Linea d'ombra - anno XIII - n. 105 - giugno 1995

10 VONNEGUT/ '45-'95 be altro che oITorese il nostro paese sterminasse tutti gli abitanti di Mosca, Leningrado e Kiev messi insieme. "O di Nagasaki, Giappone, tanto per dirne una. "Abbiamo spessosentitodire che, se noncambieremo, continueranno a esserci guerre mondiali. Vi porto buone notizie, stamattina: siamo cambiati. "Non siamo più così ignoranti e assetati di sangue. "L'altra notte ho sognato i nostri discendenti da qui a mille anni, vale a dire praticamente tutta l'umanità. Se vi date un po' alla riproduzione, come ha fatto l'imperatore Carlo Magno, potrete accumulare un bel numero di rampolli in mille anni. Ogni persona presente in questa cattedrale che abbia anche solo una goccia di sangue bianco nelle vene discende da Carlo Magno. "Ti·a mille anni, se ci saranno ancora esseri umani sulla terra, saranno tutti nostridiscendenti - nostrie di chiunque abbia sceltodi riprodursi. "Nel miosogno, i nostri discendenti sononumerosi: chi ricco,chi povero, chi simpatico, chi insopportabile. "Li inte1rngosu come, malgrado tutto, l'umanità sia riuscita ad andare avanti per un altro millennio.Mi rispondonoche, come i loro antenati, ce l'hanno fatta perché hanno sempre preferito, per sé e per gli altri, in ogni occasione, la vita allamorte,anche a costo di perdere l'onore. Hanno sopportato tutti gli insulti e le umiliazioni e le delusioni possibili immaginabili senza commettere né suicidi né omicidi. E anche loro hanno insultato, umiliato, deluso. "Me ne conquisto la stima suggerendo un motto, che forse starebbe bene sulle loro magliette o sulle fibbiedelle loro cinture. A proposito, nonsono tutti hippie. Non sono neanche tutti americani.E neppure tutti bianchi. "Cito dal grande moralista e nobile brigante dell'Ottocento fon Fisk, che forse ha contribuito economicamente alla costruzione di questa cattedrale. "Jim Fiskprofen queste famose paroledopo un episodiopatticolarmente spiacevoleconcernente la fe1rnviadel lago Erie. Lo stesso Fisk non poteva farea meno di sentirsi spregevole.Ci pensò a lungo, poi alzò le spalle e disse ciò che tutti noi dovremmo imparare a dire se vogliamo andai·eavanti a vivere ancora: 'Nulla è perduto se non l'onore'. "Vi ringrazio per la vostra attenzione". Ecco come mi è capitatodi accedereall'alto pulpitoe all'impiantodi amplificazionedi St. John the Divine(lapiù grande chiesagotica del mondo): la direzione aveva invitato alcuni personaggi, noti per essere dichiaratamente contrari alle armi nucleari, a parlai·eper una serie di domeniche nella primavera del 1983. lo ero tra questi, e mi deve essere saltataunarotellamentresalivosolennemente lescaledel pulpito. Perché lo dico? Ero così stupidamenteottimista! Ero come uno di quei politici di secondo piano che cercano in ogni modo di blandire il proprio particolarepubblico: lituani d'America, artigiani del cuoio, Figlie della Rivoluzione Americana o chissà cos'altro. Il rnio uditorio strettatnente specializzato era un assembrainento di antimilitaristi ai marginidi una nazioneenormemente ricca, i cui più avvincenti progettie più popolari intrattenimentiavevano a che fare con la guerra, la gueITae ancora la guerra. Tre quarti del mio discorso corrispondevano a verità. Ma poi veniva quest'incredibile fandonia: che la Tv fosse uno strumento di pace. Se fossistatounmembrodellacongregazionee unqualchealtro predicatore avessefatto una tale affermazione,mi sai·eialzatoe sarei uscito dalla cattedrale sbattendomi dietro la pesantissima porta. La Tv americana, operando nel Libero Mercato di Idee (che altrove ho dichiarato esserecosìpositivoper tuttinoi), siaccapparrava I' audience con simulazioni di una delle due cose che la maggioranza degli esseri umani, e soprattutto i giovani, non possono fai·e a meno di guardai·equando ne hanno l'occasione: i fatti di sangue. La Tv, e ovviamente anche il cinema, tanto ci abituavano - e tuttora ci abituano - alla vista della violenza e della morte, da renderci insensibili, non diversamente da come la propaganda hitleriana rendeva insensibilei I popolo tedescoduranteil freneticopreludioalla seconda guerra mondiale e ai campi di sterminio. Chi di noi ha bisogno di un Joseph Goebbelsper convincerciche l'uccidere sia una banale attività quotidiana come allacciarsi le scat-pe? Basta un'industria televisiva che, dovendosi mantenere autonomamente dal punto di vista economico, necessiti per sopravvivere di un grande pubblico. Da quel pulpito, non avrei dovuto dire che stavamo andando all'inferno. All'inferno c'eravaino già, grazie alla tecnologia che ci diceva cosa fare, invece del contrai-io.E non era solo fa Tv. Erano le armi, davvero in grado di distruggere mezzo mondo. Erano le macchine alimentate dal petrolio zampillante dal sottosuolo, che permettono a una grassa, vecchia signora di percorrere un miglio in un minuto, mentre si gratta il naso o ascolta la radio. E così via. (In quale dettagliospirituale,avrei dovutochiedere, lapotentemacchina a benzinao laHarley-Davidsondifferiscedallacocaina liberalizzata? E c'era qualcosache non avremmo fattoperassicurai·ciche ilpetrolio continuasse a sgorgare? E non ci saremmo forse incazzati nel caso non fosse più sgorgato?) A proposito di come tale disinvolta tecnologia ha influenzato i nostri rapporti con la gue1Ta,avrei dovuto richiamare l'attenzione sullametam01fosidel mio compleanno, I' 11di novembre,daGiorno dell'Armistizio in Giorno dei Veterani. Quando ero ragazzo, tutta l'attività umana di Indianapolis (eccetto scopare, credo) si fermava per un minuto. L'undicesimo minutodell'undicesima ora dell'undicesimo giorno dell'undicesimo mese. Proprio in quel minuto, nel 1918, foù laPrimaguerra mondiale. (E nonsarebbe ricominciatache nel 1939,quando i tedeschi invasero la Polonia, o nel 1931,quando i giapponesi occuparono la Manciuria. Che casino!) el Giorno dell'Armistizio, c'era l'abitudine, giustissimadel resto, di raccontare ai bambini quanto fosse orribile la gue1Ta,quanto fosse vergognosa e straziante.Ilmodopiùadeguatodicommemorarequalunqueguerra sarebbequellodi dipingerci tuttidi blue rotolarcinel fangoe grugnire come maiali. Ma nel 1945, il Giorno del!'Armistizio diventò il Giorno dei Veterani e, al tempo in cui tenevo il mio sermone a St. John's, il messaggiodel!' 11di novembre era che ci sarebbero state un saccodi altre guerre, e che questa volta saremmostati pronti (e quandomai lo i è davvero!),e che non solo i ragazzimaanche le ragazze avrebbero dovuto aspirare a diventare veterani (non fatevi tagliai·efuori!). Non avevamo ancora ucciso piùdi un migliaio di panamensi nel corso del rapimento del loro capo di stato (uno stipendiato agente dellaCia), sospettodi trafficodi droga,altrimentine avrei sicuramente parlato. Avrei ricordato ai miei coetanei le parole che il capitano J.W. Philip rivolse nel 1898 al suo equipaggio a bordo della Texas nellaBaia di Santiago,durante laguerra ispanoamericana.(Gli allievi delle scuole pubbliche americane le sapevano a memoria, ai miei tempi. Scommetto che ora non le conoscono più.) I cannoni della Texas avevano incendiato l'incrociatore spagnolo Vizcaya da poppa a prua. E il capitano Philip disse: "Non rallegratevi, ragazzi, quei poveretti stannomorendo". La guerra,allora,benché forsenecessaria e sicuramente eccitante, era anche una tragedia. Lo è ancora, e non potrà mai essere altrimenti. Ma nei giorni in cui attaccavamo i panamensi, dai nostri vertici di potere si sentivano solo grandi "Whee" e "Whoopee" e variazioni sul tema. (Sì, e mentremi accingevo alla stesuradefinitiva di questo libro, scritto nell'estate del 1990con l'intento di parlare degli anniOttanta, cominciavamoa pregustarci il grande trionfosull'Iraq. Mi limiteròa

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