Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

Mia madre disse: "Delle persone mi dissero che Stach era morto sulla sua branda, nel campo, lo avevano visto seppellire e io ero sola e Salek si prese cura di me. Salek fabbricava stivali. Li vendeva al mercato, capisci cos'erano gli stivali in Russia? Durante la guerra, d'inverno, stivali di cuoio? Ci nacque Chaimek, poi Abram, avevamo da mangiare, Salek con noi era molto buono ..." Tornammo in Polonia e feci domanda per un visto turistico in Israele. Me lo rifiutarono. Un anno dopo provai di nuovo. Ottenni il passaporto la nona volta, all'epoca di Solidarnosc. Mia madre era ancora minuta, vigorosa, però mi chiamava Mirka. "Mirka" diceva "non sei cambiata per niente. E come sta Dawid? Come vanno i bambini a scuola? Cosa succede a Grudziadz?". Mirka era sua sorella maggiore. Insieme al marito Dawid e ai quattro figli era morta a Oswiecim9. Le dicevo: "Mammina, sono io, Klara, tua figlia ...". Smetteva di sorridere: "È vero, sei tu ..." e un'ora dopo riprendeva di nuovo: "Perché non mi hai parlato di Dawid? Avete litigato?" Salek, suo marito, era tarchiato, con una mascella prominente, piccoli occhi e lentiggini sulle mani. Lo guardava con evidente disgusto. "Ricordi il mio Stach" mi chiedeva, o forse più propriamente a sua sorella Mirka. "Occhi blu accanto a capelli scuri, baffi alla Clark Gable. La mia amica Danka Kurzawczyk quando vide Via col vento disse: 'Ascolta, questo tuo Stach è il ritratto di Clark Gable ... ' e adesso mi tocca vivere con questo qui ..." Dissi: "Mamma, ti ha salvato. Ha fatto stivali e li ha venduti al mercato. Hai dimenticato cos'erano gli stivali di cuoio in Russia? Durante la guerra, d'inverno? Sei viva grazie a lui e hai due figli con lui...". Cambiava argomento: "Meglio che mi racconti qualcosa di Grudziadz. Come vanno i bambini a scuola? E gli affari?" Ho incontrato mio padre quando avevo ventotto anni. Mia madre quando ne avevo trentotto. Sono primaria nell'ospedale municipale. Mio figlio ha un'azienda di computer. I miei fratellastri israeliani avevano comprato a mio figlio un apparecchio acustico così piccolo che sta tutto dentro l'orecchio. Mio nipote ha occhi blu e capelli neri, proprio come Clark Gable. 10. Le persone che avevano scoperto di essere ebrei vollero incontrarne altri come loro. Ogni mese, il giovedì pomeriggio, sedevano attorno a un tavolo nella stretta hall del teatro ebraico. Vestiti da festa, sudati per l'emozione e per l'afa, davanti a un tè preparato con le bustine, si raccontavano storie senza fine non sapendo nulla, non ricordando nulla. In uno di questi racconti comparve la Vecchia Dama. Aveva perso una gamba nell'insurrezione di Varsavia, ma anche con la protesi si manteneva dritta e dignitosa. Indossava colori accuratamente accostati-grigi e verdi, parlava a voce bassa e tranquilla. In tempo di guerra viveva a Zoliborz 10 insieme al padre, professore di architettura. Nel l'aprile del '43 suonò alla porta un ospite inatteso: un giovane scuro con una valigia in mano. Si presentò come studente del professore e con sorpresa della padrona di casa portò la valigia nel salone. Sedette sul tappeto e l'aprì. Nella valigia dormiva una bambina. "Mia moglie è morta" disse l'uomo. "I miei amici sono LÀ e io tornerò da loro. Per favore faccia quello che ritiene giusto ...". Baciò la guancia della bambina, salutò e si diresse alla porta senza voltarsi. '45-'95/ KRALL 27 La signora fece un bagno alla piccola e nascose la valigia. La bambina - di tre anni, con riccioli corti e scuri - non sapeva parlare ma sapeva nascondersi. Se sentiva un fruscio subito si nascondeva sotto il pianoforte, il tavolo, il letto e taceva per ore. Si nascose così per quattro giorni. Il quinto la signora si cucì una lunga gonna e chiamò l'assistente del marito, che guidava un riksciò. Salirono, la signora coprì la bimba con la lunga sottana e dette l'indirizzo: via Hoza, casa delle Sorelle della Famiglia di Maria. Dietro il cancello chiuso la guardiana domandò: "Chi è là?". La signora rispose: "Una persona che cerca aiuto". li cancello si socchiuse. La signora spinse la bambina dentro, chiuse di scatto la porta e tornò al riksciò. Dopo la guerra tornò in via Hoza. Su sua richiesta cercarono i documenti dei bambini adottati ma nessuno era la "sua" bambina. "Tre anni, piccola, con riccioli neri" continuava a ripetere, sebbene la suora le spiegasse che nessun bambino coi ricci neri era stato registrato da nessuna parte .. Questo fu tutto. Lo "studente del professore" non venne più a trovarla. La bimba non fu trovata. "Vive con un senso di colpa, deve essere orribile" si dicevano con commiserazione i bambini cinquantenni sui tavoli della hall del teatro. "Vuole solo una cosa: sapere prima di morire se la piccola è sopravvissuta". 11. La storia della Dama raggiunse Aneta G. Aneta aveva trascorso la guerra dalle suore. Non aveva famiglia. Dopo la guerra gli orfani erano stati dati a famiglie senza figli, una di loro aveva scelto Aneta. Mentre salutava la superiora la donna disse: "Suora, è sicura che non si tratti di una bimba ebrea?" "Cara signora", alzò la voce indignata la superiora, "questa è una bambina polacca, delle parti di Zamosc". Poi improvvisamente aggiunse: "Penso sia meglio che Aneta resti qui con noi. Arrivederci signori". Accompagnò i visitatori alla porta, rinchiuse il cancello e s'inchinò verso la piccola: "Non ti darò a nessuno. Staremo assieme. Vero che vuoi sempre stare con me?". La superiora, che chiamavano Sorella Anziana, era alta, magra, con una faccia ovale e occhi severi. Non parlava ad Aneta, non la baciava, non la teneva in braccio, sorrideva raramente, le si rivolgeva solo per impartirle degli ordini o per dirle delle verità all'ingrosso. Diceva: "Le cose più importanti nella vita sono la povertà, l'ubbidienza e la purezza". Oppure: "Non si possono padroneggiare queste virtù senza fatica. Le virtù bisogna esercitarle con la perseveranza". Oppure: "Una persona dovrebbe seguire sempre la retta via" eccetera. Malgrado questa sobrietà, per Aneta sceglieva i vestiti più belli dagli aiuti Unrra, le lasciava la chiave della dispensa, le faceva bere a volontà il cacao americano e le ricordava personalmente che una persona dovrebbe mantenersi diritta. Sperava che dopo gli studi all'università cattolica Aneta sarebbe entrata in convento e col tempo sarebbe diventata anche lei una madre superiora. Aneta non entrò in convento. Si sposò, ebbe un figlio, negli onomastici e nelle feste mandava alla Sorella Anziana cartoline coi saluti. La Sorella Anziana morì a novantanove anni. Fino alla fine

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