anteriori ed erano smentite da altre, se non poi un soppalco da un altro soppalco o un armadio da un altro armadio o un'ala della casa dall'ala opposta. Ciò provocava ritardi nelle consegne alle case editrici, ma passando attraverso tante correzioni ed emendamenti, l'opera, come un brodo, s'impregnavadell'ariae dello stile di tutta la famiglia, quest'aria che gli intenditori riconoscevano a colpo d'occhio e li faceva esclamare con ammirazione: "Di sicuro è un Vetriccioli !" Perché era di buon gusto citare il nostro nome assieme a quello dell'autore, e si diceva: "Ho appena comprato un Molière-Vetriccio1i", o: "Il tale mi ha regalato l'ultimo Vetriccioli: le Notti fiorentine di Heine". O persino: "A casa mia ho un Vetriccioli del '42", senza neanche menzionare né l'opera né l'autore. I Guarnieri, che vivevano a tre isolati di distanza, in calle Turfn, volevano farci concorrenza, e la loro specialità, che pubblicizzavano sui giornali (avevano il cattivo gusto di farsi pubblicità sui giornali), erano le lingue morte. Ma chi può decretare la morte di una lingua? Anche se ormai non si parla più o è stata in uso per un breve periodo, una lingua non smetterà mai di riaffiorare qua e là, sempre unita al subcosciente della specie; perciò era spesso qualcuno dei nostri pargoletti, che appollaiato su qualche lontano soppalco iniziava appena a tenere la penna in mano, a risalire per pura intuizione all'origine di una parola di un'antica lingua caucasica o di un dialetto turkestano che faceva disperare i vecchi di famiglia. Per noi non c'era niente di caduco, niente da riscattare all'oblio, bensì diverse cappe in continuo assestamento, cosicché la distinzione che facevano i Guarnieri tra lingue vive e Lingue morte ci sembrava un trucco per aumentare i loro prezzi. Cosa ci si poteva aspettare da una famiglia che lavorava in un palazzo di uffici a tre piani, senza vivere insieme, sicuramente competendo tra di loro, sicuramente senza essere tutti Guamieri? Noi non uscivamo di casa. Persino per attraversare la strada ci vogliono delle ferme convizioni e che io sappia nessun Vetriccioli ha mai brandito, oltre ai temi relativi al nostro lavoro, qualcosa di simile a una convinzione o una verità generale, né ha mai riprovato alcuna condotta altrui ad eccezione dell'opportunismo dei Guarnieri. Le idee in cui ci imbattevamo nei manoscritti ci lasciavano indifferenti; badavamo alla coerenza di un ragionamento per tradurlo in modo corretto, non per coltivarlo o farne tesoro, come facevano i Guarnieri. Non era difficile immaginarsi le pedanti conversazioni della calle Turfn, piene di dispute, di principi inderogabili, di infervoramenti e di volti offesi! Che differenza dalle nostre chiacchierate all'ora di cena, piene di arguzie e stravaganze, dove la cosa importante era sentirci conversare tutti assieme e percepire le manie e le inclinazioni segrete di ognuno, il tintinnare delle anime. Oh, abbiamo sempre saputo di essere semplicemente delle cinghie di trasmissione, e questo ci appassionava. Vivevamo di profilo, responsabili a metà e vivi a metà. Ci aiutava il fisico; gli uomini e le donne Vetriccio1i sono sempre stati asciutti, contrariamente ai Guarnieri, grassi come la loro prosa. Nemmeno il più magro di loro si sarebbe mosso facilmente nella nostra casa piena di corridoi e rientramenti. Nessuno di noi conosceva tutta la casa. Oltre alle sue dimensioni e alle centinaia di angoli, il fervore del lavoro ce la nascondeva. Chi intraprendeva una ricognizione generale ben presto si annoiava e là dove abbandonava il suo proposito veniva assegnato a qualsiasi scrittoio a mezza altezza o raso terra in cui i suoi servizi fossero necessari. Queste migrazioni, benché poco frequenti, contribuivano ad uniformare lo stile mettendo in contatto i diversi settori della casa, che con il tempo avevano acquisito peculiarità proprie. Gli angoli levantini erano famosi per l'abuso della forma passiva e del punto e virgola; ciò che vi arrivava brioso e con un INDIA, MESSICO,CINA 59 buon ritmo ne usciva circospetto e solenne. Era la cosiddetta cadenza levantina, adatta alle memorie e al genere epistolare, ma inservibile per gli episodi allegri e violenti. Gran parte del compito del bisnonno e degli altri anziani che vivevano nello scantinato era indirizzare ogni passo dei manoscritti verso i I settore del lacasa che più conveniva. Niente di meglio che l'ala orientale per i trasporti lirici. Invece, per il dubbio, il sospetto o il cruccio, i soppalchi del sud. Bastava il più leggero cambio di tono dell'autore (una digressione nostalgica, una frase velata di risentimento), perché il libro fosse subito spedito in un'altra parte della casa, anche se solo per poche righe. E in ogni settore fiorivano le specialità. Un certo soppalco aveva raggiunto l'eccellenza nelle esclamazioni di rifiuto, un altro nei balbettii d'ira. I manoscritti passavano ogni giorno da dozzine di scrivanie ed erano sottoposti a un controllo stilistico morboso. E così come nessun Vetriccioli aveva percorso tutta la casa, solo pochi avevano letto un manoscritto dall'inizio alla fine. Vale a dire che la vita di tutti trascorreva tra brevi paragrafi e frasi tronche. Ciò impediva di emozionarsi e perdere il controllo sul testo e allo stesso tempo aguzzava la nostra sensibilità per il valore di ogni parola, anche se ci stava rendendo insensibili al contenuto e al concatenamento dei fatti. Alla lunga, ciò fece sì che l'ottava generazione perdesse completamente i I gusto di conversare ali' ora di cena. Le storie dei più vecchi sembravano loro un brusio senza senso, cosicché non ci voleva molto perché reclinassero la testa sul tavolo e si addormentassero; quando parlavano, lo facevano a scatti, senza emozione, e ammutolivano di colpo, come se neanche avessero aperto bocca. Erano i più alti e magri della famiglia, quasi bianchicci, quasi filamentosi, e si burlavano appena dei Guarnieri, ridevano appena; non usavano i dizionari né le grammatiche e quando s'imbattevano in un passo difficile, invece di chiedere aiuto, contraevano i piedi e lo stomaco, chiudevano gli occhi, respiravano profondamente e trovavano come in una muta preghiera la parola o il giro sintattico che li traeva d'impaccio. Quando ci spodestarono tutti, non si unirono, si amalgamarono, giacché non si fidavano nemmeno gli uni degli altri. Stanchi del rumore che facevamo nel lavorare, la loro ira scoppiò una mattina d'inverno. Scesero nello scantinato e la prima cosa che fecero fu impiccare i vecchi. Ci presero tutti di sorpresa perché la routine delle scrivanie ci aveva resi lenti; molti non trovarono la porta della strada, altri non capivano cosa stesse succedendo finché non si ritrovarono a sgambettare appesi a una trave o a un soppalco; quei pochi che come me riuscirono a fuggire non si sono più riuniti e ognuno è sopravvissuto come ha potuto. Da allora i Guarnieri sono più prosperi che mai. Hanno aggiunto un piano al loro palazzo della calle Turfn e hanno preteso di figurare nei libri. Quest'usanza volgare si è diffusa. Noi non avremmo mai accettato di vedere il nostro nome stampato; tutta la difficoltà e la dignità del nostro lavoro consisteva nel convincerci intimamente che non esistevamo, nello scoprire che in realtà l'autore sapeva la nostra lingua, che segretamente si era espresso in essa e chissà poi per quale imprevisto all'ultimo momento era stato obbligato a immergere la sua opera in un'altra lingua, la cui cappa esterna noi toglievamo come le bende di un ferito. Come acquisiva leggerezza e agilità ognuna delle parole riportate alla forma originale! l Guarnieri lottavano per vedere il loro nome stampato sui libri e dimenticavano che il segreto del nostro mestiere era la riabilitazione lenta e caritatevole. Eravamo là per sanare le piaghe, restituire la salute e rimettere le cose al loro posto, niente di più. Adesso, quando passo per calle Bo1fvar rasento il muro del giardino per fermarmi ancora un paio di minuti davanti al la grande casa vuota e decrepita (loro, come era da prevedere, ciechi e sordi
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