LA NUOVA NARRATIVA ITALIANA POSTMODERNO DICASANOSTRA lA CARRELlADTIAFILIPPlOA PORTA Bruno Falcetto Sul finiredegli anni Settanta si affaccia alla ribalta delle patrie lettere ungruppodi scrittorigiovani ilcui lavoro è caratterizzatoda un forte senso di appartenenza generazionale (Palandri, Piersanti, Tondelli, De Carlo, per citarne solo alcuni); in seguito il filone çli una narrativa di giovarli sui giovani rimane, pur con momenti'éli pausa e risultatialterni, piuttosto vitale:da Veronesi alla Ballestra e Brizzi. Calvino, Morante, Primo Levi, Sciascia, Manganelli, Volponi sono invecesolo alcuni dei nomiche formano la tristefila degli scrittori scomparsi nell'ultimo decennio, nomi in cui si riassume lapartepiùsignificativadellatradizionenarrativaitaliana del secondoNovecento.Nel nostropaeseinoltre l'editoria concede ormai abitualmenteampio spazioagliesordienti:circa 170leopere prime di narrativapubblicate fra 1989e 1994, secondo il risultato di un'inchiesta recente promossa dal premio "Calvino". Fatti esterni, biograficio editoriali,certo.Ma che, ancor prima di un'analisi delle concrete fisionomie dei testi, invitano a considerarelanarrativadell'ultimo quindicennioin unaprospettiva d'insieme; segni di una trasformazionein atto che bisogna cercar di descrivere, pur consapevoli della precarietà dei risultati cui si giunge ragionandoa ridosso dei fenomeni.Finora lo si è fattoben poco (fra le eccezioni, il documentato lavoro di Stefano Tani sul romanzo deglianniOttanta pubblicatodaMursia nel 1990).Il libro di Filippo La Porta (La nuova narrativa italiana. Travestimenti e stili di fine secolo, Bollati Boringhieri, 1995,pp. 230, Lire24.000) viene dunque opportunamente a interrompere un silenzio bibliografico pressoché totale. Ma senza pretese sistematiche ed esaustive: "Non capitolo organico di una storia letteraria novecentesca ma riflessione rapsodica, attraverso le opere e gli autori, sulla società italiana, su trasformazioni dell'etica e dell'immaginario, della sensibilitàe degli stili culturali". Il ritratto tracciato da La Porta nasce infatti dall'esperienza di una critica nlÌlitanteoggi sempre più compressa fra l'asetticità accaclenlÌcae la superficialità di un'informazione letteraria fatta perlopiù d' interviste, cronache e dibattiti usa-e-getta costruiti sulla base di collages telefonici. Un genere dichiaratamente soggettivo, che costringe il critico a misurarsi con i tempi stretti e ad assumersi la responsabilità di scelte e giudizi. Per La Porta la critica letteraria è infatti una forma di critica della cultura, il suomodo di leggere è mossoeiaun'intenzione etica e insieme da un interesse sociologico.I testi portano le improntedi stili individuali e collettivi, letterari e sociali: al critico il compito di riconoscerli e giudicarli. Lo stile letterario è certo una cifra espressiva, ma indica, come diceva Pavese, una "posizione nella realtà", unatteggiamentoversoilmondo.La stilizzazioneletteraria inoltre assorbe, passivamente o polemicamente, gli 'stili' sociali, incorpora modellidi comportamento diffusi, tratti della mentalità collettiva. Fare critica letteraria, allora, vuol dire non solo valutare originalità ed efficacia estetica delle opere, ma anche mettere in luce le autoapologie compiaciute e gli anticorpi critici che la letteratura produce nella sua rappresentazione della società e dell'esistenza. La Porta ha costruito il suo libro per montaggi e integrazioni, affidando all'introduzione e alla scansione dei capitoli la tesi interpretativae l'inquadramentogenerale.L'aspettopiù interessante del lavoro - oltre alla vivacità delle osservazioni specifiche, dei singoli ritratti letterari - è il tentativo di offrire una prima definizione,per dir così, della via italianaal postmoderno. "Cesura netta con il passato" e dunque rapporto "manipolatorio" con la tradizione (con escursioni emotive fra un "debilitante sentimento cliepigonismo"e "uneffetto inebriantedigrado zero"); inserimento in un sistemaculturaledove alto e basso,autenticoe fasullopaiono inestricabilmenteconnessi e la cui magmaticitàelastica sembra in grado cliriassorbireogni contestazione,sonoi tratti che inseriscono la narrativa italiana nel!'orizzonte della postmodernità. Mentre moderatismo (come tendenza a smussare e addomesticare "il Negativo"), propensione al travestimento (di matrice retorica e melodrammatica insieme) e spirito conciliatorio sono i caratteri propri dell'adattamento nazionalecielpostmoderno individuatoeia La Porta anche sulla scorta delle riflessioni di Giulio Bollati sul carattere italiano. Una "ideologiaitaliana", insomma,rintracciatava1iamentenei testi. Nel "trasformismo narrativo" di Tondelli che di opera in opera alternagenerie registri,come nellavocenarrantedell'ultimo Busi che "si ostina a gorgeggiare in falsetto". O neJl'"amore per 1 a declamazione e la teatralità" della Capriolo, messo in luce dall'incontrorivelatore"con ilmelodramma,econceitomanierismo de l teatro pucciniano". Ma pure nell'inclinazione a coniugare "Filosofia (la riflessione alta su cose come il destino e l'eterno) e [...] Romanzesco (passioni, avventure, delitti)" spesso all'insegna di un micl-cult"fatto su misura per i nuovi ceti alfabetizzati, alla continua ricerca di prodotti ultraraffinati e commestibili (tra aclelphismo,Franco Maria Ricci, Battiato e Greenaway)", come (con differenti gradazioni) nelle opere di Maurensig, Capriolo, Carabba o Riotta. I settecapitolidellibroraggruppanogliautori,malesuddivisioni non sono il frutto cliuno sforzo di decisa tipizzazione, i criteri non sono sempre i medesimi. I primi tre capitoli sottolineano atteggiamenti culturali e letterari tipici della nuova narrativa (il soggettoche si riducea sguardoe larealtàche si lasciacoglieresolo
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