Questa volta la lettera appariva troppo ufficiale. Buttò via la brutta, prese un foglio bianco e la porta si aprì. Davanti a lei stava la coppia dei dintornj di Radom. Erano venuti a salutarla, stavano partendo in pellegrinaggio per la Terrasanta. "È una fortuna", disse Malgorzata B. "Da Gerusalemme telefonate alla città di Rehovot. Chiedete a Eljah W. il nome dello zio che condusse la nipote fuori del ghetto.". Dopo due settimane erano di nuovo dinnanzi a lei. "Siamo atterrati in Israele", cominciò la dottoressa. "All'aeroporto ci hanno informato che il pellegrinaggio non sarebbe iniziato aGerusalemme ma a Rehovot. Ho telefonato a quell'uomo la prima sera. Gli ho detto che venivo dalla Polonia, che avevo letto la sua lettera, che volevo sapere il nome dello zio della ragazzina. 'Lonia' disse l'uomo. Perché per lei è così importante? Gli spiegai che anch'io ero stata portata da qualche parte da uno zio Lonia e che ricordavo la suamano. Ci invitarono incasa.C'erano molte persone, tutta la farnjglia, io parlai di mio zio, della schiena di mia madre, della lettera C. Ascoltarono cortesemente ma non credettero a una parola. Alla fine Eliah disse: 'Se sei la nipote di Lonia, mio fratello, dicci perché non ti portarono al campo insieme con la nonna?'. "Adesso" - la dottoressa interruppe il racconto israeliano - "vi spiego perché non mi portarono al campo. I tedeschi prendevano i bambini e i vecchi, li portavano sulla piazza e li caricavano sui camion. Ero con la nonna su uno di essi, i tedeschi tutt'attorno. La nonna guardò accanto e bisbigliò: c'è un uomo alto e magro laggiù, lo vedi? Corri da lui e digli: 'non sono ebrea signore, sono una bambina polacca'. Io saltai giù e corsi dal tedesco alto. Gli dissi: '45·'9S/ KRALL 25 'non sono ebrea signore ...' 'e allora cosa ci fai qui?'gridò 'vattene via!'. Tornai a casa e c'erano molte persone cui avevano portato sui camion i bambini e i genitori. Mi chiesero: 'perché sei tornata? perché non sei andata con la nonna?'. Dissi loro del tedesco alto. Nei cinquant'anni seguenti non dissi nulla di lui e non penso di essermelo ricordato, ma quando quella gente a Rehovot mi parlò con le parole della gente del ghetto balzai sulla sedia. Cominciai a parlare come se avessi cinque anni: "la nonna bisbigliava 'c'è un uomo alto e magro...' io corsi ... 'non sono ebrea signore ... allora vattene via..."'. Ripetevo sempre la stessa cosa, non potevo fermarmi finché zio Eliah mi venne vicino e mi prese la mano. "Ero con quella gente ... Ho sentito cosa hai detto... Tua madre era mia sorella...". La dottoressa delle parti di Radom mostrò alla madre polacca le fotografie dellaTerrasanta: i I marito a Betlemme, i I marito su I laVia Crucis e sul lago Tiberiade. li fratello di sua madre ebrea, Eliah W., non compariva in alcuna foto. "È una vecchia donna malata" spiegò a Malgorzata B. "Non vorrei sconvolgere la sua tranquillità alla fine della vita. A volte penso", aggiunse accomiatandosi da Malgorzata B., "che anch'io preferirei non ricordare. Non rispondere alle domande di mio nipote. Non avere nostalgia. Non pensare a chi, oltre al postino, sa che ricevo lettere con francobollo israeliano". 9. Mio padre, Stanislaw. Kopczynski, figlio di un proprietario terriero, aveva sposato Perla Zilbersztajn, figlia d'un rabbino. Dopo il matrimonio, mio nonno ebreo obbedì al precetto del lutto
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