AnnoFronko scuoio. 111111 111111 111111 lii I gabbiani e gli altri uccelli che fendono l'aria e sembrano argentati. Egli, -Peter, insieme al quale Anna si trova, nel solaio della casa segreta, - stava in piedi col capo appoggiato alla grossa trave, io seduta, respiravamo l'aria fresca, guardavamo fuori e sentivamo che c'era qualcosa che non bisognava interrompere con le parole". Così lei ha proprio i suoi anni, i tredici festeggiati ali' inizio del diario, poi i quattordici e i quindici compiuti e sempre salutati con festa - con povera e vera festa - nelle stanze dove un pugno di ebrei si nasconde alla persecuzione dei nazisti. Lei ha e vive quei suoi anni, di adolescente, di ragazza (ai sedici non arriverà): non diversamente da una qualsiasi ragazza della sua età, intelligente e amabile. Insieme però è adulta: l'unica fra quegli otto reclusi, osserva Natalia Ginzburg. Adulta in un modo tremendo e lieve, misterioso; che la assegna a una dimensione di solitudine: "Navigo da sola e vediamo dove vado a finire". La guardiamo procedere, con equilibrio innato, su un filo sospeso: non ne cadrà mai, davanti ai nostri occhi. Da quale grado di maturità viene la domanda che una volta lei si pone: "Forse nessuno accontenta del tutto i suoi figli?" (domanda che sembra riassumere le esperienze d'una madre, più di quel le d'una figlia). O il rifiuto di cercare consolazione nel confronto con i più sfortunati: "Non penso a tutta la miseria, ma al bello che ancora rimane"? La politica, dice, non le interessa: però quanta '45·'9S/ MANNUZZU 37 verità resta nelle poche righe di questa bambina sulla distribuzione delle risorse nel pianeta; o sulle colpe della guerra da attribuire a tutti, anche alla "piccola gente". "Fino a quando tutta l'umanità, senza eccezioni, non avrà subito una grande metamorfosi, la gueJTa continuerà a infuriare: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato, sarà distrutto e rovinato di nuovo". Da dove le viene questa sua parte di luce, che ne rende straziante la chiacchiera ginnasiale, e quanto potrà durare, per lei? "Ho paura che la mia saggezza, che poi non è molto grande, si consumj troppo in fretta e non ne rimanga più niente per il dopoguerra". Anna però è ottimista e non sembra dar retta a simili premonizioni. "Farò leggere di sicuro questi libri ai miei figli". (dice proprio: di sicuro). Tutti del resto sono o sembrano ottimisti nella casa segreta: "Saremo di nuovo uomini, non soltanto ebrei". E giocano ad esprimere desideri, a indicare ciascuno la prima cosa che farà, nella libertà ritrovata. Malgrado ciò il tessuto del diario è percorso da brividi inconsci: come siano le cose a parlare, quando gli uomini non vogliono vedere il loro destino. "La spensierata età della scuola non torna più": che intende dire Anna con questa sua frase in apparenza sbadata? Mentre sembra non ci sia altro che aspettare: "Aspettare tranquillamente, finché si può ... Aspettano gli ebrei e aspettano i cristiani, tutto il mondo aspetta, e molti aspettano la morte". Però il bagliore più vivido viene da un piccolo incidente, la perdita d'una penna dentro la stufa: "La mja stilografica è stata cremata, proprio come un domani vorrei succedesse di me" (invece lei finirà in una fossa comune, meno di sedici mesi dopo, a Bergen-Belsen). Si legge ancora il diario di Anna Frank nelle scuole della repubblica italiana? Le col lane scolastiche Einaudi ne hanno fatto 43 edizioni; e solo negli ultimi due anni ne hanno venduto S6.000 copie. Ma con crescente perplessità continuiamo a domandarci se i ragazzi di adesso leggono questo diario, che-divertente e vivo com'è- sembra scritto per loro. Per loro, proprio perché i tempi lo rifiutano, chiudendosi nella propria sufficienza: e nulla sembra più lontano del mondo di Anna Frank e della casa segreta. Mentre dovunque si ripetono stermini, si fanno prove di genocidi: dei quali nessuno, proprio nessuno, potrà più dire "Non sapevamo". "Dio del perdono, non perdonare": la preghiera di Elie Wiesel ad Auschwitz vale anche per Omarska, per tutti i lager, tutto il sangue e la disperata fame della Bosnia; si estende ali' intera mappa del pianeta e ai nuovi giorni, i nostri. E il peccato imperdonabile è quello che non si consuma, che non diventa mai cenere e rinasce da se stesso, uguale a se stesso: "contro lo spirito". Però nemmeno merita perdono chi se ne el trende complice: chi sta a guardare e con le sue omissioni consente. E mai come oggi il peccato di omettere si è risolto nel fare cose diverse da quelle dovute. È per queste cose diverse, per tanto spreco e multicolore vanità, che saremo giudicati e condannati. Per aver scelto vite prive di memoria, accecate. (In questa scelta noi rappresentati e i nostri rappresentanti ci incontriamo, concordi anche se animati da fini differenti: è la piattaforma morale dell'impero di cui diventiamo cittadini). Così Anna Frank, Anna, muore due volte: ed è (spesso temiamo) proprio come non ci sia mai stata la sua resistenza paziente e gaia, nella casa segreta. (Ma adesso pensiamo alla sua morte vera, vera e ignota, di cinquant'anni fa. "Chi sa che un giorno non resti ancora più sola di quanto desidero", aveva annotato nel diario. E dopo, molto dopo: "Dio non mi ha lasciata sola e non mi lascerà sola". Speriamo - con tutto il cuore speriamo - che la sua certezza abbia avuto ragione).
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