Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

di mettere ordine nella via Marceli Nowotko. La sua statua è stata demolita, il basamento con le scritte oscene dei tifosi fatto saltare in aria e il terreno ripulito. 5. Malgorzata B. si laureò in filosofia, ebbe due mariti, lavorò in un teatro. Divenne alcolizzata. Beveva ogni giorno, mai meno di mezzo litro6. Al mattino le doleva la testa, al pomeriggio le passava e cominciava a bere di nuovo. Beveva senza mangiare, scolandosi ogni genere di bottiglia. Conosceva tutti gli spacci alcolici legali e le bettole illegali. Durante lo stato di guerra 7 lavorò per il giornale clandestino ''Tygodnik Mazowsze". Batteva a macchina i testi e il suo record fu di 58 ore ininterrotte, senza dormire. Un giorno vuotò mezza bottiglia, gettò il resto nel lavandino e abbandonò l'alcol. Ha corti capelli biondi, un viso pallido non truccato tranne una linea nera sulle palpebre, stile anni sessanta. Non ha figli. Ha un cane malinconico, con cui abitava il primo marito quando si suicidò. Venne a sapere dell'Istituto per caso, una conoscente le disse che cercavano un'impiegata per l'archivio. "È un istituto ebreo" aggiunse la conoscente. "Ti disturba?" e Malgorzata B. si presentò per l'impiego. Fu incaricata di mettere in ordine le richieste della carta d'identità scritte dagli ebrei a Cracovia nel 1940. Le assegnarono i nomi con la lettera B; alle domande erano accluse le fotografie. Fissò i volti nelle fotografie. "Sei sopravvissuto?" domandò. "Ne dubito. Con quel naso e '45-'95/ KRALL 23 quegli occhi non avevi possibilità". Quando osservò la strana data di nascita: - 21.12.21 - cambiò parere. "Una sequenza di numeri così è una garanzia ..."; rassicurò l'uomo nasuto e raggiunse il registro degli ebrei sopravvissuti. C'era. Si era salvato da Bergen Belsen. "Vedi?" erafelicecomesedovessea lei la sopravvivenza, "Te l'ho detto, non era tutto perduto ..." e si rivolse alla successiva persona che iniziava con la B. Era una donna con un bel viso, con un ardente desiderio di vita negli occhi famelici. "Tu sopravvivi" la tranquillizzò, e trovò senza sorpresa il nome fra i salvati. Lasciò la B perché veniva sempre più gente che desiderava confessare ... Per la prima volta dalla fine della guerra parlavano dell'Olocausto. Erano duecento, cinquecento, poi mille, millecinquecento ... "Le lacrime non sono d'obbligo per un'archivista" avevano detto a Malgorzata B. "Qualcuno deve piangere per loro" aveva risposto. "Hanno diritto alle nostre lacrime.". 6. ...Mi spararono sulla via Janowska, insieme agli altri. Mammina era polacca, corruppe un ucraino perché le desse indietro il mio corpo. Le restituì il mio corpo e venne fuori che vivevo. Immaginidella selezionedei deportali al KLdi Auschwitz.

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