Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

22 KRALL/ '45-'95 Nanna Krall L'OBLIO traduzione di Marcello Flores Hanna Krall è nata a Varsavia nel 1937. Giornalista e scrittrice, alla fine degli anni Sessanta è stata corrispondente dall'Urss del settimanale "Polityka". A quel periodo risale Na wsch6d od Arbalu (A est dell'Arbat). Nel 1977 è uscito il suo libro d'incontri con Marek Edelman, vicecomandante dell'insurrezione del ghetto di Varsavia, Zdazyc przed danem bogiem (Arrivare in tempo davanti al Signore). I suoi romanzi più recenti sono: Sublokalorka (La subaJjiuuaria), del 1985; Taniec na cudziem weselu (Ballo alle nozze di qualcun altro), del 1993; Co sie staio z nasa bajka (Cosa è accaduto della nostra parola). Pubblicati in Italia: Ipnosi e altre storie, La Giuntina 1993, e La festa non è la vostra, La Giuntina 1995. 1. In via Tlomackie c'è solo una casa. La bottega ccanto, come il bar che serve pierogi' di carne, appartiene a via Corazzi. La casa di via Tlomackie è al numero 5. Costruita negli anni Trenta per l'Istituto di Scienze Giudaiche, si fondeva bene con la Grande Sinagoga. La Sinagoga era al numero 4, attraversata la strada. Fu fatta saltare in aria nel maggio 1943, dopo l' insurrezione del ghetto di Varsavia. Il fuoco si propagò all'Istituto, che subito dopo la guerra venne ricostruito con efficienza e rapidità. Al posto della sinagoga eressero un grattacielo coi vetri azzurri, sede di banche. Ci misero venticinque anni a tirarlo su. I costruttori dovettero fronteggiare in continuazione nuove e sorprendenti difficoltà. Cercarono di spiegarle con una maledizione ebraica che doveva proteggere il luogo sacro dagli intrusi. Sembra che siano stati chiamati dei rabbini, che avrebbero dovuto calmare gli spiriti ostili con scongiuri e preghiere. Uno dei locali del grattacielo fu destinato all'Istituto, che oggi si chiama Istituto Storico Ebraico. 2. Tempo fa le finestre della tromba delle scale furono coperte con lino bianco. Con gli anni si sono ingiallite e imbrunite e le macchie pittoresche hanno cominciato a ricordare l'alabastro. La luce vi filtra con la più grande difficoltà. Sul pianerottolo delle scale baluginano nella penombra argentei menori, candelabri del sabato, corone che adornano la Torah e yad, scolpiti a forma di pugno da cui fuoriesce un dito, pronto a indicare durante le preghiere le parole del libro. Sul pianerottolo più in alto erano immobili due uomini e una donna intagliati nella pietra, sporti in avanti, con delle bombe in mano. Sulle ripide scale si arrampicano insegnanti che studiano la storia degli ebrei polacchi; scolaresche che cercano i nomi dei nonni nei registri dei sopravvissuti; operatori sociali di diverse città che vogliono avere un testo ebraico per una targa commemorativa. Il testo comincia in genere con le parole: "In questo luogo vennero uccisi ...", oppure "Questo edificio ospitava la sinagoga ...", oppure "Gli ebrei vissero nella nostra città per seicento anni ...", e così via. Al piano più alto sono indirizzati coloro che desiderano confessare di essere ebrei. Li aspetta Malgorzata Bonikiwska, un'archivista. 3. I genitori polacchi dei bambini ebrei stanno morendo. Li trovarono oltre cinquant'anni fa - sui binari dov'era passato il treno, sulle strade dove avevano trascinato gli ebrei, sotto il muro del ghetto o tra i cespugli. A volte glieli diedero persone che promisero di tornare, ma non comparvero più. I genitori polacchi condussero i bimbi in chiesa. Dettero loro un nome cristiano. Li allevarono come propri e tacquero sul passato. Adesso muoiono. Dovrebbero avere la stessa età perché il tempo di morire è giunto per tutti nel medesimo istante. All'ultimo momento desiderano raccontare cosa è successo, ma parlano in modo vago, di questioni incerte, con mezze frasi. Qualcuno lascia una lettera, anch'essa in ritardo e oscura o uno straccio d'appunto. I bambini ebrei di cinquant'anni arrivano all'Istituto ebraico con questi appunti e mezze frasi. 4. Malgorzata B., archivista, è nata nella prigione di Pawiak. Suo padre discendeva da un'aristocratica famiglia patriottica. li suo trisavolo combatté nell'insurrezione di gennaio 2 • Il suo bisnonno venne esiliato in Siberia per avere abbattuto l'arco di trionfo dello zar. Pilsudski ballò alle nozze di suo nonno. Suo padre, che prese parte alla campagna di settembre 3 , morì a Oranienburg nell'aprile del '45 sotto una bomba alleata. La madre di Malgorzata B. era comunista. Nel 1939 fuggì verso est e la guerra tedesco-sovietica la raggiunse sul treno. Il treno attraversava la Russia. La madre di Malgorzata B. scendeva a ogni stazione e inviava un telegramma: MOSCA, COMINTERN, MARCELI NOWOTKO, RICORDA LA PROMESSA. Nowotko le aveva promesso che sarebbero tornati in Polonia a organizzare il partito clandestino e combattere i tedeschi. Per tre settimane viaggiò così. Ogni sera mandava lo stesso messaggio: MOSCA, COMlNTERN, MARCEU NOWOTKO ... A novembre giunse la risposta. Andò a Mosca. Nel dicembre del 1941 un aeroplano sovietico prese lei e i suoi compagni - Pawel Finder, Marceli Nowotko, Pinkus Kartin e il veterano della guerra di Spagna Edward Molojec. Saltarono col paracadute. Costituirono il partito e formarono unità partigiane comuniste. I tedeschi fucilarono Finder presso la Cittadella. Kartin morì nel ghetto di Varsavia. Qualcuno uccise Nowotko, probabilmente Molojec, probabilmente per incarico dei russi, e Janek Krasiski uccise Molojec per incarico del partito. La madre di Malgorzata B. si occupava della stazione radio. Un giorno entrò nel ghetto e disse addio ai genitori. Non li condusse con sé, non aveva un nascondiglio, doveva proteggere la stazione radio. Fu arrestata dalla gestapo e condannata a morte dopo essere stata interrogata in via Szucha 4 . La sentenza fu sospesa perché era incinta. Aspettava due gemelli e i tedeschi cercavano gemelli per ricerche sull'eredità. Fu condotta nella prigione di Pawiak. Nel febbraio 1944 nacquero Jas e Malgosia5. Il responsabile medico della prigione, Gerd Bomeier, Sturrnbannfohrer delle SS, si recò nella cella, si congratulò con lei e decise che i gemelli avevano bisogno del latte materno. L'esecuzione della sentenza fu rinviata. Bomeier fu spedito sul fronte orientale, da cui non fece ritorno. Il 31 luglio del '44 i bambini prigionieri vennero caricati su una piattaforma a cavalli, nella confusione qualcuno urlò "Madri, salite!", l'indomani scoppiò l'insurrezione di Varsavia. Jas, il fratello gemello di Malgorzata B., è diventato sindaco del distretto centrale di Varsavia, famoso per la sua irritante incorruttibilità. Realizzando il desiderio dei residenti ha stabilito

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