"RICONOSCENDO L ORME DICHIClHAPRECEDUTO SIVA VAN
FINCSHISÉCORGE INNANAZNIOUI NA O SÌs, onoscrivo unabb namenatonnualej 11numeria) Linead'ombraperunimportototaledi L.85.000. Scelgo /salvo esaurito) inomaggio il volume: O ABOCCAPERTA O IFIGLDIELIAVIOLENZA O LEZIOFNIRANCOFORTESI O IMORTDI.ISCORSUOLLTERE GUERRMEONDIALI O ILLEVIATANseOguitoda TINAODELIAIMMORTALITA' Segnalo unamicointeressaatoricevere unacopiaomaggidoi Linead'ombra jincasodi rispostaffermativparolungherete di 3mesilmioabbonamento). NOME__________ _ COGNOM_E_______ _ INDIRIZZ_O________ _ ------~CAP ___ _ CITT_À_________ _ NOME________________ _ COGNOM_E______________ _ INDIRIZZ_O______________ _ CITT_À_______________ _ Indico lamodalitdàipagamen/tsoenzaggiuntdaispespeostali). O Assegn/obancariopostalne. __________ _ banca______________ inbustachiusa) O Awenutoversamenstoulc/cpostalen.5414020i7ntestataoLinead'ombra O Viautorizzaodaddebitarmlaicifradi L.85.000sucartadicredito O CartaSi O Visa O Mastercard O Eurocard I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I N. SCAD. INTESTAT_A_A_____________ _ FIRMA_____________ _ O~'é. AL;:~ 1 o o BIBLIOTECA ~ i GINOBIANCO~ ~ ~ ' * LINEAD'OMBRAV,IAGAFFURI4O, 20124Mli.ANO.POTETMEANDARAENCHEUNFAXAL02-6691299
Lev N. Tolstoj DENARO FALSO Un racconto-pamphlet sulla potenza corruttrice del denaro. Lire 12.000 Aldo Capitini LE TEC ICHE DELLA NONVIOLENZA Lire 12.000 "Voices" GLI SCRITTORI E LA POLITICA Nord e Sud, Este Ovest, Guerra e Pace. Ne parlano: Boli, C/wmsky, Eco, Gordimer, Grass, Hall, Halliday, Konrad, Rushdie, Sontag, Thompson, Vonnegut. Lire 12.000 GiintherAndersIMORTI.DISCORSOSULLETREGUERRE MONDIALI. Lire 12.000 Albrecht Goes LA VITTIMA Cristiani ed Ebrei al tempo di Hitler. Lire 12.000 A PROPOSITO DEICOMUNISTI A. Berardinelli, G. Bettin, L. Bobbio, M. Flores, G. Fofi, P. Giacchè, G. Lerner, L. Manconi, M. Sinibaldi,con il Piccolo Manifesto di Elsa Morante. Lire 12.000 Heinrich Boli LEZIONI FRANCOFORTESI Poetica e morale, cultura e società. Lire 12.000 "Voices 2" IL DISAGIO DELLA MODERNITÀ Amis, Beli, Bellow, Briefs,Castoriadis,Dahrendorf,Galtung,Gellner, Giddens, Ignatieff, Kolakowski, Lasch, Paz, Rothschild, Taylor, Touraine, Wallerstein. Lire 12.000 Arno Schmidt IL LEVIATANO seguito da TINA O DELLA IMMORTALITÀ. A cura di Maria Teresa Manda/ari. Lire 12.000 Francesco Ciafaloni KANT E I PASTORI Identità e memoria, campagna e città, ieri e oggi, Italia e America, destra e sinistra. Lire 12.000 UN LINGUAGGIO UNIVERSALE Le interviste di "Linea d'ombra" con gli scrittori di lingua inglese: Ballarci, Barnes, lshiguro, Kureishi, McEwan, Rushdie, Swift (Gran Bretagna), Banville (lrlanda), Gal/ani, lgnatieff, Ondaatje (Canada), Breytenbach, Coetzee, Gordimer, Soyinka (Africa), Desai, Ghosh (India), Frame (Nuova Zelanda). Lire 15.000 VIOLENZA O NONVIOLENZA Engels, Tolstoj, Gandhi, Benjamin, Weil, Bonhoeffer, Caffi, Capitini, Fanon, Mazzolari, Arendt, Bobbio, Anders. Lire 15.000 Marco Lombardo Radice UNA CONCRETISSIMA UTOPIA Lavoro psichiatrico e politica. Lire 12.000 TRA DUE OCEANI Le interviste di "Linea d'ombra" con gli scrittori statunitensi: Barth, Bellow, Carver, De Lillo, Doctorow, Ford, Gass, Highsmith, Morrison, Ozick, H. Roth, Singer, Vonnegut. Lire 15.000 Riccardo Bauer LA GUERRA NON HA FUTURO Saggi di educazione alla pace: le tattiche e le strategie, le tecniche e gli strumenti per costruire insieme un mondo meno intollerante. A cura di Arturo Colombo e Franco Mereghetti. pp.128, Lire 12.000 Salman Rushdie ILMAGODIOZ Un grande scrittore analizza e discute un classico del cinema musicale e fiabesco. pp. 96, Lire 12.000 Soren Kierkegaard BREVIARIO L'etico, l'estetico, il religioso: alle origini dell'esistenzialismo. A cura di Max Bense. pp. 96, Lire 12.000 .. PER ELSA MORANTE La narrativa, la poesia e le idee di uno dei maggiori scrittori del '900. Parlano: Agamben, Berardinelli, Bettin, Bompiani, D'Angeli, Ferroni, Garbali, Leonelli, Lollesgaard, Magrini, Onofri, Pontremoli, Ramondino, Rosa, Scarpa, Serpa, Sinibaldi. pp. 272, Lire 15.000 SCRITTORI PER UN SECOLO 151 fotoritratti e 104 fotografie di contesto storico e biografico a cura di Goffredo Foji e Giovanni Giovannetti. pp. 338, Lire 18.000 Aldo Palazzeschi DUE IMPERI... MANCA TI. Una dura requisitoria contro la guerra, da parte di un poeta reduce dalla prima guerra mondiale. pp. 192, Lire 15.000 Diane Weill-Ménard VITA E TEMPI DI GIOVANNI PIRELLI La biografia di un intellettuale atipico: i suoi dilemmi e le sue scelte politiche e culturali. pp. 192, Lire 15.000 Gaetano Salvemini I PARTITI POLITICI MILANESI NEL SECOLO XIX. I saggi e gli interventi di un grande storico
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Dir. responsabile: Goffredo Fori LINEA D'OMBRA anno Xlii giugno 1995 numero 105 4 5 IL CONTESTO Paolo Meregherti Gianni Marsilli 7 Kurt Vonnegut 12 Richard H. Minear 22 Hanna Krall 31 Jurek Becker 35 Salvatore Mannuzzu CONFRONTI 38 Bruno Falce/IO 39 Robena Mazzanti 41 Albeno Rollo 44 Luca Clerici 70 Santina Mobiglia 71 Marisa Caramella 73 Emiliano Morreale 74 lNBREVE STORIE 46 Khushwanl Singh 49 50 57 Fabio Morabito 62 Mo Yan Da Cannes: Kusturica e Anghelopoulos La Francia dopo Mitterrand Auschwitz e Hiroshima: 1945-/995 Destini peggiori della morte L'Olocausto atomico e l'Olocausto nazista L'oblio Dichiarazioni ottimistiche cli un pessimista a cura di Luigi Forte La casa segreta di Anna Frank La nuova narrativa italiana La carrellata cli Filippo La Porta Sandro Veronesi tra cronaca e romanzo I giorni cannibali di Sandro Onofri Feroci e senza eroi Ritorno alla scuola Il problema sono gli adulti La scuola di Domenico Starnane Un film di successo, ma ... Letture, recensioni, segnalazioni India, Messico, Cina Ottant'anni e otto guardie del corpo a cura di Italo Spinelli L'arte del racconto Una moglie per il Sahib Il chiodo e la vite. Tre racconti La piena autunnale La copertina di questo numero è di Luigi Scarabo11olo Abbonamento annuale: ITALIA L. 85.000, ESTERO L. I00.000 a mezzo assegno bancario o c/c postale n. 54140207 intestato a Linea d'ombra o tramite carta di credito SI (si veda il tagliando a pagina 2). I manoscrilli 11011 vengono restiruiri.Si pubblicano poesie solo su richiesra.Dei restidi cui 11011siamo ingrado di rin/racciare gli avenri diri110.ci dichiariamo pronti a 011e111perareagli obblighi relativi.
4 DACANNES RACCONTARENON È CAPIRE lA GUERRADIKUSTURICA EANGHELOPOULOS PaoloMereghetti Opposti ma speculari, i due film che si sono divisi i premi maggiori all'ultimo festival di Cannes, così come gli applausi della stampa specializzata, svelano impietosamente l'incapacità (l'impossibilità?) degli intellettuali di raccontare quello che sta succedendo nella ex Jugoslavia. Applauditissima Palma d'oro, Underground di Emir Kusturica lavora per accumulo, per sovrapposizione di piani e figure, intrecciando tempi e geografie, dai bombardamenti dell'ultima guerra mondiale alle esecuzioni sommarie dell'attuale guerra fratricida, raccontati con gli occhi di un gruppo di persone che per sfuggire alla persecuzione nazista si nascondono in un sotterraneo di Sarajevo e qui rimangono vent'anni, convinti da uno di loro (per ragioni d'affari e di cuore) che la guerra non è mai finita. Lo sguardo di Ulisse di Theo Anghelopoulos, altrettanto applaudito, gran premio della giuria, procede per caratteristiche opposte, attraverso il vuoto e il silenzio: il viaggio di un regista di origine greca ma a lungo esule oltreoceano, che lascia Ptolemais, in Grecia, e finisce a Sarajevo, in Bosnia, dopo aver attraversato tutti i Balcani, è il viaggio di una coscienza smarrita che incontra coscienze altrettanto smarrite, spettatori silenziosi di una storia che si è dimenticata di loro. Debordante e barocco il primo quanto rarefatto e controllato il secondo, entrambi i film si chiudono in maniera sintomatica con due "dichiarazioni di pricipio" che si rivolgono direttamente allo spettatore (Kusturica con una voce off che trasporta il film nelle dimensioni della favola: "c'era una volta un villaggio ..."; Anghelopoulos facendo declamare al protagonista un passo dell'Odissea sull'incontro tra Ulisse e Penelope) quasi a cercare altrove - nella letteratura, nel folklore, nella fantasia, nella memoria? - quello che nessuno è riuscito a trovare: non si dice una via d'uscita per risolvere il conflitto jugoslavo, ma almeno una via d'entrata per cercare di spiegare e capire quello che sta succedendo. In questo senso entrambi i film dichiarano molto onestamente la loro incapacità di capire, di trovare una bussola, addirittura di vedere. Se Kusturica riesce perfettamente a trasmettere la follia della seconda guerra mondiale scegliendo di raccontare il bombardamento di Sarajevo da parte dei nazisti con gli occhi di un guardiano dello zoo, così che fra le macerie finiranno per confondersi uomini e animali, mentre elefanti e scimpanzè si trasformano in surreali intermezzi narrativi; se Anghelopoulos sintetizza perfettamente lo sgretolamento del comunismo filmando in una Underground di EmirKusturico.
DALLAFRANCIA 5 scena praticamente muta il viaggio fluviale di un gigantesco Lenin di pietra mentre sulle rive si accalcano i "sudditi" di ieri, indecisi se salutare o applaudire quel dinosauro ormai inoffensivo; se il regista jugoslavo (nato in Bosnia da padre serbo, Kusturica ha "tradito" le sue radici scegliendo di vivere nella serba Belgrado, di cui è anche diventato direttore artistico del locale festival, rifiutando però ogni identificazione etnica) racconta, come nessuno riesce più a fare, l'anima slava con il suo disperato bisogno di malinconia, di vodka e sesso, di disordine e sfida; se il regista greco (a volte decisamente prigioniero del suo approccio d'autore che lo obbliga a controllare e ricostruire tutto o quasi in studio e che finisce per mostrarci una Sarajevo "falsificata", ripresa un po' a Mostar e Vukovar e un po' rifatta in studio) riesce a trovare la capacità di descrivere la disgregazione e lo smarrimento di un popolo che non sa più trovare panorami in cui orientarsi o indirizzi a cui rivolgersi ... è altrettanto vero che i due film si chiudono su una dichiarazione lancinante di fallimento, di vuoto, di irrealtà. Nessuno dei due film arriva a teorizzare questa "sconfitta dell'intellettuale" di fronte ai fatti balcanici - impossibilità di capire prima ancora che di schierarsi - ma la scelta di raccontare le loro storie attraverso le figure metaforiche dei labirinti sotterranei (Kusturica) o del peregrinare zigzagando (Anghelopoulos) la dice lunga sull'incapacità di trovare una bussola a cui aggrapparsi. Più distratto e freddo, Anghelopoulos utilizza la nebbia per dirci come nemmeno il suo novello Ulisse riesca davvero a vedere quello che accade a Sarajevo (la scena dell'uccisione del conservatore della cineteca e della sua famiglia avviene non tanto in fuoricampo ma in una specie di fuorivisivo: per colpa della nebbia si sentono i colpi ma non si distinguono i corpi); più sanguigno e irruente, Kusturica non sa trovare altra soluzione narrativa che "annegare" tutti i suoi personaggi in una specie di placenta prestorica, ricordo cinefilo dell 'Atalante di Vigo ma anche sogno psicoanalitico di un ritorno a prima della nascita, cioè a prima della Storia. Entrambi, comunque, ammettendo una sconfitta tanto più tragica proprio perché più "incolpevole", segnale inconfutabile di impotenza più che di cattiva coscienza. Inutile chiedere al cinema le ragioni di questa disfatta, per la stessa ragione per cui sarebbe stato inutile chiedere al cinema qualcosa di più dell'accettazione dei propri limiti d'intervento. Neanche Coppola e Cimino erano riusciti a "spiegare" davvero la guerra nel Vietnam. Ma quei film (e alni ancora) a differenza di Underground e Lo sguardo di Ulisse assumevano un punto di vista molto più preciso (e limitato), erano l'opera cli due registi molto più "esterni" alle scelte politiche del loro Paese e probabilmente molto più agguerriti dal punto di vista degli strumenti d'analisi con cui affrontare quella storia. La guerra nell'ex Jugoslavia è invece un tema molto più sfuggente e complesso per essere condensato nella trama di un film, difficile da afferrare anche da parte di intellettuali più agguerriti e "preparati" dei due registi balcanici (a chi gli chiedeva come mai il suo film non prendesse una precisa posizione politica sul conflitto, Kusturica ha risposto ammettendo la sua incapacità di farlo, come uomo prima che come artista, perché "è dai tempi degli antichi romani che i Balcani si fanno guerra tra di loro..."). Forse qualcuno avrebbe preferito vedere su uno schermo delle riflessioni più meditate e distaccate, raccontate da un qualche distant observer, specie di "corpo estraneo" alla mate1ia narrata come era stato per Primadellapioggia(con tutti i rischi di ambiguità e "carineria" che aveva comportato), ma non è detto che questa sia la soluzione migliore. A volte, sentirci ricordare la nostra impotenza, senza dover per questo nascondere la testa sotto la sabbia come uno struzzo, può aiutare a non dimenticare. DAMITTERRANDA CHIRAC IN FRANCIACAMBIAQUALCOSA? GianniMarsilli Identità, memoria, patrimonio. Sono questi - sostiene lo storico PierreNora-i tre cardini del nuovo continente culturale francese.Nuovo nel senso di post-esistenzialista, post-strutturalista, post-marxista. In altri termini, ciò che viene dopo Sartre, Levi-Strauss, Lacan, Althusser. Sono tre parole-cardine che possono spiegare anche l'attuale vicenda politica transalpina. Jacques Chirac è il nuovo presidente della Repubblica. Deve la sua elezione innanzitutto al fatto di aver resuscitato una certa fierezza nazionale. La chiama "coesione", piedistallo indispensabile perché la Francia torni ad essere "un faro per tutti i popoli del mondo". I francesi hanno avvertito un sussulto identitaria, una voglia di essere francesi che negli ultimi decenni si era assopita. Nazionalismo? Si, certo. Dotato di disciplina democratica, ma figlio (o nipote) di un'idea di grandeur nazionale, Chirac ha sapientemente dosato lo slancio volontarista di cui egli stesso è un esempio perfetto e la nostalgia del tempo in cui la Francia era un'entità politico-culturale di cui essere orgogliosi. I riferimenti a De Gaulle si sono sprecati: non ha parlato alla destra e alla sinistra, ma alla nazione e ai suoi citoyens. Da qui quell'espressione che ha tanto colpito (e irritato) gli osservatori stranieri: la Francia come "faro", esemplare, unica, eccezionale. Chirac deve la sua elezione anche al fatto di aver coltivato, più dei suoi avversari, la memoria nazionale. Si è candidato in quanto campione di una continuità interrotta da più di vent'anni, da quando cioè il liberale Giscard d'Estaing - che non fu mai gollista - ebbe accesso ali' Eliseo. Fino a quei primi anni Settanta, la Francia aveva vissuto il suo ventennio più prospero. De Gaulle e poi Pompidou sono diventati, nell'immaginario nazionale, i simboli della sicurezza e dell'agiatezza: un padre fondatore il primo, un saggio capofamiglia il secondo. Disoccupazione vicina allo zero, rispetto nel consesso mondiale, spensieratezza da boom economico; a Giscard e Mitterrand toccarono invece la crisi petrolifera, la ristrutturazione tecnologica, la caduta del muro di Berlino: tempi d'incertezza, a volte di cupezza, in cui l'ascensore sociale si è bloccato. Sotto De Gaulle il figlio dell'operaio diventava avvocato, sotto Mitterand il figlio dell'avvocato confida in un posto da impiegato. Quanto c'entrino De Gaulle e Mitterrand in questo rivolgimento generale è un capitolo che ci porterebbe troppo lontano: diciamo che restano i simboli di un'epoca, e che Chirac si è trovato ad essere l'erede del simbolo giusto. Identità e memoria, infine, sono costitutive del patrimonio nazionale e Chirac è stato percepito come il suo custode migliore. Patrimonio da non svendere all'Europa, patrimonio da valorizzare ed etichettare made in France. Nella Quinta Repubblica, più dei programmi, può l'uomo, quel presidente-monarca che riceve tremila lettere al giorno dai suoi cittadini-sudditi; vengono da lui gli impulsi capaci di "elettrizzare" la società. Chirac ha promesso posti di lavoro, uguaglianza di opportunità,
6 DALLAFRANCIA aumenti salariali, ma soprattutto ha dato l'impressione di poter riaccendere un motore in panne d'energia. Si dice da tempo che la Francia è una "società bloccata": dall'onnivora presenza dello Stato, dirigista e autoritario; dalla rigidità delle istituzioni, verticalizzate tra 36.627 comuni e la punta della piramide, l'Eliseo, dove tutto confluisce e da dove tutto si dirama; dalla debolezza e dalle divisioni dei sindacati (ne sono membri il 10% dei lavoratori dipendenti, contro il 34% in Germania); dalla cooptazione come metodo di sopravvivenza delle élites di potere. Tutte verità ineccepibili, e sbloccare il meccanismo è il compito che Chirac si è prefisso. Arduo compito: il neopresidente appare in bilico tra neoliberismo e pulsioni socialdemocratiche, tra deregolazione e compromesso sociale. Se ne infischia esplicitamente delle etichette, proclama che destra e sinistra non hanno più senso. Ma fino a quando potrà governare giorno per giorno? Fino a quando potrà finanziare il suo programma sociale senza intaccare la politica del "franco forte"? Fino a quando potrà barcamenarsi tra l'ala gollista favorevole all'unione monetaria e quella contraria? Le prime settimane di regno non offrono ancora risposta: per ora, Chirac gode ancora dello "stato di grazia" concesso a tutti i debuttanti. La Francia, dopo mesi di campagna elettorale, tira il fiato. Il suo paesaggio politico è sottosopra ma non è in pezzi. Il secondo turno delle presidenziali ha ricompattato i due blocchi tradizionali: destra e sinistra sono sempre lì. È al lor interno, più che sullo scacchiere, che vanno cercati i mutamenti di questa ATLANTDEIFINEMILLENNIO Lerottemondialdielladrogadeterminaniolnuovoordinemondiale SICUREZZINACITTÀ , Indaginae Milanosuicomitatdieicittadini O g n i m e s e i n I u I I e fine di secolo: per esempio, nel carattere popolare della destra gollista, o in quello elitario della sinistra socialista. Sta forse qui, in questa doppia torsione, la chiave del successo di Chirac: gollista e giacobino, antisocialista e popolare. Chi cerca paralleli con l'Italia è sulla cattiva strada: le storie nazionali in questa fine di secolo ritrovano i loro diritti. Si può dire piuttosto che, in Italia come in Francia, si vive il dopo '89. Per la Francia vuol dire innanzitutto perdita di peso sulla scena mondiale; non trova più il suo spazio in un bipolarismo che non esiste più. In presenza di due Germanie, infatti, Parigi era il motore politico dell'Europa: oggi che Bonn non è più "gigante economico e nano politico" la supremazia francese si stempera, annaspa. Non è un caso se nella crisi jugoslava si sia ricreato un asse Parigi-Londra che ricorda i tempi dell'entente cordiale. Anche nei rapporti Nord-Sud la Francia è in prima linea: l'Islam, prima che ad Algeri, comincia nelle banlieues di Marsiglia, Parigi, Mulhouse, Lilla. Politica estera e politica dell'integrazione s'intrecciano come in nessun'altra parte d'Europa: per questo, diventare un "faro" per il mondo intero, illuminarne il cammino come due secoli fa può apparire obiettivo immodesto e velleitario, non privo di un rischio sciovinista. È la scommessa di Chirac: ridare alla Francia il lustro perduto, riscattarla dalla mediocrità. Ma Chirac non è De Gaulle: se il Generale era un padre, Chirac è un fratello maggiore, a cui il 7 maggio è andata la simpatia dei francesi, ma nessuna rispettosa obbedienza. La sua pagina è tutta da scrivere. TERRORISMO Neofascistdiicasanostranella"guerrasporca"spagnola 'NDRANGHETA Anatomiadi unmiracoloimprenditoriale I e edicole a L • 2 5 O O Abbonamentoannuo L. 25.000C.C.P.155101intestatoa "GruppoAbelePeriodici"ViaGiolitti21, 10123Torino
CINQUANT'ANNIFA LA MEMORIA E L'OBLIO Kurt Vonnegut DESTINIPEGGIORIDELLAMORTE traduzionedi AlessandraMascaretti Cinquant'anni dopo Auschwitz e Hiroshima, "Linea d'ombra" dedica queste pagine alla riflessione storica su/l'Olocausto. Il brano di Kurt Vonnegut, già pubblicato sul n. 37 di "Linea d'ombra", è qui presentato in una nuova traduzione. Sentite un po' il candido sermone che ho pronunciato nella cattedrale di St. John the Divine a New York: "Vi illustrerò, oggi, le terribili conseguenze di un'eventuale abolizione delle bombe all'idrogeno. La cosa, in teoria, dovrebbe procurarci un gran sollievo. Sicuramente non ne potrete più di sentir raccontare come tutte le creature viventi sfrigolino e scoppiettino all'interno di una palladi fuoco radioattiva. Lo sappiamo da più di un terzo di secolo-da quando abbiamo sganciato la bomba atomica sui gialli abitanti di Hiroshima. Loro, certamente, hanno sperimentato di persona cosa significhi sfrigolare e scoppiettare. "Dopo tutto, che cos'erano quello sfrigolio e scoppiettio, al di là della mirabile tecnologia che li ha provocati, se non la nostra vecchia amica morte? Non dimentichiamo che Giovanna d'Arco, in tempi ormai lontani, fu fatta sfrigolare e scoppiettare con nient'altro che un semplice falò. Finì per morire. Anche gli abitanti di Hiroshima finirono per morire. E un morto è un morto. "Gli scienziati, per quanto ricchi di idee, non scopriranno mai un metodo per rendere un morto più morto di quello che è. Così, se qualcuno di voi si preoccupa della bomba all'idrogeno, in realtà ha semplicemente paura della morte. Non c'è nulla di nuovo, in tutto questo. Se anche non ci fossero bombe all'idrogeno, la morte ci starebbe comunque allecalcagna. E che cos'è lamorte se non assenza di vita? Non potrà mai essere altro. "La morte è il nulla. Perché agitarsi tanto? "Alziamo la posta, come dicono i giocatori d'azzardo. Parliamo dei destini peggiori della morte. Quando il reverendo Jirn Jones vide i suoi seguaci in Guyana posti di fronte a un destino peggiore della morte, diede loroKool Aid conetto con cianuro. Se il nostro governo si accorgerà che stiamo per incorrere in un destino peggiore della morte, sommergerà i nostri nemici con una pioggia di bombe all'idrogeno; e anche noi, a nostra volta, ne saremo sommersi. Ci sarà Kool Aid in abbondanza per tutti, se così si può dire, quando verrà il momento giusto. "Ma da cosa lo riconosceremo, quel momento? "Non vi farò perdere tempo parlando di destini banali, peggiori della morte solo in senso relativo. Immaginiamoci, per esempio, invasi da un nemico che non capisce il nostro meraviglioso sistema economico: le Braniff Airlines, l'International Harvester eccetera eccetera andrebbero in rovina e, di conseguenza, milioni di americani in cerca di lavoro resterebbero disoccupati. O supponete che a invaderci fosse un nemico troppo meschino per prendersi cura di vecchi e bambini. Oppure un nemico che decidesse di spendere fino all'ultimo centesimo in armamenti per la Terza guerra mondiale. Sono tutte sventure cui potremmo adattarci, se vi fossimo costretti - Dio ce ne scampi, naturalmente. "Ma pensate un po' se noi, stupidamente, ci fossimo sbarazzati delle armi nucleari, il nostro Kool Aid, e arrivasse un nemico a crocifiggerci. La crocifissione è la pena più dolorosa che gli antichi romani abbiano mai escogitato. Loro, sul dolore, ne sapevano tanto quanto noi sul genocidio. Capitava che crocifiggessero centinaia di persone in una volta sola. È quello che fecero ai superstiti dell'esercito di Spartaco, composto per lo piùdi schiavi ribelli. Li crocifissero tutti. Miglia e miglia di croci. "Se fossimo appesi a una croce, con le mani e i piedi inchiodati, non desidereremmo forse avere ancora bombe all'idrogeno con cui pone fine a ogni forma di vita dappertutto? Assolutamente sì. "A pensarci bene, conosciamo qualcuno che è stato crocifisso tanto tempo fa,e che, presumibilmente, sarebbe stato ingrado almeno quanto noi o i russi di porre fine a ogni forma di vita dappettutto. Ma Lui, al contrario, scelse di andare incontro a una passione. Tutto ciò che disse fu: 'Perdonali, Padre, perché non sanno quello che fanno'. "Lasciò che la vita continuasse, tanto terribile quanto lo era per lui, visto che, a quanto pare, siamo ancora tutti qui. "Ma Lui era uncaso a parte. Non mi sembra giusto prendereGesù Cristo a modello di quante sofferenze e umiliazioni noi comuni mortali dovremmo sopportare prima di invocare la fine di tutto. "Io non credo che siamo sul punto di essere crocifissi. Quale dei nostri potenziali nemici di oggi potrebbe dispo1Teanche solo della metà dei falegnami neccessari? E poi, neanche quelli del Pentagono al momento del bilancio hanno mai menzionato la crocifissione. Mi dispiacerebbe mettere loro in testa quest'idea. Saprò a chi dare la colpa se, tra un anno, i Capi di stato maggiore, all'unisono, dovessero testimoniare sotto giuramento che siamo sul punto di essere crocifissi. "E se invece annunciassero che, nel caso in cui non si stanziasse denaro sufficiente per gli armamenti, cadremmo tutti in schiavitù? Questa sembra un'ipotesi già più probabile. Malgrado la nostra reputazione internazionale di lavoratori un po' approssimativi, pensate al gusto che proverebbe i I nemico nell'assoggettarci con la forza, vendendoci e comprandoci come fossimoelettrodomestici o macchine agricole o accessori pornografici gonfiabili. "La schiavitù, certo, sarebbe un destino peggiore della morte. Su questo siamo sicuramente tutti d'accordo. Bisognerebbe forse mandare unmessaggioalPentagono: 'Quando gli americani si troveranno sull'orlo della schiavitù, allora vorrà dire che è giunta l'ora del Kool Aid'. "E loro capiranno. "Vada séche, nell'oradel Kool Aid, non solo noi ei nostri nemici, ma tutte le forme superiori di vita della tena saranno annientate.
8 VONNEGUT/ '45-95 Perfino quegli splendidi e intrepidi e assolutamente stupidi uccelli marini, gli indifesi 'boobies' dalle zampe blu che abitano leGalapagos, moriranno a causa della nostra opposizione alla schiavitù. "A proposito, ioquegli uccelli Liho visti,e anche da vicino.Avrei potuto tirare loro il collo, se solo avessi voluto. Sono stato alle Galapagos due mesi fa - in compagnia, fra gli altri, di PaulMoore jr, vescovo di questa stessa cattedrale. "Ecco il genere di frequentazioni con cui mi intrattengo negli ultimi tempi- tuttociò che sta tra i vescovie gli uccelli dalle zampe blu. Eppure, non ho mai visto uno schiavo umano. I miei quattro bisnonni, invece, li hanno visti eccome. Quando approdarono in questo paese in cerca di giustizia e di fo1tuna, c'erano milioni di americani ridotti in schiavitù. "L'equazione che correla una forteposizione di difesa al fattodi non essere schiavi è contenuta in quel commovente canto di guerra che ci è capitato spesso di sentire ultimamente: Governa, Britannia. Lasciate che ve lo canti. '"Governa, Britannia, governa le onde.' "Questa, chiaramente, è l'invocazione lirica di una marina da guerra che non sia seconda a nessuno. Ora vi canterò il verso successivo, che spiega perché sia essenziale avere una marina così forte: '"Giammai i britanni vedran schiavitù'. "Forse vi sorprenderà sapere quanto sia antica quest'equazione. Il poeta scozzese che compose il canto, James Thomson, morì nel 1748- suppergiù un quarto di secolo prima che nascesserogli Stati Uniti d'America. Thomson promise agli inglesi che non sarebbero mai stati schiavi,e questo in un'epoca incui l'asservimento di chi era militarmentepiùdeboleveniva consideratoun'attività piùche rispettabile. Moltissimi sarebbero stati condotti in schiavitù, e forse se lo sarebbero meritato - ma tra questi mai un inglese. "Dunque, a ben vedere, il canto diThomson non è poi così nobile. Parla del non essere umiliati, e fin qui tutto bene. Ma parla anche dell'umiliare, che non è una cosa esattamentemorale. L'umiliazione degli altri non dovrebbe mai essere tra gli obiettivi di una nazione. "Ecco un poeta che dovrebbe vergognarsi. "Se l'Unione Sovieticavenissequi con loscopodi asservirci,non sarebbe la prima volta che degli americani si troverebbero incatene. Se fossimo noi a invadere i russi e ad assoggettarli, non sarebbe una novità neppure per loro. "L'ultima voltache è capitato agli americani, e l'ultima voltache è capitato ai russi,entrambi i popoli hanno rivelato incredibili risorse di forzainteriore.Si amavano tutti fraternamente.Avevano fiduciain Dio. Trovavano nelle più semplici e naturali soddisfazioni della vita il motivo per essere contenti di stare al mondo. Riuscivano persino a credere che sarebbero venuti giorni migliori, e neanche troppo lontani. E, infine, un'affascinante statistica: si suicidavano molto meno dei loro padroni. "Così è dimostrato che, nel caso si riveli necessario, sia gli americani sia i russi sono perfettamente in grado di sopportare la schiavitù e, nello stesso tempo, di desiderare che la vita continui. "E se la schiavitù non fosse poi un destino peggiore della morte? Dopo tutto, gli uomini sono più resistenti di quanto non sembrino. Ripensandoci, forse non è il caso di mandare quel messaggio al Pentagono - quello sulla schiavitù e il Kool Aid. "Ma ponete che il nemico approdi sulle nostre rive solo perché a noi mancano i mezzi per fermarlo, e ci trascini fuoridalle nostrecase e dalle terre dei nostriavi, nelle paludi e nei deserti. Poneteche cerchi perfino di distruggere la nostra religione affermando che il grande Dio Geova, o chi per esso, ha lo stesso irrisorio valore di un oggetto di bigiotteria. "Di nuovo: questa è una tortura che milioni di americani hanno FotoG. Giovannetti/ Effigie. già subìto - o stanno ancora subendo. È un'altra catastrofe che gli americani, se costretti, sono in grado di tollerare senza perdere del tutto, quasi per miracolo, la dignità o l'autostima. "Per quanto la vita sia terribileper i nostri indiani, loro si ostinano a preferirla alla morte. "E così, non ho fatto molta strada nel cercare di individuare i destini peggiori della morte. Finora, solo la crocifissione l'ha spuntata e, ormai l'abbiamo appurato, non siamo sul punto di essere crocifissi. Non siamo neppure sul punto di diventare schiavi, o di ricevere lo stesso trattamento che gli americani bianchi hanno riservato a quelli neri. E nessun potenzialenemico, che io sappia, ha intenzionedi venirequi a trattarcicomenoi,ancora oggi, trattiamogli indiani d'America. "Quali altri destini peggiori della mortepotrei nominare?La vita senza il petrolio? "Nei melodrammidel secolo scorso,unadonna avrebbepreferito morire piuttostoche perdere la verginitàal di fuori del sacro vincolo del matrimonio. Spero non sia quelloche hanno inmente il Pentagono e il Cremlino - ma non si sa mai. "Morirei molto più volentieri per la verginità che per il petrolio, credo. Non so come dire, mi sembra più letterario. "È possibile che mi stia nascondendo gli aspetti razzisti della bomba a idrogeno, lacui unica funzione è quella di distruggere tutto. Forse ci sono sventure che la razza bianca non dovrebbe essere costretta a tollerare. Ma gli schiavi russi erano bianchi. I britanni, presumibilmente inassoggettabili, sono stati a loro volta resi schiavi
dai romani. Perfino loro, gli orgogliosi britanni, se dovessere cadere oggi in schiavitù si troverebbero a dire: 'Ecco, ci risiamo!'. Armeni ed ebrei sono stati sicuramente trattati in modo crudele in tempi recenti come inpassato-eppure hanno continuato a desiderare che la vita proseguisse.Circa un terzo della nostra popolazione bianca è stata derubata e rovinatae umiliata dopo laguerra civile. Eppure non ha smesso di volere che la vita continuasse. "Ma sonomai esistitigruppi di esseri umani, non importa la razza o lareligione,che, aldi làdi tutto, nonabbianofatto il possibileperché la vita continuasse? "I soldati. '"Meglio la morte del disonore', recitava il motto di alcune formazioni militari durante la guerra civile - da entrambe le parti. E ora potrebbe benissimo valere anche per 1'82°divisione aerea. Un tale motto poteva avere un senso, credo, quando la morte in battaglia era ciò che succedeva al soldato alla tua destra, alla tua sinistra, a quello davanti, o dietrodi te. Ma la morte in guerra, oggi come oggi, può facilmente tramutarsi nella morte di tutto, inclusi, come ho già detto, i 'boobies' dalle zampe blu delle Galapagos. "I loro piedi palmati sono, in effetti, di un blu straordinariamente intenso, un bluche amano sfoggiarequandodanno il via al corteggiamento. "Se andrete alle Galapagos, davanti a tutte le strane creature che incontrerete vi verrà da pensare ciò che pensò Charles Darwin quando a sua volta le visitò: quanto tempo ha la natura per portare a termine qualunque cosa voglia. Se radessimo al suolo il pianeta, la natura troverebbe comunque il modo di farvi rinascere la vita. Ci vogliono solo un paio di milioni di anni, secolo più, secolo meno: insomma, un battito di ciglia. "Solo l'umanità sta esaurendo il tempo a sua disposizione. "Il mio pronostico è che non ci disarmeremo, anche se dovremmo, e che faremo davvero saltare tutto in aria tra non molto. "La storia insegna che l'uomo è sufficientemente malato da commettere qualunque atrocità possibile e immaginabile, inclusa la creazione di industrie finalizzate a uccidere e incenerire la gente. "Forse siamostatimessi sulla terra proprioper ridurla inbriciole. Forse siamo ilmezzopresceltodalla naturapercreare nuovegalassie. Forse siamo stati programmati per rendere sempre più raffinate le nostre anni, e per credere che la morte sia meglio del disonore. "E poi, ungiorno,mentre il pianeta brulicheràdi comizi in favore del disarmo, puumm,eccoche, come per incanto,sarà nataunanuova Via Lattea. "Forse, le nostrebombe all'idrogeno dovremmo adorarle invece di aborrirle. Potrebbero essere gli embrioni di nuove formazioni stellari. "Che cosa ci può saivare?Di certo l'intervento divino- e questo è il posto giusto per invocarlo. Potremmo chiedere a Dio di salvarci dalla nostra inventiva, proprio come i dinosauri avrebbero potuto pregarlo di salvarli dalla loro mole. "Ma quell'inventiva di cui ora tanto ci lamentiamo potrebbe anche darci, insieme con i razzi e le testate nucleari, i mezzi per ottenereciò che finora è stato solo un sogno, l'unità di tutti gli uomini. Parlo soprattutto della televisione. "Ancora quando ero bambino io, bisognava che un giovane soldato arrivasse sul campo di battaglia per disilludersi circa la guerra. La famiglia,a casa, era altrettanto ignorante sull'argomento, e credeva che il figlio stesse combattendo contro strani mostri. Ma ora, grazie ai modernimezzi di comunicazione, i cittadini di qualunque nazione industrializzatasononauseatidallaguerra soloa pensarci, fin da quando hannodieci anni. In America, la prima generazionedi spettatori televisiviè andata inguerra ed è tornataa casa-e veterani così non si erano mai visti prima. '45-'95/ VONNEGUT 9 "Che cosa rende i veterani del Vietnamcosì, come dire, sinistri? Potremmo quasi definirli 'di una maturitàmalsana'. Non si sono mai fatti illusioni sulla guerra, loro. Sono i primi soldati della storia a essere stati consapevoli findall'infanzia, per aver sentitoe vistotante immagini di battaglie, reali o recitate, di come la guerra non fosse altro che un macello insensato di uomini comuni come loro. "Un tempo poteva succedere che i reduci sconvolgessero le loro famiglie- pensateper esempio a ErnestHemingway-dipingendo la guerra come repellente e stupida e disumana. Ma i padri dei nostri veterani del Vietnam erano già essi stessi privi di illusioni, perché molti di loro avevano vissuto quell'esperienza di persona prima che i figli varcassero l'oceano. Grazie ai modernimezzi di comunicazione, gli americani di tutte le età non ne potevano più della guerra ben prima che andassimo in Vietnam. "Grazie ai moderni mezzi di comunicazione, i poveri sfortunati ragazzi sovieticiche ora stanno uccidendoe morendo inAfghanistan non ne potevano più della guerra già prima di partire. "Grazie ai moderni mezzi di comunicazione, lo stesso si puòdire dei poveri sfortunati ragazzi argentini e inglesi, che ora stanno uccidendo e combattendo nelle Falkland. Il 'New York Post' li chiama 'Argies' e 'Brits'. Grazie ai moderni mezzi di comunicazione, noi sappiamoche sonomolto piùcomplessie meravigliosidi così, e che quanto sta loro succedendo ai bordi dell'Antartico è molto più orribile e vergognoso di una partita di calcio. "Quando ero bambino, era insolitoche un americano, e come lui tutti gli altri uomini, conoscesse qualcosa degli stranieri. Quelli che ne sapevano un po' di più erano specialisti- diplomatici, esploratori, giornalisti,antropologi che, a lorovolta,erano esperti soltantodi gruppi circoscritti, non so... eschimesi, o arabi, e così via. Anche per loro, come per unqualsiasi scolarettodi lndianapolis, vastissimearee del globo restavano terra incognita. "E ora, invece, guardate un po' cosa è successo! Grazie ai moderni mezzi di comunicazione, riceviamo suoni e immagini da quasi ogni angolo del pianeta. Milioni di noi hanno effettivamente visitato più luoghiesotici di quanto non avessero fatto gli esploratori durante la mia infanzia. Molti di voi sono stati a Timbuctu. Molti a Katmandu. Il mio dentista è appena tornato dalle Figi. Mi ha raccontato tutto, delle Figi. E se solo mi avesse tolto le mani dalla bocca, gli avrei raccontato delle Galapagos. "Così, ora, sappiamo con certezza che non esistono da nessuna parte potenziali nemici che non siano esseri umani identici a noi. Hanno bisogno di cibo. Che strano! Amano i loro figli. Che strano! Ubbidisconoai lorocapi. Che strano!Pensanocome i loro vicini.Che strano! "Grazie ai moderni mezzi di comunicazione, abbiamo oggi qualcosa che prima non avevamo: un motivo per soffrire profondamente per la morte o le ferite di qualunque essere umano, da qualunque parte stia, in qualunque guerra. "Era a causadi mezzidi comunicazionecorrotti e di un'ignoranza perversae razzistache potevamo celebrarel'uccisione di tutti,oquasi tutti, gli abitantidi Hiroshima, Giappone, trentasette anni fa. Pensavamo fossero delinquenti. E loro pensavano che noi fossimo delinquenti. Avrebbero battuto le loro gialle manine con gioia e avrebbero sogghignato con i loro incisivi sporgenti se, a loro volta, avessero potuto ridurre in cenere tutti i cittadini, per dire, di Kansas City. "Grazie a quanto ogni singolo abitantedella terra conosce di tutti gli altri, il piaceredi uccidere i nemici ha oggi perso molto della sua attrattiva. L'ha persa a tal punto che nessun cittadino sovietico sano di mente, incasodi guerra, proverebbealtroche orrore se iIsuopaese sterminasse tutti gli abitanti di NewYork, Chicago e San Francisco messi insieme.Enessuncittadinoamericanosanodi menteprovereb-
10 VONNEGUT/ '45-'95 be altro che oITorese il nostro paese sterminasse tutti gli abitanti di Mosca, Leningrado e Kiev messi insieme. "O di Nagasaki, Giappone, tanto per dirne una. "Abbiamo spessosentitodire che, se noncambieremo, continueranno a esserci guerre mondiali. Vi porto buone notizie, stamattina: siamo cambiati. "Non siamo più così ignoranti e assetati di sangue. "L'altra notte ho sognato i nostri discendenti da qui a mille anni, vale a dire praticamente tutta l'umanità. Se vi date un po' alla riproduzione, come ha fatto l'imperatore Carlo Magno, potrete accumulare un bel numero di rampolli in mille anni. Ogni persona presente in questa cattedrale che abbia anche solo una goccia di sangue bianco nelle vene discende da Carlo Magno. "Ti·a mille anni, se ci saranno ancora esseri umani sulla terra, saranno tutti nostridiscendenti - nostrie di chiunque abbia sceltodi riprodursi. "Nel miosogno, i nostri discendenti sononumerosi: chi ricco,chi povero, chi simpatico, chi insopportabile. "Li inte1rngosu come, malgrado tutto, l'umanità sia riuscita ad andare avanti per un altro millennio.Mi rispondonoche, come i loro antenati, ce l'hanno fatta perché hanno sempre preferito, per sé e per gli altri, in ogni occasione, la vita allamorte,anche a costo di perdere l'onore. Hanno sopportato tutti gli insulti e le umiliazioni e le delusioni possibili immaginabili senza commettere né suicidi né omicidi. E anche loro hanno insultato, umiliato, deluso. "Me ne conquisto la stima suggerendo un motto, che forse starebbe bene sulle loro magliette o sulle fibbiedelle loro cinture. A proposito, nonsono tutti hippie. Non sono neanche tutti americani.E neppure tutti bianchi. "Cito dal grande moralista e nobile brigante dell'Ottocento fon Fisk, che forse ha contribuito economicamente alla costruzione di questa cattedrale. "Jim Fiskprofen queste famose paroledopo un episodiopatticolarmente spiacevoleconcernente la fe1rnviadel lago Erie. Lo stesso Fisk non poteva farea meno di sentirsi spregevole.Ci pensò a lungo, poi alzò le spalle e disse ciò che tutti noi dovremmo imparare a dire se vogliamo andai·eavanti a vivere ancora: 'Nulla è perduto se non l'onore'. "Vi ringrazio per la vostra attenzione". Ecco come mi è capitatodi accedereall'alto pulpitoe all'impiantodi amplificazionedi St. John the Divine(lapiù grande chiesagotica del mondo): la direzione aveva invitato alcuni personaggi, noti per essere dichiaratamente contrari alle armi nucleari, a parlai·eper una serie di domeniche nella primavera del 1983. lo ero tra questi, e mi deve essere saltataunarotellamentresalivosolennemente lescaledel pulpito. Perché lo dico? Ero così stupidamenteottimista! Ero come uno di quei politici di secondo piano che cercano in ogni modo di blandire il proprio particolarepubblico: lituani d'America, artigiani del cuoio, Figlie della Rivoluzione Americana o chissà cos'altro. Il rnio uditorio strettatnente specializzato era un assembrainento di antimilitaristi ai marginidi una nazioneenormemente ricca, i cui più avvincenti progettie più popolari intrattenimentiavevano a che fare con la guerra, la gueITae ancora la guerra. Tre quarti del mio discorso corrispondevano a verità. Ma poi veniva quest'incredibile fandonia: che la Tv fosse uno strumento di pace. Se fossistatounmembrodellacongregazionee unqualchealtro predicatore avessefatto una tale affermazione,mi sai·eialzatoe sarei uscito dalla cattedrale sbattendomi dietro la pesantissima porta. La Tv americana, operando nel Libero Mercato di Idee (che altrove ho dichiarato esserecosìpositivoper tuttinoi), siaccapparrava I' audience con simulazioni di una delle due cose che la maggioranza degli esseri umani, e soprattutto i giovani, non possono fai·e a meno di guardai·equando ne hanno l'occasione: i fatti di sangue. La Tv, e ovviamente anche il cinema, tanto ci abituavano - e tuttora ci abituano - alla vista della violenza e della morte, da renderci insensibili, non diversamente da come la propaganda hitleriana rendeva insensibilei I popolo tedescoduranteil freneticopreludioalla seconda guerra mondiale e ai campi di sterminio. Chi di noi ha bisogno di un Joseph Goebbelsper convincerciche l'uccidere sia una banale attività quotidiana come allacciarsi le scat-pe? Basta un'industria televisiva che, dovendosi mantenere autonomamente dal punto di vista economico, necessiti per sopravvivere di un grande pubblico. Da quel pulpito, non avrei dovuto dire che stavamo andando all'inferno. All'inferno c'eravaino già, grazie alla tecnologia che ci diceva cosa fare, invece del contrai-io.E non era solo fa Tv. Erano le armi, davvero in grado di distruggere mezzo mondo. Erano le macchine alimentate dal petrolio zampillante dal sottosuolo, che permettono a una grassa, vecchia signora di percorrere un miglio in un minuto, mentre si gratta il naso o ascolta la radio. E così via. (In quale dettagliospirituale,avrei dovutochiedere, lapotentemacchina a benzinao laHarley-Davidsondifferiscedallacocaina liberalizzata? E c'era qualcosache non avremmo fattoperassicurai·ciche ilpetrolio continuasse a sgorgare? E non ci saremmo forse incazzati nel caso non fosse più sgorgato?) A proposito di come tale disinvolta tecnologia ha influenzato i nostri rapporti con la gue1Ta,avrei dovuto richiamare l'attenzione sullametam01fosidel mio compleanno, I' 11di novembre,daGiorno dell'Armistizio in Giorno dei Veterani. Quando ero ragazzo, tutta l'attività umana di Indianapolis (eccetto scopare, credo) si fermava per un minuto. L'undicesimo minutodell'undicesima ora dell'undicesimo giorno dell'undicesimo mese. Proprio in quel minuto, nel 1918, foù laPrimaguerra mondiale. (E nonsarebbe ricominciatache nel 1939,quando i tedeschi invasero la Polonia, o nel 1931,quando i giapponesi occuparono la Manciuria. Che casino!) el Giorno dell'Armistizio, c'era l'abitudine, giustissimadel resto, di raccontare ai bambini quanto fosse orribile la gue1Ta,quanto fosse vergognosa e straziante.Ilmodopiùadeguatodicommemorarequalunqueguerra sarebbequellodi dipingerci tuttidi blue rotolarcinel fangoe grugnire come maiali. Ma nel 1945, il Giorno del!'Armistizio diventò il Giorno dei Veterani e, al tempo in cui tenevo il mio sermone a St. John's, il messaggiodel!' 11di novembre era che ci sarebbero state un saccodi altre guerre, e che questa volta saremmostati pronti (e quandomai lo i è davvero!),e che non solo i ragazzimaanche le ragazze avrebbero dovuto aspirare a diventare veterani (non fatevi tagliai·efuori!). Non avevamo ancora ucciso piùdi un migliaio di panamensi nel corso del rapimento del loro capo di stato (uno stipendiato agente dellaCia), sospettodi trafficodi droga,altrimentine avrei sicuramente parlato. Avrei ricordato ai miei coetanei le parole che il capitano J.W. Philip rivolse nel 1898 al suo equipaggio a bordo della Texas nellaBaia di Santiago,durante laguerra ispanoamericana.(Gli allievi delle scuole pubbliche americane le sapevano a memoria, ai miei tempi. Scommetto che ora non le conoscono più.) I cannoni della Texas avevano incendiato l'incrociatore spagnolo Vizcaya da poppa a prua. E il capitano Philip disse: "Non rallegratevi, ragazzi, quei poveretti stannomorendo". La guerra,allora,benché forsenecessaria e sicuramente eccitante, era anche una tragedia. Lo è ancora, e non potrà mai essere altrimenti. Ma nei giorni in cui attaccavamo i panamensi, dai nostri vertici di potere si sentivano solo grandi "Whee" e "Whoopee" e variazioni sul tema. (Sì, e mentremi accingevo alla stesuradefinitiva di questo libro, scritto nell'estate del 1990con l'intento di parlare degli anniOttanta, cominciavamoa pregustarci il grande trionfosull'Iraq. Mi limiteròa
ripetere quello che una donna disse una sera a cena, la settimana dopo che avevamo cessato di sparare e bombardare e lanciare mjssili: "L'atmosfera che si respira nel paese è quel la di una grande festa in una beli issima casa. Sono tutti briosi ed eleganti, ma si sente nell'aria una puzza terribile, proveniente da chissà dove, che si fa sempre più forte. E nessuno vuol essere il primo a farla notare".) L'unica gue1Tache Ronald Reagan abbia mai visto è stata al cinema. Tutti erano contenti di combattere. Le ferite non sporcavano mai troppo, i feriti non davano troppo fastidio, e nessuno moriva invano. E George Bu h? Un eroe di guerra di prima categoria, senza dubbio. Ma era aviatore: la guerra doveva embrare una specie di sport, di quelli da brivido. Gli aviatori non si trovano quasi mai a guardare da vicino le facce (se ne rimane qualcosa) della gente che hanno ferito o ucciso. È tipico dei veterani che hanno combattuto sul campo sognare angosciosamente le persone che hanno ammazzato. Fortunatamente per me, non ho mai ucciso nessuno. Quanto si vergognerebbe un pilota di caccia o di bombardiere a fare la stessa confessione - ad ammettere, cioè, di non aver mai ucciso nessuno. E poi c'è quell'altra storia, a proposito di George Bush. È stato il primo presidente - tra quelli che ho visto - a essere eletto in seguito a una campagna palesemente razzista, che si serviva di uno psicopatico nero come spauracchio. Se per i suoi scopi avesse usato un armeno o un polacco o un ebreo, sarebbe stato spregevole quanto il nazista Heinrich HimmJer, l'ex allevatore di polli posto a capo di tutti i campi di sterminio. Ma Bush conosceva gli Usa molto meglio di quanto io abbia mai osato conoscerli, e ci ha spaventato con un uomo nero, e ha vinto, ha proprio vinto. Ma aJ diavolo! Blah blah blah. Nel 1935 Sinclair Lewis ha pubblicato un libro in cui imma- '45·'95/ VONNEGUT 11 ginava come il nostro paese sarebbe diventato fascista, Qui non può accadere. Questo è quello che dico anch'io: qui non può accadere, a meno che, certo, non subentri un'altra Grande Depressione. Da tempo ero amico del vescovo della cattedrale Paul Moore jr. Jill lo consceva da quando era bambina a Morristown, New Jersey. Lui, sua moglie Brenda, Jill ed io eravamo andati insieme alle Galapagos. Una notte, proprio mentre attraversavamo l'equatore (Ecuador!), gli ho chiesto di indicarmi una costellazione che non avevo mai visto, laCroce del Sud. Lui l'aveva vista, losapevo,perché aveva combattutto come Marine ben al di sotto dell'equatore, a Guadalcanal. (È lì che ha trovato la fede. Se io ne avessi avuta una, lì l'avrei certamente persa.) La Croce del Sud era un affarino minuscolo, non molto più grande della testa di una puntina da disegno, a guardarla così. "Mi spiace," disse. "Non è colpa tua," risposi. Aveva vissuto e predicato a lndianapolis per un bel po' di tempo, e quindi conosceva parecchi dei miei parenti che erano tornati a rifugiarsi tra le braccia del Cristianesimo. È un uomo molto buono, sempre schierato con i deboli nel momento in cui subiscono abusi, o vengono defraudati o derisi dai potenti (per lo più abbonati a "The Wall Street Journal"). Una donna incinta mi chiese un giorno se ritenevo sbagliato far nascere un bambino in un mondo così terribile. Le risposi che per me l'unico motivo per cui vivere valeva quasi la pena erano tutti i santi che avevo conosciuto, e nominai il vescovo Moore. Copyright 1991, KurtVonnegut USA, 195 l. Un uomo scovo un rifugio antiatomico.
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