30 KRALL/'45·'95 l'elenco dei lavoratori di una fabbrica tedesca, che evitava la deportazione. Se voleva, cancellava dall'elenco. La ricompensa la voleva in dollari e oro. J.S. vide la sua ricchezza perché Kaner venne da lui con un pezzo di lino, una cintura di cuoio e uno sporco sacchetto imbottito. "I medici sono abili con le mani", disse spiegando la strana richiesta e il padre, che non voleva rifiutare nulla a Kaner, per tutta la notte cucì monete e biglietti di dollari avvolti nel lino dentro la cintura di cuoio. Quando nel luglio '42 cominciò la liquidazione del ghetto, Helena viveva ancora nell'appartamento di via Leszno. Era sempre silenziosa, tetra, con la mano serrata attorno alla mano della figlia. Pòi J.S. la perse di vista. Mandò un messaggio: "Mia figlia è dalle suore ...". Non provò a salvarsi. Non ne aveva la forza? Non ha avuto la possibilità? Non voleva essere debitrice a Kaner della vita? Andò da sola o la portarono via a forza? Forse andò da sola. Forse vide in via Ciepla, all'angolo dove incontra via Grzybowska, un vagone trainato a cavallo e due poliziotti. In quel carro forse vide una giovane d nna con una bambina un po' più grande di sua figlia, ormai in convento senza pericolo. Forse si accostò alla donna ... Era calma. Non aveva paura. Non aveva nessuno per cui temere. I genitori erano morti, la figlia dalla parte ariana. Forse disse: "Certamente lei non vuole andare nell'Umschlagplatz, scenda, prendo io il suo posto ...". Kaner morì nel ghetto di Varsavia, ucciso dagli ebrei. Nessuno sa come morì Marysia Ajzensztadt. Secondo una voce le spararono nell'Umschlagplatz, il centro di raccolta e trasbordo, mentre cercava di tirar giù i genitori dal vagone. Secondo un'altra versione salì sul treno coi genitori e finì a Treblinka. Lo studente J .S. sopravvisse e divenne un eminente dottore, un professore in medicina. 14. La mia mamma ebrea mi lasciò sulla veranda della casa della mia mamma polacca a Stare Swieciany. La circoncisione avviene l'ottavo giorno dalla nascita e io non ero circonciso, quindi non avevo più di sette giorni. La mia mamma polacca aveva paura e non voleva po1tarmi con sé. La mia mamma ebrea bisbigliò: "Anche Gesù era ebreo. Vedrà signora, servirà Gesù se lo salva". La mia mamma polacca smise di avere paura e mi prese in consegna. La mia mamma ebrea morì a Ponary. La mia mamma polacca 111.i d sse che ero ebreo quando avevo trentacinque anni. Ero prete ormai da dodici anni. La mia mamma polacca non sapeva il nome della mia mamma ebrea. Sapeva solo che i tedeschi avevano lasciato mio padre nella sua bottega al mercato perché era un sarto bravissimo e faceva loro i vestiti. Lavoravo al Seminario ecclesiastico. Durante le vacanze andai aLask.i. SorellaKlara,cheavevaricevutolamedaglia Yad Vashem11 , stava andando in Israele. Le dissi: "Per favore chieda di un sa1to che aveva la bottega al mercato di Swieciany e faceva vestiti per i tedeschi. Tornò da Israele prima di Pasqua. Venne da me. "Ho qualcosa per lei, padre" mi disse e tolse dalla borsa la fotografia di una giovane donna dai tristi occhi scuri. "Questa è sua madre. La gente di Swieciany le manda i suoi saluti". Piangendo cominciai a ripetere: "Ma la mamma diceva che la mamma era bionda ...", benché dalla fotografia mi guardassero i miei stessi occhi. Andai in Israele. Mi dissero che il fratello di mio padre viveva vicino a Te] Aviv. Era nato a Sarkowszczyzna, un cittadina vicino a Swieciany. Aveva trascorso la guerra nei campi sovietici. La moglie e tre figli erano morti nel ghetto. Me lo disse in russo. Parlava sempre russo quando piangeva perché in quella lingua aveva vissuto i momenti peggiori: i campi e la paura per i cari che aveva lasciato a Sarkowszczyzna. Il nome di mio nonno era Szmul ed era fabbro. Il nome di mio padre era Jankiel e fu ucciso a Ponary. Il nome di mio fratello era Szmul. Aveva cinque anni. Morì a Ponary. Zio Cwi mi chiese cosa sapevo di me. Sapevo che la mia mamma ebrea mi aveva lasciato su una veranda. Che aveva sussurrato alla mia mamma polacca: "servirà Gesù ... " "Dio ha mantenuto alla lettera la sua promessa" dissi. "Sono diventato prete". "Sei prete ..." ripeté zio Cwi, un Chasyd, seguace della cadyk di Lubawicz. "Essendo prete posso essere più di ebreo" risposi. "Sono molto religioso" disse lo zio. "Anch'io Io sono ...". "Verresti con me alla sinagoga?" domandò lo zio. "Anche Gesù andò alla sinagoga ..." risposi e andammo insieme. I chasydzi mi circondarono, mi strinsero le mani e io piansi perché nella sinagoga correvano ragazzini dai capelli scuri, con occhi scuri, proprio come mio fratello, il mio Szmul di cinque anni assassinato a Ponary. Tornai al seminario. Pensai: siccome la mia mamma ebrea riuscì ad accomodare col Signore la mia vita, forse ha accomodato anche la vita di Szmul ... ? Forse vive da qualche parte é non sa che io sono vivo ... Poi pensai: no, l'hanno ucciso a Ponary. Poi pensai: forse la mia mamma ebrea ha accomodato col Signore la vita del mio Szmulek ...? Frammenti da Dowodyna istnienie (Prove di esistere), Poznan, Wydawnictwo a5, Copyright Hanna Krall 1995. Note: I) Sorta di ravioli tipici della Polonia. 2) Si tratta dell'insurrezione armata contro la Russia del 1863. 3) È la vana difesa dall'attacco nazista attuata dalla cavalleria degli ulani contro i carri armati tedeschi nel settembre 1939. 4) Il nome della via acquistò una fama sinistra perché era il luogo dove la gestapo torturava i prigionieri politici. 5) Diminutivi di Jacek e Malgorzata. 6) Di vodka. 7) Venne dichiarato dal generale Jaruzelski il 13 dicembre 1981. 8) L'esercito di Anders. 9) Nome polacco della città chiamata dai tedeschi Auschwitz. 10) Quartiere elegante e intellettuale nella parte nord della città. 11) Riconoscimento a chi aveva aiutato e salvato ebrei durante la guerra.
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