12 MINEAR/ '45-'95 Richarcl H. Minear L'OLOCAUSTOATOMICOE L'OLOCAUSTONAZISTA UNCONFRONTO traduzione di Laura Buccellari Richard Minear è professore di storia del Giappone nell'Università Amherst del Massachusetts. Questo saggio, in versione leggermente diversa, apparirà sulla rivista americana "Diplomatic History" e sulla rivista francese "Autrement". Una visione improbabile Immaginate di essere ai primi di agosto dell'anno 2045. Immaginate la scena: il Mail di Washington DC. Immaginate un'occasione di gala, seppur triste, l'inaugurazione di un nuovo museo nazionale. Immaginate che vi partecipino la presidente degli Stati Uniti, altri numerosi capi di stato e i pronipoti dei sopravvissuti alla catastrofe. TImotto del museo è una citazione dagli scritti di uno dei principali scrittori sopravvissuti: "Per i morti e per i vivi, dobbiamo dare la nostra testimonianza". Immaginate il "New York Times" del giorno seguente: "Atomic Holocaust Museum accolto come debito sacrosanto verso i morti". L'articolo comincia così: "Cent'anni dopo che le fornaci di Hiroshima e Nagasaki hanno divorato le loro ultime vittime, si sono riuniti oggi sotto un cielo cupo e desolato alcuni discendenti dei sopravvissuti e capi di stato per inaugurare un museo che registra la discesa del l'uomo nell'oscurità e nel male che segnarono quell'epoca. L' Atomic Holocaust Museurn degli Stati Uniti è stato accolto non come il trionfo dello spirito umano sulla brutalità o come la sopravvivenza al genocidio, ma come un debito nei confronti dei morti, un monito alle generazioni future sul prezzo del l'indifferenza". Ma l'attenzione è puntata sui commenti della presidente degli Stati Uniti, da tempo nota per la sua eloquenza. Eccone alcuni estratti: È mia intenzione, a nome degli Stati Uniti, celebrare questo magnifico museo con il presente incontro, nei pressi della lapide di Thomas Jefferson, vicino al monumento ad Abraham Lincoln, che diede la sua vita affinché la nostra Nazione estendesse il suo mandato di libertà a tutti coloro che vivono entro i suoi confini ... Qui in questa piazza così significativa per la nostra vita nazionale, nel centesimo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima ... inauguriamo l' Atomic Holocaust Museum degli Stati Uniti e affidiamo una delle lezioni più sinistre della storia all'anima piena di speranza dell'America. Come abbiamo già visto oggi, questo museo non è solo per i morti, e nemmeno per i sopravvissuti che vi sono stati rappresentati in maniera così perfetta; forse è soprattutto per coloro che là non c'erano affatto, affinché imparino le lezioni e vadano nel profondo dei nostri ricordi e della nostra umanità, e trasmettano questa lezione di generazione in generazione. L'Olocausto atomico ha senz'altro trasformato tutto il ventesimo secolo, spazzando via le speranze illuministiche che il male in qualche modo potesse essere bandito in maniera permanente dalla faccia della Terra, dimostrando che non esiste una guerra che ponga fine alle guerre, che la lotta contro gli istinti più bassi della nostra natura deve continuare all'infinito. L'Olocausto atomico ebbe inizio quando lo stato più civilizzato dei suoi tempi si permise atti di crudeltà e di odio senza precedenti, coadiuvato da applicazioni perverse della scienza, della filosofia e del diritto. La presidente fece una pausa per impedire che le pagine del suo discorso venissero portate via da un alito di vento. Proseguì: L'Olocausto atomico ci ricorderà per sempre che il sapere separato dai valori può solo servire a rendere più angoscioso l'incubo umano, che una testa senza cuore non rappresenta la natura umana. Quelli di noi oggi qui riuniti a rappresentare gli stati occidentali, devono tenere sempre presente questa verità ... Non si può negare il male rappresentato in questo museo. Ma così come ne siamo i testimoni, allo stesso modo dobbiamo esserne gli avversari nel mondo in cui viviamo, bloccando gli artefici della storia e anche i prepotenti. Se nessuno osasse sfidarli, continuerebbero a ghermire gli indifesi, e noi non dobbiamo permettere che questo accada di nuovo ... Credo che questo museo riuscirà a toccare la vita di tutti coloro che vi entreranno, trasformandoli per sempre; un luogo di profonda tristezza e un rifugio di fulgida speranza; un alleato della cultura contro l'ignoranza, dell'umiltà contro l'arroganza, un investimento in un futuro sicuro contro le imprese folli che stanno in agguato dietro l'angolo. Se questo museo riuscirà a mobilitare i principi morali, allora coloro che sono morti conquisteranno l'immortalità. Accanto al nuovo museo sorge l' Atomic Holocaust Research ,. lnstitute degli Stati Uniti, che centrerà la sua attenzione su quattro principali settori di ricerca: storiografia e documentazione del l'olocausto atomico, etica e olocausto atomico, studi comparati sul genocidio, e impatto dell'olocausto atomico sulla società e la cultura contemporanee. La conferenza accademica inaugurale dell'istituto, intitolata "L'Olocausto atomico: una conferenza internazionale di studiosi sui dati noti, sconosciuti, in discussione, e in fase di riesame", attirerà più di un centinaio di esperti da tre continenti. L'istituto comprende un archivio, un archivio fotografico, un dipartimento di storia orale con annesso archivio, un dipartimento relativo a pellicole e filmati con annesso archivio, e un ufficio di registrazione dei sopravvissuti ali' olocausto atomico. In seguito all'apertura del museo, il "New York Times" riporta il dibattito che tale avvenimento ha innescato: "Ieri a Washington è stato inaugurato i I nuovo Atomic Holocaust Memoria! Museum, ragione per cui l'America, come tale, si ritrova ora percorsa da dibattiti. Ci deve essere un museo dell'Olocausto atomico negli Stati Uniti? Non rischia di sminuire o travisare questo capitolo orribile della storia? ... È lecito che esista?" Ma l'editoriale risponde affermativamente a quest'ultima domanda: "Piuttosto, costruite altri musei dell'Olocausto atomico. Costruite un museo commemorativo della schiavitù, di qualsiasi avvenimento brutale e luogo disgraziato presente sul pianeta. Essi servono, allo stesso modo in cui sono servite le lotte di Sarajevo, Belfast, Bombay e Soweto, a ricordare incessantemente al mondo, come ha detto ieri la presidente, 'la fragilità delle misure di sicurezza dei paesi civili"'. Fine di una visione improbabile. L'Holocaust Memoria] Museurn degli Stati Uniti è stato inaugurato sul Mail nell'aprile 1993. Le parole tra virgolette riportate sopra sono tratte da un articolo di Diana Jean Scherno a pagina I del "New York Tirnes" del 23 aprile e da un editoriale dello stesso giorno, i commenti del presidente Bill Clinton in occasione dell'inaugurazione, e un opuscolo dell'"Holocaust Research Institutedegli Stati Uniti"; hocorsivizzato i cambiamenti
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