56 INDIA, MESSICO,CINA copia conforme, da usarsi in caso di necessità: con tanto di precisi riferimenti al testo dell'annuncio, aUe trattative prematrimonjali, alla caparra di fidanzamento, alla dote, alla cerimonia nuziale e alla consumazione avvenuta in una locanda della foresta sulle rive del Gange, si richiedeva a Sen di esplicitare Je sue intenzioni. Per la prima volta Sen realizzò come la situazione si fosse fatta seria. Si rivolse a sua madre ed un ulteriore legarne si creò tra loro. "È una questione di grave disonore," affermò lei solennemente, "ed occorre fermarla finché siamo in tempo. Tu andrai a riprenderla ed io andrò a stare da mio fratello a Dehra Dun per qualche giorno." "No, mamma. lo non permetterò che si facciano insinuazioni sul tuo conto," rispose lui implorandola: "non devi lasciarmj in nessun caso." "Nessuno ha fatto insinuazioni ed io non ti sto lasciando. Questa sarà sempre la mia casa: dove altro potrei vivere se non con la carne della mja carne ed il sangue del mio sangue! Ma tu devi riprenderti tua mogi ie. Ammjnistri lei la casa e ne di venti la regina: è suo di1itto. Così quando ritornerò non dovrò più rompermi la testa tra servitù, cucina e fornitori." Sen crollò esausto sulla sedia. La madre gli si avvicinò e gli prese la testa tra le mani: "Non ti angustiare. Scriverò a mio fratello di venirmi a prendere. Ci penserà lui ad andare da tuo suocero e a portare qui tua moglie. E prima di ripartire le mostrerò io ogni cosa, le consegnerò le chiavi e ordinerò alla servitù di eseguire le sue direttive. Vedrai che al ritorno dall'ufficio troverai tutto sistemato." Gli baciò i capelli e aggiunse: "Cerca di essere cari1ib con lei: è solo una bambina! E poi sai bene quanto io desideri coccolarmi un nipotino sulle ginocchia." Sensi senti va disgustato di tutto. Era arrabbiato con se stesso per aver lasciato che le cose arrivassero a questo punto. Ed era ancor più arrabbiato con la moglie perché umiliava sua madre cacciandola da casa propria. Non voleva più avere niente a che fare con lei se non avesse accettato sua madre. Diede istruzioni al cameriere su come sistemare le camere da letto separate. Se la nuova padrona gli avesse chiesto spiegazioni, doveva semplicemente rispondere che quelli erano gli ordini del padrone. Il lunedì mattina, sorseggiando il primo tè, disse al cameriere di non aspettarlo per pranzo e di riferire alla moglie che poteva far cena da sola perché era probabile che dovesse far tardi in ufficio. Fece colazione con la madre e lo zio. Promjse che le avrebbe seri tto ogni giorno per raccontarle come andavano le cose. "Cerca di capire il suo punto di vista," lo ammonì la madre, "è cresciuta in un mondo diverso dal tuo. Amore e pazienza aggiusteranno ogni cosa." Sen fu l'ultimo a lasciare l'ufficio quella sera. Si diresse al Gymkhana Club e rimase per un'ora seduto sul bordo della piscina a sorseggiare birra ghiacciata ed occhieggiare i bagnanti. C'erano diplomatiche europee alle prese con i loro bambini, graziose ragazze del Punjab in bikini e code di cavaUo ed anche universitari abbronzati che esibivano orgogliosamente i loro torsi da Tarzan prima di tuffarsi dal trampolino. Il suo mondo era proprio là, all'incrocio tra oriente ed occidente, in quel minestrone di membra umane dai diversi colori: nero, bruno, rosa e bianco. Perché non s'era sposato una di quelle ragazze? Forse sarebbe riuscito ad insegnarle l'inglese corretto invece di quelle trivialità americaneggianti che tanto andavano di moda. I bagnanti andarono a casa. Sen si diresse al bar sospirando. Fu accolto da alcuni vecchi amici: "Ehi, Sunny, vecchio bastardo, che cos'è questa storia che si dice in giro?" Sunny sorrise: "Non sono certo tenuto a rendere conto dei miei affari sulla pubblica piazza, no?" "Certo che sì, cazzo. Adesso, o ci offri da bere oppure ti caliamo le braghe e ti diamo in pasto alle donne con le chiappe al vento."Tre di loro si avvicinarono minacciosi. "Piantàtela, ragazzi. Barista, accontenti queste teste di cavolo. Allora, quale veleno scegliete?" Si sedettero al bancone a tracannare tra brindisi e lazzi. "E la mogliettina, dov'è?" domandò uno, "Non dirmi che te la tieni reclusa in casa in purdah come gli indigenj_" "Niente paura," rispose Sen "è semplicemente in visita dalla madre. Ne gradite un altro, ragazzi?" Ad un giro ne seguì un altro, poi un altro ancora finché venne l'ora di chiusura. Uno degli amici lo invitò a cena a casa sua. Sen accettò senza esitare. Era quasi l'una quando Sen tornò a casa, così imbottito di scotch da poter incassare qualunque eventuale nefandezza. Accese la luce nell'entrata e vide una pila di bauli ammassati contro il muro: sua moglie era ovviamente ritornata. Ma dalla sua camera non filtrava alcuna luce. Doveva essersi coricata già da molte ore. Spense la luce del!' atrio, raggiunse camera sua in punta di piedi, accese la lampada del comodino, tornò indietro e sprangò la porta dall'interno. Pochi minuti dopo dormiva come un ghiro. Il cameriere dovette bussare ostinatamente per riuscire a svegliarlo. Sen si alzò per riaprire la porta e sentì il mondo vorticargli intorno. Che cosa avrebbe pensato il cameriere del Sarub che si barricava contro la moglie? Non avrebbe potuto importargliene di meno. Il mal di testa assorbiva tutta la sua attenzione. "Devo portare il tè anche alla Memsahi b?" domandò i I cameriere. "Non prende mai il tè a letto." rispose Sen "Non si è ancora alzata?" "Non so, Sahib; anche lei si è chiusa dentro a chiave." Sensi sentì in imbarazzo. Ingoiò un paio di aspirine e trangugiò una tazza di tè forte. Poi si coricò aspettando che le aspirine facessero il loro effetto. Ma la sua immaginazione stava prendendo il sopravvento. Non poteva averlo fatto! No, no di certo. Probabilmente l'aveva aspettato fino a mezzanotte; impaurita di essere sola in casa, si era chiusa nella sua stanza e non si era ancora svegliata. In effetti lui non si era comportato molto bene e forse lei era anche ipersensibile. Decise di togliersi il pensiero, si alzò e bussò alla sua porta. Non vi fu risposta. Andò in bagno, poi riprovò. Dalla stanza non proveniva alcun rumore. Andò allora alla finestra e spinse con entrambe le mani. I battenti cedettero schiantandosi contro i 1 muro. Neppure quel fracasso la svegliò. Aguzzò lo sguardo nel buio e colse il riflesso degli occhiali sul naso di lei. Sen si precipitò dentro casa urlando. Accorse il carneriere. Padrone e servitore si avventarono a spallate sulla porta. Finalmente il chiavistello cedette ed essi irruppero nella stanza. La donna rimase immobile nel letto. Un rivolo biancastro le colava dalla bocca socchiusa fino al cuscino. Gli occhi erano sbarrati di là dalle spesse lenti. Sen le sfiorò la fronte: era la prima volta che toccava sua moglie. E lei era morta. Sul tavolo accanto al letto vi erano un bicchiere vuoto e due buste. Una recava il nome della madre di lei, in bengali; l'altra era per lui. A leggere l'indirizzo in inglese sulla busta, un sorriso inebetito gli increspò le labbra: "Egregio Signor S. Sen". Note I) Gli inservienti. 2) Sarcostema acidum, pianta rampicante dell'India orientale dal succo acidulo e lattiginoso, allucinogeno, usato sacralmente nella religione indiana antica per favorire la comunione con il divino. 3) Nel testo la moglie pronuncia "sit", sedersi come "shit", defecare.
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