che aveva in bocca. Poi si girò dall'altra parte e vomitò anche il resto. "Mi spiace profondamente che il formaggio ti faccia questo effetto," balbettò Sen, "avrei dovuto immaginarmelo.". La signora Sen si forbì la bocca su un lembo del sari, chiese dell'acqua e si sciacquò bocca e faccia. TIpranzo era ormai rovinato. "Faremo meglio a rimetterci in strada," disse Sen alzandosi, "sempre che tu ti senta meglio." Lei avvolse la scodella di ottone in uno straccio e lo seguì sull'automobile. Si misero di nuovo in strada. La moglie pescò dalla sua borsetta uno scatolino d'argento e ne estrasse un paio di foglie di bete!; ne spalmò una di lime e pasta di caucciù, la cosparse di cardamomo e di scaglie di noci di bete!, la arrotolò e la porse al marito. "Mi spiace, non tocco mai quella roba," si scusò, "se non hai nulla in contrario io continuerei con la mia pipa." La signora Sen non aveva nulla in contrario. Si infilò la foglia in bocca ad iniziò a masticare soddisfatta. Giunsero presto alla locanda. TIlocandiere scaricò i loro bagagli, srotolò i giacigli per la notte e chiese alla signora Sen che cosa desiderassero per cena. Lei lo indirizzò al marito. "Per me va bene una cosa qualunque," rispose lui, "un'omelette, qualsiasi cosa. Per quanto riguarda la Memsahib, occoJTe chiedere a lei. Io credo che andrò a fare due passi prima di cena.". "Non si allontani troppo," si raccomandò il locandiere, "è una terra selvaggia, questa. C'è un sentiero lungo il fiume che i Sahib prendono sempre quando vengono qui a pescare: quel lo è abbastanza sicuro." INDIA, MESSICO,CINA 53 Sen salì in stanza per proporre alla moglie di accompagnarlo ma lei stava disfacendo i bagagli e lui cambiò idea: "Vado a fare due passi lungo il fiume. Di' al locandiere di servire scotch e soda in veranda. Ce n'è una bottiglia nella mia valigia. Così ci facciamo un goccetto prima di cena." La moglie annuì. li sentiero battuto dai pescatori s'insinuava tortuosamente nel1' intrico della foresta lussureggiante per andare a terminare bruscamente sulla ciottolosa riva del fiume. Il Gange s'offriva magnifico alla vista: una maestosa corrente di acqua limpida e cristallina che fluiva rapida scintillando al chiaro sole. Doveva essere stato in un luogo come questo, pensò, che i saggi del tempo antico avevano proclamato il Gange sacro tra tutti i fiumi del mondo. Sentì un senso di profonda comunione con i suoi antenati ariani: adoratori della bellezza della natura che innalzavano inni al sole nascente, consacravano il succo fermentato del soma2 alla luna piena, divoravano la carne di manzo e dedicavano la loro vigorìa a donne dai seni prosperosi ed i fianchi larghi. Quanta acqua era passata per il Gange da quel tempo! L'Induismo era ora come quello stesso fiume, ma nella parte più bassa del suo corso; come a Calcutta, dove egli era nato: una pigra distesa di fango e melma, inquinata dagli escrementi di milioni di pellegrini a Hardwar, Benares, Allahabad, Patna e in tutte le altre città 'sacre' sulle sue rive e dalle ceneri dei cadaveri sparse a nutrire pesci e ta1tarughe. Era diventato l'induismo dei protettori di mucche, dei proibizionisti, dei mangia.bete!. Proprio così, pensò rassegnato. TIsuo era l'induismo ancestrale di quell'acqua che gli scintillava davanti; quello della maggioranza era un fiume insozzato da secoli di meschino pregiudizio. Attraversò l'argine ciottoloso, raccolse l'acqua ghiacciata nella conca delle mani e se la gettò in faccia. Le ombre della giungla s'allungavano sulla corrente e le cicale cominciarono a cantare.Sensi voltò indietro e ripercorse velocemente i propri passi verso il bungalow. Era il tramonto. L'ora di celebrare con un aperitivo. I bicchieri e la soda erano già pronti sul tavolo della veranda. Il locandiere venne incontro al rumore dei suoi passi, con un mazzo di chiavi nel palmo aperto della mano: "Non ho osato aprire il baule del Sahib," spiegò, "potrebbe prenderlo lei il whisky, per favore?". "Perché non l'hai fatto prendere dalla Memsahib?" Il locandiere si contemplò i piedi: "Ha detto che non avrebbe mai toccato una bottiglia di alcool: mi ha dato le chiavi, ma non mi va di metter le mani tra le cose del Sahib. Se poi trovasse qualcosa fuOJi posto ...". "Va bene, va bene. Apri la valigia. Whisky e brandy sono proprio in cima. E, non appena la Memsahib sarà pronta, servi la cena.". Non ci fu verso di farsi raggiungere dalla moglie.Sensi versò una bella dose abbondante ed accese la pipa. Il pensiero gli tornò sullo strano corso che la sua vita aveva preso. Come sarebbero state diverse le cose, se avesse sposato una qualunque ragazza inglese conosciuta all'Università: si sarebbero già baciati centinaia di volte tra la cerimonia e la prima notte, si sarebbero avventurati nella foresta mano nella mano e avrebbero fatto l'amore in riva al fiume, si sarebbero adagiati l'uno nelle braccia del l'altro a sorseggiare scotch e sgranocchiare sfizietti tra un amplesso e l'altro ed avrebbero fatto l'amore fino alle prime ore del mattino. Il whisky gli riscaldava il sangue e gli scatenava l'immaginazione: era di nuovo in Inghilterra. Le tenebre incombenti e l'oscura foresta tropicale aggravavano la sua solitudine: si sentiva un completo estraneo nel suo stesso paese. Non s'accorse neppure che il locandiere annunciò la cena. Sua moglie uscì e gli chiese nel suo pittoresco accento bengalese: "Vuoi scederti 3 fuori?". "Che cosa?" ringhiò lui, riportato alla cruda realtà.
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