Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

di rogo che di entità di distruzione (nel suo opuscolo, I'Holocaust Research Institute degli Stati Uniti fa riferimento agli "studi sull'Olocausto" con l'h maiuscola. Ma pubblica un importante periodico, Holocaust and Genocide Studies, che allarga il suo interesse ad "altri genocidi" mentre riserva i I termine Olocausto per la shoah). Come studioso di storia, mi risulta difficile fare riferimento all'espressione "l'Olocausto". Sfruttando un paragone ovvio, non ha molto senso parlare della "Rivoluzione". A seconda della diversa appartenenza politica, la gente considera come modello ideale la Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione russa, la Rivoluzione cinese o la Rivoluzione vietnamjta. Ma utilizziamo il termine Rivoluzione con l'iniziale maiuscola, come negli esempi precedenti, solo quando sottintendiamo o facciamo riferimento a un caso specifico. Il tentato sterminio degli ebrei d'Europa fu una catastrofe particolarmente immane e raccapricciante. Ma utilizzare l'iniziale maiuscola in assenza di un aggettivo - europeo o nazista-significa assolutizzare il termine, conferirgli in qualche modo un grado di priorità nei confronti di altri genocidi. Il problema qui non è una presa di coscienza dell'entità o la solidarietà con le vittime; il problema è invece un uso accurato della lingua. Anche dalla comunità ebraica provengono obiezionj all'utilizzo del termine olocausto, con o senza iniziale maiuscola. Come indicato dall'Oxford English Dictionary, l'ebraico offriva possibili interpretazioni: hurban, un termine associato con la distruzione del '45-'95/ MINEAR 15 Tempio, eshoah, catastrofe. Secondo la rubrica "On Language" del "Philologos", "negli anni Quaranta ali' establishmentculturale del1' Yishuv palestinese, laico e politicamente orientato a sinistra, non andava a genio il fatto di considerare l'Olocausto nella prospettiva religiosa del martirologio ebreo e al posto di hurban scelse un termine più 'neutro' e meno significativo". La scelta cadde su shoah. La definizione del]' Oxford English Dictionary indica chiaramente che l'idea del sacrificio è di fondamentale importanza per il termine "olocausto"; così come hurban, anch'esso ha un certo peso. E nel 1955 Yad Yashem sentenziò che l'esatta traduzione per shoah era "Disastro". In uno scritto del 1984, anche Yehuda Bauer ha dichiarato di non amare il termine Olocausto: "in mancanza di un termjne migliore, Olocausto, o, per essere più precisi, Shoah (Catastrofe), termine ebraico più appropriato". "Philologos" cita un'affermazione del 1987 di George Steiner - "Tento adesso di evitare Olocausto, termine greco rituale, elevato e quindi del tutto fuori luogo" -e conclude parlando "dell'utilizzo sempre crescente di Shoah tra gli ebrei americani". Ma queste sono voci in mjnoranza. FrankJin H. Littell del National Institute on The Holocaust fornisce un'affermazione astratta: "L'Olocausto fa riferimento, per essere esatti, allo sterminio pianificato di sei milioni di ebrei nell'area espansionistica di Hitler". Quindi: "L'utilizzo della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki non fu un 'Olocausto', e neppure un 'genocidio'. Rimane da vedere se rappresentò un 'omnicidio'". Il dibattito intorno alla terminologia - hurban, shoah, Disastro,

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