62 DALLACINA MoYan LA PIENA AUTUNNALE traduzionedi LaraMaconi Autore cinese della nuova generazione, MoYan nasce nel 1956 nelle campagne dello Shandong orientale, in un villaggio della contea di Gaomi. Il racconto qui tradotto, Qui shui, (La piena autunnale), fu pubblicato nell'agosto del 1985 sullarivista "Benliu"edinserito, nel marzo del 1986, nella raccolta Touming de hongluobo, (La carota cristallina). Il racconto, che porta lo stesso titolo del capitolo XVII del Zhuangzi, classico taoista del II secolo a. C., attraverso la narrazione della mitica fondazione di Gaomi, è, nello stile e nel suo significato ultimo, riconducibile al mondo della favola, molto vicino al classico taoista. Il messaggio costitutivo di entrambe i testi è ben riassunto dalla filastrocca cantilenante che chiude Qui shui la quale, con i suoi ritmi cadenzati, costituisce il ritornello musicale che sottende l'eterna danza di una Natura immutabile, nella sua sostanza ultima, e necessaria, nel suo continuo fluire senza inizio e senza fine, senza cause e senza effetti. Di Mo Yan, in traduzione italiana sono già stati pubblicati: Ku he, (Il fiume inaridito), sul n. 45 di "Linea d'ombra", e Sorgo rosso, a cura di Rosa Lombardi, Theoria, 1994. Un'intervista all'autore curata da Lara Maconi è apparsa sul n. 97 di "Linea d'ombra". Il Nonno aveva ottantun anni quel mattino di primavera chiaro e luminoso in cui tutti gli abitanti del villaggio l'avevano visto rinvigorirsi lo spirito seduto su un piccolo sgabello pieghevole. Poggiava il busto al muro del giardino della nostra casa che si affacciava sul mercato. A mezzogiorno la mamma mi mandò a chiamare il Nonno per il pranzo. Giunto di corsa al suo fianco, lo richiamai a voce alta senza ricevere risposta. Solamente dopo averlo scosso con le mani, mi resi conto che mai più si sarebbe mosso. Alla velocità del vento mi precipitai ad avvertire i familiari che gli si fecero attorno in un'unica ondata: né i massaggi né i richiami potevano ormai esser d'alcun aiuto. Il Nonno, da morto, aveva un aspetto estremamente dignitoso. Il colorito roseo, come fosse vivo, suscitava una sconfinata venerazione. Tutti gli abitanti del villaggio sostenevano che egli aveva raggiunto un tale livello di santità celestiale solamente in virtù dei meriti accumulati nelle sue vite precedenti. Tutta la nostra famiglia si sentì onorata per la morte del Nonno. Si racconta che il Nonno, da giovane, dopo aver ucciso tre persone ed aver appiccato un incendio, rapì una ragazza, fuggì dalla prefettura di Baoding nello Hebei ed arrivò qui. Divenne così il pioniere del villaggio nord orientale di Gaomi. A quel tempo il villaggio nord orientale di Gaomi era ancora una terra selvaggia ed incolta: dieci [il di circonferenza che racchiudevano una distesa di acquitrini e di paludi, di erbacce che giungevano alle ginocchia e di pozze d'acqua tra loro comunicanti. Lepri marroni e rosse volpi, anatre maculate e bianchi aironi e, ancora, una gran moltitudine di animali sconosciuti inondavano la vallata. Raramente arrivavano esseri umani: vi giunse il Nonno portando con sé la fanciulla. Fu con estrema naturalezza che quella ragazza divenne mia Nonna. Era primavera quando giunsero in quel luogo e, dopo essersi rotolati per alcuni giorni in un nido d' erbe, la Nonna si tolse dai capelli uno spillone d'oro, si slacciò un bracciale di giada che le avvolgeva il polso e consegnò i suoi averi al Nonno affinché li andasse a vendere in un luogo lontano dove poter acquistare in cambio attrezzi agricoli e qualsiasi altro oggetto d'uso quotidiano. Al suo ritorno, il Nonno costruì una capanna su una montagnola cresciuta, chissà come, al centro di quella vallata. Il Nonno bonificava le terre mentre la Nonna pescava: cominciò in quel momento a frantumarsi la quiete dell'intera palude. Le novità, lente lente, si propagavano. Si raccontava la favola della giovane coppia di sposi alla grande palude. Lui, scuro, grande e grosso; lei, pallida e bella; c'era anche un bimbo: non era pallido, ma neppure scuro ...Uno dopo l'altro, banditi e briganti si trasferirono lì, e costruirono villaggi, e fondarono paesi che in seguito costituirono un piccolo mondo ...ma questa è storia di poi. Quando io cominciai a capire le cose del mondo, quella misteriosa montagnola di terra era già stata rimossa da miseri contadini di basso e medio rango di diciotto villaggi, la vallata sembrava essersi innalzata e le piogge giornaliere diminuite. Era difficile assistere a delle piene e vi era un villaggio ogni cinque o sette li. Ascoltavo i vecchi della generazione del Nonno raccontare del passato di questo luogo, delle condizioni ambientali, di aneddoti e di racconti strani; e sentivo sorgere in me improvvise ondate di piogge fatate e di venti spiritici; ed ero pervaso da luminose sensazioni di minute stelline lampeggianti. Era realtà o finzione? ...Il Nonno e la Nonna bonificavano le terre e piantavano i cinque cereali; pescavano pesci e granchi e cacciavano volpi e lepri. Agli inizi, i loro animi erano turbati e i loro cuori sconvolti per le frequenti apparizioni di teste grondanti di sangue che ancora popolavano i loro sogni. Ma i giorni trascorrevano numerosi e gli incubi si offuscarono nelle nebbie della memoria. IlNonno raccontava che in quella grande vallata non vi erano né gendarmi né ufficiali; tutto era estremamente lontano da qualsiasi volontà divina e da qualunque giurisdizione imperiale: unicamente insetti di ogni specie, tanti da morirne. Prima che i cieli si coprissero per il diluvio, si potevano vedere di frequente banchi e banchi di vapori scuri aleggiare sulla superficie delle acque e premere sulla punta dei fili d'erba; erano così densi che ad allungare la mano se ne poteva afferrare una manciatina. Per sfuggire alle zanzare, il Nonno e la Nonna a volte si tuffavano nelle acque: affioravano solamente le narici, per respirare. Il Nonno raccontava inoltre che tutti i giorni, con il sopraggiungere dell'oscurità, l'erba umida emanava verdi radiazioni fioche che si univano a formare un'unica superficie ondeggiante, come l'acqua che scorre. I rospi, nella melma, approfittavano sempre di quella fluorescenza per cercare cibo. Con il chiarore del giorno, era possibile vedere le impronte dei loro polpastrelli punteggiare l'intera superficie melmosa. Quei rospidiventavanogrossicomezoccolidicavallo.Macchémangiati! Non li ho neppure mai visti io, quei grossi rospi! I racconti del Nonno sul passato di quella vasta area acquitrinosa affascinavano
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