20 MINEAR/ '45-'95 Stanne certo! Ti cercherò, poserò le mie labbra sul tuo orecchio delicato, e ti racconterò ... Ti racconterò la vera storia Giuro che lo farò. Kurihara Sadako avrebbe trascorso i cinquant'anni successivi al 1945 recando la testimonianza di quanto accaduto, in poesia, prosa e fatti. Tra le sue poesie figura Hiroshima, Auschwitz: non dobbiamo dimenticare. Ecco quel che si è lasciato alle spalle Auschwitz: cumuli di uniforme a righe dei prigionieri, scarpine da bambino, e 11astri rossi da ragazza, scodelle utilizzate anche come vasi da notte, sapone fatto col grasso umano, stoffa ricavata da capelli umani. Ecco quel che si è lasciato alle spalle Auschwitz: trasformate tutti i cieli e i mari azzurri del mondo in inchiostro e ancora non sarebbe sufficiente per esprimere la tristezza, la rabbia i lamenti di quelli bruciati nei forni. Ecco quel che si sono lasciate alle spalle Hiroshima e Nagasaki: una forma umana divenuta pietra, pioggia nera che riga un 111uro, radioattività nei corpi, / neonati microcefali contaminati nel ventre, voci dei morti che risuonano dal cielo, voci dei morti che risuonano dalle viscere della terra. Hiroshima, Auschwitz: non dobbiamo dimenticare. Nagasaki, Auschwitz: non dobbiamo dimenticare. Anche se la prima volta fu un errore, La seconda volta sarà una malvagità calcolata. La promessa che facemmo ai morti: non dobbiamo dimenticare3. Avendo tradotto in inglese opere importanti di questi quattro superstiti di Hiroshima, io mi identifico con le vittime, non con gli aguzzini. Rendo omaggio a Maruki lri e a Maruki Toshi, pittori dei murales di Hiroshima che costituiscono una delle principali eredità artistiche del ventesimo secolo, un'eredità ancora quasi sconosciuta in questo paese. Quando decisero di dipingere Hiroshima, i due Maruki scelsero di centrare la loro attenzione sulla gente: "Quei resoconti sulla bomba che avevano iniziato a circolare centravano l'attenzione sul numero di chilometri quadrati bruciati, sulla sorte toccata a edifici e abitazioni, sulla distruzione degli edifici di cemento. C'erano pochissime informazioni su quello che era accaduto alla gente di Hiroshima, l'unica cosa che contasse veramente. Così decidemmo di andare all'estremo opposto, dipingendo solo gente e niente altro". Il museo che dovrebbe essere, e perché Ho sostenuto che il lancio di bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki non ha giustificazioni. Ho detto chiaramente che la mia solidarietà va alle vittime, non agli aguzzini. Ma i musei non esistono solo per condannare, non solo per esprimere la sol idari età con le vitti me. I musei esistono per commemorare, com'è logico, ma esistono anche - come nel caso dell'Holocaust Memoria! degli Stati Uniti-per permetterci di compiere studi. Storiografia e documentazione, etica, genocidio comparato, impatto con la società e la cultura attuale: sono queste le categorie elencate dall'opuscolo dell 'Holocaust Research Institute degli Stati Uniti. Ci sono forse dubbi sul fatto che le stesse categorie siano applicabili anche ali' olocausto atomico? Credo di no. La decisione di sganciare le bombe atomiche venne presa nell'agosto 1945; è accaduto. Non possiamo cambiarlo; dobbiamo vivere con il peso delle conseguenze. Ma è necessario studiare la decisione e le sue conseguenze prima di arrivare a comprendere pienamente dove ci troviamo oggi. In una lettera del 26 marzo 1954 indirizzata a Vannevar Bush, James B. Conant si dimostrava scettico circa l'utilità di scrivere la storia della bomba, ma sono degni di nota i termini in cui esprime la sua opinione. Scriveva: "Più ripenso al passato, più mi convinco che sarebbe non solo inutile, ma anche sbagliato, cercare di scrivere la storia di tanti avvenimenti drammatici collegati alla bomba atomica. Può darsi che le prossime generazioni malediranno quelli tra di noi che hanno avuto a che fare con il progetto che ha spianato la strada ali' 'era atomica', ma a meno che uno non prenda parte a una tale condanna emotiva indiscriminata, il fatto di andare a scavare nel passato mi sembrerebbe peggio che vano". Negli Stati Uniti in particolare - questo non perché gli Stati Uniti siano gli unici responsabili, ma in quanto sono estremamente potenti - dobbiamo prestare attenzione alle voci di coloro che hanno sofferto a causa del nostro operato. Dobbiamo studiare l'olocausto atomico non con l'attitudine ipocrita di proclamare quello che non siamo, di definirci in contrapposizione con i malvagi che vivono altrove, ma con l'attitudine onesta di capire che cosa siamo, di definirci in base ai nostri atti. Abbiamo bisogno di sentire le voci delle vittime. Abbiamo bisogno di un museo ali' olocausto atomico. A partire dal 1990 i quotidiani hanno cominciato a offrire un catalogo quasi giornaliero dei crimini atomici e dei problemi irrisolti: lo smantellamento (finora non realizzato) ad Hanford, le scorie erranti, la ricerca di discariche permanenti per materiali radioattivi, esperimenti radioattivi condotti sui cittadini americani. Con la fine della guerra fredda, è sempre meno pressante la necessità di armi nucleari, e le vecchie argomentazioni a sostegno della segretezza perdono la validità del passato. Come le parti costituenti l'ex-Unione Sovietica, anche gli Stati Uniti devono far fronte al problema del da farsi con le nostre armi nucleari. A quanto sembra il Pentagono sta esaminando la possibilità d'indirizzarle nel mare di Bering, invece che contro Mosca; i critici hanno suggerito di togliere le testate nucleari dai missili. Ma non c'è nessuno che proponga a noi l'affare - denaro in cambio di testate nucleari - che stiamo offrendo all'Ucraina? Molto deve ancora trapelare prima che un numero significativo di americani consideri l'olocausto nazista e quello atomico in termini simili. Innanzi tutto, dobbiamo smettere di ritenere Hiroshima (e Nagasaki) l'episodio conclusivo della guerra del Pacifico, il termine della seconda guerra mondiale. Non è difficile comprendere come sia nata questa abitudine: Hiroshima contrassegnò la fine dei combattimenti, anche se non ne fu la causa. Nel calcolo del tempo, Hiroshima divenne il secondo elemento di una coppia, il secondo fermalibro tra due: Pearl Harbor e Hiroshima. Nella maggior parte dei libri di testo delle superiori la Seconda guerra mondiale nel Pacifico non è che Pearl Harbor e Hiroshima. Il Giappone cominciò la guerra a Pearl Harbor (I' attacco giapponese pone fine al problema della politica statunitense precedente il 7 dicembre); gli Stati Uniti la terminarono a Hiroshima. Per quanto brutale, Hiroshima fu la giusta punizione per Pearl Harbor. La proporzione era non solo, se non soprattutto, di carattere storico; al contrario era di carattere morale. Verso la fine del 1991 McGeorge Bundy, le cui attività sia segrete che pubbliche incanalano il dibattito americano su
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