28 KRALL/'45-'95 rimase severa, dritta, solo nell'ultimo periodo portava - invece di un bastone - un ombrello nero da uomo. La nuova superiora chiese di parlare un attimo ad Aneta dopo il funerale. "Ho giurato di dirti la verità dopo la sua morte" disse con voce calma e concreta. "Sei una bambina ebrea. Sei stata portata qui dal ghetto di Varsavia. La Sorella Anziana ti diede il nome. Non so perché proprio questo. Non so nient'altro ...". Aneta aveva allora quarantacinque anni. Quando le giunse all'orecchio la storia della Dama che in tempo di guerra aveva ricevuto una grande valigia si domandò subito: potevo esserci io dentro? Visitò la Vecchia Dama. Giaceva a letto. Sul bordo del letto era appoggiata la gamba artificiale, dentro una calza, in uno stivale marrone coi lacci, molto lunga, forse fino all'anca. Ascoltò Aneta G. e scosse la testa: "Lasciai la piccola in via Hoza e lei, sembra, stava invece a Chylice". "Lei si sbaglia ...". Aneta G. aveva riflettuto alla topografia dei fatti. "Voi la lasciaste in via Nowogrodzka, nella casa per trovatelli, a pochi passi da via Hoza, le suore mi portarono a Chylice e tutto torna.". "Tutto torna" è la frase favorita della gente che si domanda chi è, ma la Dama fu intransigente: "Non mi sbaglio. Era via Hoza. Erano le Suore della Famiglia di Maria.". "Vede signora ...", Aneta G. si era attaccata ormai all'idea di un padre che era studente di architettura, che aveva perso la moglie, che aveva portato via la figlia dal ghetto nell'aprile '43 ed era tornato dai compagni. Era un'idea attorno a cui si poteva creare un mondo intero con un po' d'immaginazione e Aneta non si rassegnava facilmente. "Ricordo quella valigia, scura, soffocante, ricordo perfino l'odore, così orribile ...". "Mia cara", l'interruppe la Dama con voce stanca. "Sono contenta che sei sopravvissuta, ma non era via Nowogrodzka e non erano i tuoi occhi chiari. Quella bimba aveva occhi marroni. Ricordi un'altra valigia, scura e soffocante ...". 12. La storia della valigia, della Dama e di Aneta G. cresciuta dalle suore raggiunse Jerzy J., un medico ematologo che pensò immediatamente alla propria cugina. Era stata nascosta in un convento e dopo la guerra non si era riusciti a trovarla. "Forse sei mia cugina?" domandò ad Aneta G. "Naturalmente se vuoi esserlo ...". Aneta G. voleva essere la cugina smarrita e le fu presentata una nuova biografia. Questa volta il padre non era uno studente di architettura di Varsavia ma un avvocato di Leopoli. Si chiamava Jakub. Oltre a sapere di legge aveva talento per la matematica e conosceva otto lingue. Si era sposato con Helena, una castana slanciata con gli occhi verdi, regina al ballo del Casino Letterario di Leopoli nel carnevale del '38. Jakub era fuggito in Russia, Helena preferì andare a Varsavia, dai genitori. Era bella. Credeva che la gente non l'avrebbe fatta morire. Morì dopo la liquidazione del ghetto, probabilmente a Treblinka. Riuscì a mandare la figlia nella parte ariana e mandò un messag-
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