4 DACANNES RACCONTARENON È CAPIRE lA GUERRADIKUSTURICA EANGHELOPOULOS PaoloMereghetti Opposti ma speculari, i due film che si sono divisi i premi maggiori all'ultimo festival di Cannes, così come gli applausi della stampa specializzata, svelano impietosamente l'incapacità (l'impossibilità?) degli intellettuali di raccontare quello che sta succedendo nella ex Jugoslavia. Applauditissima Palma d'oro, Underground di Emir Kusturica lavora per accumulo, per sovrapposizione di piani e figure, intrecciando tempi e geografie, dai bombardamenti dell'ultima guerra mondiale alle esecuzioni sommarie dell'attuale guerra fratricida, raccontati con gli occhi di un gruppo di persone che per sfuggire alla persecuzione nazista si nascondono in un sotterraneo di Sarajevo e qui rimangono vent'anni, convinti da uno di loro (per ragioni d'affari e di cuore) che la guerra non è mai finita. Lo sguardo di Ulisse di Theo Anghelopoulos, altrettanto applaudito, gran premio della giuria, procede per caratteristiche opposte, attraverso il vuoto e il silenzio: il viaggio di un regista di origine greca ma a lungo esule oltreoceano, che lascia Ptolemais, in Grecia, e finisce a Sarajevo, in Bosnia, dopo aver attraversato tutti i Balcani, è il viaggio di una coscienza smarrita che incontra coscienze altrettanto smarrite, spettatori silenziosi di una storia che si è dimenticata di loro. Debordante e barocco il primo quanto rarefatto e controllato il secondo, entrambi i film si chiudono in maniera sintomatica con due "dichiarazioni di pricipio" che si rivolgono direttamente allo spettatore (Kusturica con una voce off che trasporta il film nelle dimensioni della favola: "c'era una volta un villaggio ..."; Anghelopoulos facendo declamare al protagonista un passo dell'Odissea sull'incontro tra Ulisse e Penelope) quasi a cercare altrove - nella letteratura, nel folklore, nella fantasia, nella memoria? - quello che nessuno è riuscito a trovare: non si dice una via d'uscita per risolvere il conflitto jugoslavo, ma almeno una via d'entrata per cercare di spiegare e capire quello che sta succedendo. In questo senso entrambi i film dichiarano molto onestamente la loro incapacità di capire, di trovare una bussola, addirittura di vedere. Se Kusturica riesce perfettamente a trasmettere la follia della seconda guerra mondiale scegliendo di raccontare il bombardamento di Sarajevo da parte dei nazisti con gli occhi di un guardiano dello zoo, così che fra le macerie finiranno per confondersi uomini e animali, mentre elefanti e scimpanzè si trasformano in surreali intermezzi narrativi; se Anghelopoulos sintetizza perfettamente lo sgretolamento del comunismo filmando in una Underground di EmirKusturico.
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