Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

Jurek Becker DICHIARAZIONI OTTIMISTICHE DI UN PESSIMISTA IncontroconLuigi Forte L'ebreo JurekBecker è nato a Lodz in Polonia nel settembre del 1937. L'infanzia l'ha passata nel ghetto e in campo di concentramento. Ha imparato il tedesco dopo la gue1rna Berlino, dove si trasferì con suo padre, unico sopravvissuto della sua famiglia alla tragedia dell'Olocausto. Ha studiato filosofia e lavorato come sceneggiatore e scrittore a Berlino est dal 1960 al 1977. La sua presa di posizione a favore dello liedermacher Wolf Biermann gli ha valso nel 1976 l'espulsione dal partito comunista (SED) di cui era membro da vent'anni. L'anno seguente uscì dall'Unione degli scrittori. Trasferìtosi a Berlinoovest alla finedel 1977,Becker ha continuato a scrivere romanzi (sono ormai sette) ottenendo un grande consenso di pubblico. li primo, Jakob il bugiardo del 1969(Editori Riuniti 1973)lo rese di colpo famoso e gli procurò considerazione e stima sia a est che a ovest. L'ultimo, Amanda senza cuore (Feltrinelli 1994) è stato un best-seller per molti mesi in Germania. Becker ha scritto anche molti racconti (Dopo il primo.fil/uro, 1980, La più cara storia.familiare e altri racconti, 1990), in cui si mescolano elementi della più pura tradizione ebraica e ricordi dei suoi soggiorni americani intrapresi dal 1978 in poi. Fondamentale, qui come nei romanzi, resta la sua riflessione, nell'intreccio di elementi letterarie politici, sullo spazio sempre più ridotto che una società superburocratizzata lasciaal singolo. li tema della felicità individuale s'intreccia con il desiderio della realizzazione di un socialismo svincolato da ipoteche oppressive e da vischiosità burocratiche. La sua ottica è felicemente sostenuta da a un umorismo di fondo che non demorde anche di fronte a fatti crudeli e a tragedie storiche. Instancabile è la capacità di Becker di inventare, raccontare storie, secondo la migliore tradizione ebraica (esempio, fra gli altri, è il romanzo Inganno delle istituzioni del 1973, disincantato ritratto di una società socialista alle prese con le proprie contraddizioni). Originale (e talora un po' eccentrica) è all'interno del realismo socialista, la sua contaminazione di forme e modelli (come nel romanzo Il boxeur del 1976):dalla discussione, all'intervista, al resoconto, al commento. La narrativa di Becker si muove sullo spmtiacque fra passato e presente, fra condizionamenti della memoria e libera progettazione del futuro, nel dialogo sempre più problematico fra legenerazioni (ottimo in proposito il romanzo/ ragazzi di Bronstei11 del 1986).Nel panorama tedesco Jurek Becker resta uno degli scrittori più sensibili a interrogativi umani e sociali, attento a figure marginali, a personaggi rassegnati e sconfitti, a esistenze che pongono problemi anziché disporre di verità inculcate. Jurek Becker viene da lontano: dal ghetto di Lodz, in Polonia, dove è nato nel 1937, dai campi di concentramento di Ravensbriick a Sachsenhausen. Aveva cinque anni, negli occhi immagini indelebili, in bocca una manciata di parole polacche. Era la sua lingua, quella di suo padre, scampatoall'ù1ferno, edi sua madre scomparsa nell'Olocausto. Da quel ragazza polacco è venuto jiwri uno degli scri!lori tedeschi più significativi e originali degli ultimi veni 'anni. Un sopravvissuto con lo sguardo puntato sul presente, unfabulatore dalla prosa ironica, che ha trasformatola disperazione in problematica distanza. Signor Becker, da poco è stata L/f/kialmente commem.orata la '45-'95/ BECKER 31 liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Quali sono state le sue reazioni difronte a tale avvenimento? Sarebbe banale dire che trovo Auschwitz terribile ... Ritengo sia giusto ricordarsene in forma degna. Ma il ricordo non è tutto. Le conseguenze che si traggono dal ricordo sono più importanti del ricordo stesso. Ciò che vale per un paese non è sempre tale per un altro. Nessun governo ammette volentieri che nel proprio paese esista un latente antisemitismo. Ciascuno tratta in modo diverso questo tema. Il governo polacco, ad esempio, quando parla di antisemitismo, si comporta come se non sapesse di cosa si sta discutendo. Si può affermare, io credo, che un governo come quello polacco non solo ignora l'antisemitismo, ma rischia in questo modo di incrementarlo. Vuol dire che il presidente Walesa è un antisemita? Assolutamente no. Dico solo che il suo modo di comportarsi rischia di favorire l'antisemitismo. E dei tedeschi che ne pensa? Ho apprezzato molto il comportamento del Presidente della Repubblica Herzog in tale ricorrenza. Trovo che ha fatto quello che un uomo come lui poteva fare e niente di più. Se egli avesse tenuto un grande discorso, per quanto bello, mi avrebbe infastidito. Ci sono casi in cui un politico tedesco deve tener chiusa la bocca e lui lo ha fatto con molto buon gusto. Lei non pensa che l'atteggiamento dei polacchi sia mutato in tutti questi anni? C'era la consapevolezza di non essere responsabili di Auschwitz. Naturalmente i polacchi non sono responsabili, ma questo non è tutto. lo sono nato in Polonia e mio padre, unico sopravvissuto della mia famiglia, che ben conosce la situazione di quel paese ed è stato ad Auschwitz, dopo la guerra è rimasto con me in Germania. A lui io chiedevo spesso: perché siamo rimasti qui, perché non siamo andati altrove, per esempio di nuovo in Polonia. Per molto tempo mio padre non ne volle parlare. Poi, una volta, mi diede una risposta. Mi disse: J urek, pensaci un attimo, chi ha perso la guerra, gli antisemiti tedeschi o quelli polacchi? Ma la situazione attuale, come la giudica? Sono stato qualche settimana fa in Polonia, nella città di Lublino, e là ho visto scritto su un muro in due luoghi diversi: Gassate gli ebrei! Può succedere in tutto il mondo, non me la prendo più di tanto. Voglio però sottolineare due aspetti. Probabilmente a Lublino non c'è più un solo tedesco, si tratta quindi di un antisemitismo teorico tramandato da generazioni. L'antisemitismo, come sa, non ha bisogno di ebrei. Una seconda cosa che trovo terribile è che quella scritta forse era già vecchia di anni. La gente passa lì accanto e non la nota più. Può succedere anche in Germania, naturalmente, e di fatto succede, ma l'amministrazione comunale il giorno dopo, o comunque in breve tempo, provvede a cancellarla ... Là il complesso di colpa è ancora attivo ... Certo! C'è comunque una particolare sensibilità che in Polonia sento carente e che invece in Germania è cresciuta un po'. Che nasca da un complesso di colpa non ha importanza. Essenziale è che ci sia. Auschwitz non è stato una bazzecola e non si può dire semplicemente: facciamola finita con le vecchie storie ... Mi pare che certa storiografia tedesca vada però attualmente proprio in questa direzione ... Sì c'è uno storico tedesco, Noite, uno che certe infamie le prepara

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