorevole per volarsene fuori a fare esperienza del mondo. Qualche giorno prima del raccolto, si alzò un improvviso caldo afoso, e nubi dai colori vivaci avvolsero i grandi acquitrini. Le nuvole, a frotte, correvano disordinate come bestie da soma che fuggono dal branco mentre, nelle pozze d'acqua, si rifletteva il movimento frettoloso e confuso delle loro ombre. Ininterrottamente, per dieci giorni, una lunga pioggia torrenziale rigonfiò tutta la zona delle paludi. Giorno e notte, senza fine, senza diradarsi, la pioggia vociferava prolissa e la nebbia biancheggiava titubante. Il Nonno, furioso, malediceva la Terra e il Cielo, mentre alla Nonna vennero le doglie. "Temo voglia nascere.", disse la Nonna al Nonno. "Se deve nascere, che nasca!", fu la risposta, "Tempo bastardo! Potessi solo aprire uno squarcio in cielo con una coltellata!" CosìimprecavailNonno quando, all'improvviso, vide il sole filtrare da una fessura tra le nubi: era un po' oscurato, all'inizio, ma, subito dopo, proiettò due o tre fasci di potente luce bianca che andarono a spazzare il cielo schiarendolo a sprazzi. Il Nonno si precipitò fuori dalla capanna: tutto eccitato stava a guardare le immensità celesti. Sentì che le voci della pioggia sugli acquitrini si affievolivano pian piano, mentre nell'aria ancora svolazzavano alcuni fili obliqui di luminosa acqua argentea. Quella grande vallata divenne una pianeggiante distesa di cumuli di acque dalle quali le erbe, gialle e verdi, facevano faticosamente capolino. Le voci della pioggia s'interruppero fino a cessare, mentre risuonavano potenti le raffiche del vento. Il Nonno se ne stava ad osservare i suoi raccolti: il suo volto assunse un' espressione più serena quando vide che il sorgo e il granoturco erano ancora buoni. Le rane, numerose, presero a gracchiare all'unisono sulla scia della musica dei venti. L'intera vallata tremava. Il Nonno rientrò nella capanna per annunciare alla Nonna la scomparsa delle nubi e l'apparizione del sole. Ella si lamentava per i dolori all'addome, sempre più intensi e frequenti, e per la paura. "Paura di che? Quando il cocomero è maturo, cade a terra.", la ammonì il Nonno. Così egli parlava, quando si udì l'irruenza di una serie di rumori strani provenire dalla campagna circostante: un rombare come di tuoni rullanti che costringeva e concentrava nel mezzo della vallata il gracchiare delle rane. Il Nonno s_gusciòfuori della capanna e vide un'ondata gialla alta quanto un cavallo provenire da ogni direzione e abbattersi su di loro, risuonando senza interruzione lungo tutto il suo tragitto. Quindi si scagliò sulla montagnola di terriccio e, all'improvviso, nella vallata l'acqua raggiunse una profondità di parecchi metri. Tutte le rane erano morte affogate e non restò neppure un ciuffo di erbaccia. Solamente il sorgo e il mais del Nonno non erano ancora stati sommersi. Poi, nello spazio di un istante, anche del sorgo e del mais non restò più nulla: tutt'intorno, a perdita d'occhio, solo il giallo delle acque. Null'altro. Il Nonno tirò un profondo sospiro e s'infilò nella capanna. Il corpo nudo della Nonna sul giaciglio d'erba urlava e strepitava, i fili d'erba rotolavano numerosi tra i suoi capelli mentre, sul suo volto pallido, era comparso un grigiore insolito. "Quest'alluvione ci sta sommergendo!", si preoccupava ilNonno: il cuore gli batteva all'impazzata. La Nonna non urlava più. Aggrappandosi si alzò e uscì dalla capanna arrancando; diede una rapida occhiata e, subito, rientrò quatta quatta. Si era sbiancata in volto e aveva i lineamenti distorti: per un lungo momento non proferì parola. Quando aprì nuovamenINDIA, MESSICO,CINA 63 te la bocca, "Oh!. ......Oh!. ......", emise due lunghi lamenti: "È la fine, Lao San, non ne usciremo vivi." Il Nonno la sosteneva mentre si coricava sul giaciglio: "Che ti prende?", le diceva, "Noi due abbiamo perfino ucciso delle persone e appiccato incendi. Cos' altro mai ci potrebbe far paura!? L'avevamo stabilito sin dall'inizio: se fossimo riusciti a vivere assieme una sola giornata, anche morire non sarebbe stato così detestabile. E noi, quanti giorni abbiamo già trascorso assieme? Per quanto un'alluvione possa essere enorme, non può sommergere le montagne; così come gli alberi, per quanto alti, non possono perforare i cieli. Tu, da brava, partorisci il tuo bambino, mentre io vado a dare un'occhiata all'inondazione." Il Nonno spezzò un ramo e, scendendo di alcuni passi, in diagonale, si diresse verso la zona sottostante. Infilò il ramo in corrispondenza del bordo dell'acqua che, agitata, protendeva le sue lingue. Quindi ritornò sulla montagnola di terriccio per controllare la piena. Rivolto verso la distesa dei raggi del sole, riusciva a spingere il proprio sguardo solo per una distanza di poche frecce. La visuale era subito bloccata dalla luminosità dei raggi che, riflettendosi sulla superficie delle acque, gli abbagliavano gli occhi. Con il sole alle spalle, invece, la sua vista riusciva a penetrare gli spiragli più minuti. I suoi occhi erano colmi di torbida acqua gialla i cui fiotti, uno dopo l'altro, senza sapere dove erano diretti, senza sapere da dove provenivano, si scagliavano sulla montagnola e si avvolgevano assieme al terriccio sino a formare neri mulinelli, grandi grandi, piccoli piccoli. Di tanto in tanto, una o due rane, tonte, si infilavano nei vortici: entravano e non le si vedeva più ritornare. Anche il ramo che il Nonno aveva usato era stato sommerso, il che significava che le acque si stavano ancora innalzando. Il Nonno osservava quel mondo lavato e ripulito; e anch'egli fu colto da un leggero senso di ansietà. Per un attimo, un enorme vuoto si impadronì del suo.cuore, come una distesa di desolata solitudine; ma subito un senso di pienezza debordante si impossessò di lui, quasi che le viscere si fossero condensate in un unico grumo. Il tempo di lanciare un vacuo sguardo di panico, ed ecco: il livello delle acque si era già alzato di alcuni cun2 , mentre la montagnola si faceva sempre più piccola. Il Nonno notò quel contrasto e gli si raggelò il cuore. Rivolse lo sguardo al cielo con un profondo sospiro; e vide grandi squarci di cielo blu far capolino dai varchi tra le nubi: cocci di nuvole invetriate si affrettavano in gran velocità cavalcando il vento fluttuante. Il Nonno, di nuovo, infilò un ramo in corrispondenza della superficie dell'acqua e, con un espressione più rilassata, ritornò nella capanna. "Riesci a partorire mio figlio?", chiese alla Nonna che scalciava confusamente. Verso l'imbrunire, ilNonno uscì nuovamente dalla capanna per controllare l'inondazione: un cielo di nubi colorate si rifletteva sulla superficie delle acque; rosse, gialle, i colori sfumavano tra i flutti turbolenti. La piena era rimasta allo stesso livello, e subito il Nonno si mise il cuore in pace. Fu allora che una gran moltitudine di grossi uccelli argentei prese a danzare, svolazzando e sbattendo le ali, sulla distesa d'acqua attorno alla montagnola. Il Nonno non conosceva quella specie. Il loro cinguettio era birichino e capriccioso e una luminosità rosea tingeva le piume delle loro ali. Il Nonno li vide pescare con il becco i pesci bianchi, e subito provò un vuoto allo stomaco. Così rientrò a ravvivare il fuoco per preparare da mangiare. La Nonna aveva il viso madido di sudore ma non dimenticò di chiedere informazioni sulle condizioni del1' alluvione. Per tranquillizzarla durante il parto, il Nonno le comunicò che l'acqua aveva cominciato a scendere di livello. Ella, allora, si mise a piangere improvvisamente:"Lao San, sono invecchiata, la struttura del mio corpo si è irrigidita, temo di non poter partorirequestofiglio"; "Non può essere! Tu pensa a non agitarti!", replicò il Nonno.

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