Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

ripetere quello che una donna disse una sera a cena, la settimana dopo che avevamo cessato di sparare e bombardare e lanciare mjssili: "L'atmosfera che si respira nel paese è quel la di una grande festa in una beli issima casa. Sono tutti briosi ed eleganti, ma si sente nell'aria una puzza terribile, proveniente da chissà dove, che si fa sempre più forte. E nessuno vuol essere il primo a farla notare".) L'unica gue1Tache Ronald Reagan abbia mai visto è stata al cinema. Tutti erano contenti di combattere. Le ferite non sporcavano mai troppo, i feriti non davano troppo fastidio, e nessuno moriva invano. E George Bu h? Un eroe di guerra di prima categoria, senza dubbio. Ma era aviatore: la guerra doveva embrare una specie di sport, di quelli da brivido. Gli aviatori non si trovano quasi mai a guardare da vicino le facce (se ne rimane qualcosa) della gente che hanno ferito o ucciso. È tipico dei veterani che hanno combattuto sul campo sognare angosciosamente le persone che hanno ammazzato. Fortunatamente per me, non ho mai ucciso nessuno. Quanto si vergognerebbe un pilota di caccia o di bombardiere a fare la stessa confessione - ad ammettere, cioè, di non aver mai ucciso nessuno. E poi c'è quell'altra storia, a proposito di George Bush. È stato il primo presidente - tra quelli che ho visto - a essere eletto in seguito a una campagna palesemente razzista, che si serviva di uno psicopatico nero come spauracchio. Se per i suoi scopi avesse usato un armeno o un polacco o un ebreo, sarebbe stato spregevole quanto il nazista Heinrich HimmJer, l'ex allevatore di polli posto a capo di tutti i campi di sterminio. Ma Bush conosceva gli Usa molto meglio di quanto io abbia mai osato conoscerli, e ci ha spaventato con un uomo nero, e ha vinto, ha proprio vinto. Ma aJ diavolo! Blah blah blah. Nel 1935 Sinclair Lewis ha pubblicato un libro in cui imma- '45·'95/ VONNEGUT 11 ginava come il nostro paese sarebbe diventato fascista, Qui non può accadere. Questo è quello che dico anch'io: qui non può accadere, a meno che, certo, non subentri un'altra Grande Depressione. Da tempo ero amico del vescovo della cattedrale Paul Moore jr. Jill lo consceva da quando era bambina a Morristown, New Jersey. Lui, sua moglie Brenda, Jill ed io eravamo andati insieme alle Galapagos. Una notte, proprio mentre attraversavamo l'equatore (Ecuador!), gli ho chiesto di indicarmi una costellazione che non avevo mai visto, laCroce del Sud. Lui l'aveva vista, losapevo,perché aveva combattutto come Marine ben al di sotto dell'equatore, a Guadalcanal. (È lì che ha trovato la fede. Se io ne avessi avuta una, lì l'avrei certamente persa.) La Croce del Sud era un affarino minuscolo, non molto più grande della testa di una puntina da disegno, a guardarla così. "Mi spiace," disse. "Non è colpa tua," risposi. Aveva vissuto e predicato a lndianapolis per un bel po' di tempo, e quindi conosceva parecchi dei miei parenti che erano tornati a rifugiarsi tra le braccia del Cristianesimo. È un uomo molto buono, sempre schierato con i deboli nel momento in cui subiscono abusi, o vengono defraudati o derisi dai potenti (per lo più abbonati a "The Wall Street Journal"). Una donna incinta mi chiese un giorno se ritenevo sbagliato far nascere un bambino in un mondo così terribile. Le risposi che per me l'unico motivo per cui vivere valeva quasi la pena erano tutti i santi che avevo conosciuto, e nominai il vescovo Moore. Copyright 1991, KurtVonnegut USA, 195 l. Un uomo scovo un rifugio antiatomico.

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