Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

14 MINEAR/ '45-'95 dell'America). Ed è ancora completamente accettabile per gli scrittori americani, fa persino vincere dei premi, trattare Hiroshima quasi esclusivamente attraverso gli occhi dei suoi aguzzini: ne è un esempio Truman di David McCullough, vincitore nel 1992 del premio Pulitzer per le biografie. Sin dall'inizio, già a partire dal saggio pubblicato sotto il nome di Henri L. Stimson su Harper's Magazine del febbraio 1947, la giustificazione principale al lancio delle bombe è stata che contribuirono a salvare un gran numero di vite americane, cinquecentomila, un milione, due milioni. La cifra assume subito un significato relativamente al problema della proporzionalità, un fattore chiave nelle leggi della guerra. I più recenti studi accademici, quelli di BartonJ. Bernstein, hanno dimostrato che secondo stime dell'epoca (cioè dei tempi di guerrà) effettuate dalle forze armate statunitensi, il numero di vite americane perse oscillava tra ventimila e quarantaseimila. McCullough fa un uso improprio di un bollettino del generale Thomas Handy e conclude dicendo che "cifre così ingenti (non meno di cinquecentomila-un milione di vite americane) erano allora utilizzate ai più alti livelli". Ma il bollettino citato da McCullough sottolinea precisamente l'opposto. Interrogato a proposito, McCullough risponde che "il problema non sta nelle cifre troppo alte" e che "non importava ciò che preannunciavano. Non importava se dovevamo perdere 5000, 50.000 o 500.000 vite - non avremmo sacrificato solo le nostre vite, ma anche quelle dei giapponesi - e quella fu una decisione del presidente". In altre parole, i fatti non contano. Gli Stati Uniti scelgono di commemorare l'olocausto nazista, ma non l'olocausto atomico. Perché? I motivi dovrebbero essere chiari. Innanzitutto, dell'olocausto nazista è responsabile qualcun altro, non noi. Raramente le nazioni commemorano le proprie atrocità, altrettanto raramente dimenticano di celebrare le proprie guerre; a tale proposito è un'eccezione sorprendente il Vietnam Memoria] di Maya Lin che sorge dalla parte opposta del Mali rispetto al nuovo museo. Ma in che senso l'olocausto (nazista) appartiene al Mail (americano)? Interrogato su questo punto, il Memori al Council ha risposto: "Questo museo non stona al centro della vita americana in quanto, essendo una società democratica, l'America si schiera contro il razzismo e la sua espressione estrema, il genocidio. L'Olocausto, un avvenimento con un significato universale, assume una particolare importanza per gli americani: i nazisti negarono con fatti e parole i principi maggiormente sentiti dal popolo americano". Come afferma James Young, "l'Holocaust Memoria( degli Stati Uniti definisce che cosa significa essere americani illustrando graficamente che cosa significa non essere americani". Gli Stati Uniti non si distinsero né per il ruolo di vittima, né per quello di aguzzino, cosicché il direttore progettista del museo può parlare di "americanizzazione dell'Olocausto". In secondo luogo, molti americani si sentono particolarmente legati ai sei milioni di ebrei vittime dei campi di sterminio, e forse non altrettanto agli altri cinque milioni di vittime: polacchi non ebrei, russi non ebrei, dissidenti politici, nomadi e omosessuali. In terzo luogo, coloro che avvertono questo legame sono riusciti a istemare l'olocausto nazista in cima alle priorità morali e culturali del paese. In un saggio del 1994, Thomas Laqueur - figlio di ebrei scampati all'olocausto nazista - conclude che l'Holocaust Museum degli Stati Uniti è fuori posto sul Mail, che dovrebbe trovarsi invece a Berlino o sull'area di uno dei campi. Scrive: "L'Olocausto è senz'altro una tragedia umana, non una che appartiene a una nazione in particolare; l'America fornì senz'altro una casa a molti sopravvissuti ... Non si pone quindi il problema dell'eventuale costruzione di monumenti commemorativi negli Stati Uniti; gran parte delle principali città americane ne ha già uno." Ma l'Olocausto non fa parte della religione civica degli Stati Uniti. Dico questo in parte perché esistono altre atrocità così lampanti di cui siamo più responsabi I i come nazione e che dovremmo espiare - la schiavitù dei neri, o la distruzione dei popoli indigeni, per esempio - e anche perché coloro che sono più direttamente interessati al ricordo di tali crudeltà non possiedono le risorse economiche o culturali per gestire un posto sul Mali. E anche se ciò non fosse, l'Holocaust Memoria! Museum non avrebbe comunque un legame organico né con lo spazio sacro americano né con gli spazi sac1i dello stesso avvenimento. Siamo noi i responsabili di Hiroshima e Nagasaki, non qualcun altro. Non vi è alcun bisogno di "americanizzare" l'olocausto atomico - benché vi sia chiaramente la possibilità che i ricordi e i monumenti commemorativi americani siano in qualche modo diversi dalle loro controparti giapponesi (gli americani si stupiranno del fatto che Hiroshima eNagasaki non sono poi così tanto commemorate in Giappone. Ci sono importanti musei e aree commemorative nelle due città e c'è la Maruki GaUery che ricorda Hiroshima a nord di Tokyo, ma niente più. Per un gran numero di tmisti è più comodo visitare Hiroshima piuttosto che Nagasaki. Il Parco della pace di Hiroshima comprende un cenotafio, una fossa comune, monumenti, un centro convegni e un museo che rappresenta il 6 agosto 1945 praticamente in un vuoto, senza alcun riferimento a quanto è successo prima. Ma ciò che mi preme sottolineare è che persino in Giappone esistono solo tre musei dedicati all'olocausto atomico). Pochissimi americani si sentono legati alle vittime di Hiroshima e Nagasaki. E coloro che avvertono tale legarne non sono riusciti a sistemarlo in cima alle priorità morali e culturali del paese. Non a caso Hiroshima non figura nell'editoriale del New York Tùnes sull'Holocaust Memoria! degli Stati Uniti e dall'elenco di atrocità americane di Laqueur. Olocausto, Olocausto nazista, Olocausto atomico Che cosa significa il termine "olocausto"? Secondo l'Oxford English Dictionary (nelle sue due edizioni e anche nel supplemento tra le due pubblicazioni), il significato fondamentale, dalla combinazione del greco di "completamente" e "bruciato", è "un sacrificio completamente consumato dal fuoco; un' offe1ta totalmente arsa": la sua prima comparsa nella lingua inglese risale al 1250 d.C. Il secondo significato è il seguente: "senso traslato e figurato. a. Sacrificio o offe1ta totale. b. Sacrificio su vasta scala ... c. Distruzione totale col fuoco, o cosa da esso distrutta; annientan1ento totale, spec. di un gran numero di persone; strage o massacro immane". li dizionario cita Milton (Sansone, 1671) per quanto riguarda il primo utilizzo del significato c. Sotto questo significato la seconda edizione (1989) riporta un titolo di giornale del 1987: "AIDS: il nuovo olocausto". La seconda edizione riporta, a differenza dei suoi predecessori, un nuovo significato: "Olocausto: stenninio di massa degli ebrei da parte dei nazisti nel corso della guerra 1939-1945. Utilizzato anche in senso traslato, riferito a so1te simile subita da altri gruppi;[ ...] in forma aggettivata holocaustal, holocaustic, che si riferisce o appartiene all'olocausto". Aggiunge la seguente spiegazione: "L'applicazione specifica fu introdotta dagli storici negli anni Cinquanta, probabilmente come equivalente dell'ebr. hurban e shoah 'catastrofe' (utilizzato con lo stesso senso); ma era stata indicata da riferimenti dell'epoca alle atrocità naziste in termini di 'olocausto' ... Il termine è usato comunemente tra gli ebrei, per il resto non sembra molto diffuso se non tra gli specialisti". Esso può essere applicato chiaramente a Hiroshima e Nagasaki in termini sia

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