Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

46 DALL'INDIA UN GRANDE VECCHIO SIKH INTRODUZIONEA KHUSHWANTSINGH OTTANT'ANNI EOTTOGUARDIEDELCORPO IncontroconItaloSpinelli ADelhiavevosentito parlare di lui come "thedirtyold man" per la terapia, divenuta famosa, che consiglia alle gio 1anispose, per risolvere problemi di coppia: una bella relazione extraconiugale. Avevo poi letto con grande divertimento il suo romanza intitolefto appunto Delhi, pubblicato nel 1991, un ritratto storico, irriverente, erotico, della città, descritta come una puttana, per metà uomo e metà donna, coni' energiainventivacli entrambi i sessi. Un racconto che si sviluppa attraverso dieci secoli di storia. La descrizione de/l'arrivo all'aeroporto della città, che apre il libro, è perfetta, esattamente come la vive chiunque sbarca a Delhi. Poi Train to Pakistan, pubblicato nel 1956. È la storia di un piccolo villaggio, nel Punjab, dove sikh e musulmani vivono pacificamente insieme, il tempo scandito dal passaggio del treno sul ponte che attraversa il.fiume. Fùw al giorno in cui il treno arriva carico clicadaveri. Sono i sikh morti nella "partition ", la divisione tra india e Pakistan. E il villaggio è intrappolato nella violenza e nello spargimento di sangue, tutti i personaggi costrefli ad agire e co11frontarsi con la loro identità etnica e religiosa. L'anno scorso è uscito Nota nice manto know, una selezione di trent'anni cliproduzione letteraria, articoli, novelle, aneddoti. Il suo viso lo avevo visto accanto agli articoli su "Illustrateci Weekly of India" e "Hindustan Times", dei quali è stato tra i più quotati e noti columnists. E una bella mattina d'inverno, con mia grande so,presa, l'ho riconosciuto nei giardini dell'Orto Botanico, a Trastevere, dove si trovava per una conferenza. Con il suo aspetto trasandato, il turbante sempre storto, le tipiche ciabatte indiane, il passo trascinato. Piccolo di statura ma indovini che doveva essere stato robusto, come quasi tutti i sikh. Sapevo dei suoi articoli contro il movimento separatista sikh. Così come sapevo della sua protesta con restituzione di una decorazione ricevuta dal presidente indiano, quando il governo centrale di Delhi aveva assediato, nel 1984, il Golclen Tempie di Amritsar, il più imporlctnte tempio dei sikh, nel Pw1jab. Ed ero al corrente delle minacce che gli erano state rivolte per la sua posizione critica del separatismo. Così la mia conversazione con Khushwant Singh, uno dei massimi giornalisti e scrittori contemporanei, comincia proprio con una domanda sulle conseguenze delle sue prese di posi:io11e. È vero che a Delhi è costretto a vivere con una guardia del corpo? Sì, è vero. Negli ultimi dieci anni mi sono opposto al movimento per la creazione di uno Stato separato dei sikh. E ho scritto con forza contro il pericolo di smembrare l'India, contro la creazione di uno stato indipendente sikh, che non ha alcuna possibilità di riuscire; sarebbe una terra, o uno stato, alla mercé di ambedue, l'India o il Pakistan. E ho continuamente avvertito i sikh che sarebbe un suicidio. Credo di aver vinto, perchè la maggioranza dei sikh del nord oggi non sostiene più quel movimento. Ma nel corso degli eventi le persone favorevoli alla creazione di quello Stato fondamentalista, Khalistan, mi hanno messo nella loro lista di mo1te. Hanno reso pubblico un elenco di cinque persone da uccidere e ne hanno uccise tre, tre giornalisti, e io sono il prossimo sulla lista. Hanno cercato di mandare qualcuno a uccidermi, è venuto nel mio appartamento, è rimasto fuori, facendo finta di essere un venditore ambulante di verdura, mi ha seguito nella mia residenza in montagna e poi ha avuto l'impressione di essere pedinato e se ne è andato. Quando è tornato è stato catturato. È stato processato per I' assassinio di un generale che era comandante in capo dell'esercito nei giorni dell'assedio del Golden Tempie, e poi è stato impiccato: così in questo momento l'uomo che voleva uccidermi è morto. Non si può mai sapere. Comunque ho guardie del corpo dovunque vado, otto di fronte alla mia abitazione. Cosa significa vivere costantemente con una guardia del corpo? Mah, non molto, eccetto che non hai molta privacy. Considerati i miei frequenti viaggi, la gente pensa che dovrei avere molte storie d'amore. Ma non sanno che quando ti trovi in una stanza d'albergo e fuori dalla tua p01ta ci sono due poliziotti con tanto di pistole non è facile avere un'erezione. Una vita non molto diversa, insomma, da quella che vive Rushdie? Condivido, obiettivamente ma non soggettivamente, l'angoscia di quel povero uomo che vive sotto minaccia di morte e di cui ammiro molto il lavoro. Ma se scrivi, devi a te stesso di dire quello che pensi. Se non scrivi la verità così come la vedi non hai nulla a che fare con lo scrivere. Ma lei come ha iniziato a scrivere? Per caso. Avevo studiato legge, in Inghilterra. Nel 1929 sono tornato dall'Inghilterra e sono andato a vivere a Lahore, che ora si trova inPakistan. E per vari anni ho svolto l'attivitàd'avvocato. on mi piaceva. Quando la città in cui vivevo è diventata parte del Pakistan me ne sono andato. Ma non volevo continuare a fare l'avvocato e così sono entrato nel corpo diplomatico. Sono stato per quattro anni in diplomazia, anche a Londra, poi, dopo altre attività varie, ho lavorato per due anni per l'UNESCO. Alla fine, la grande occasione mi è arrivata nel 1965, durante la guerra indo-pakistana.

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