Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

NOVITÀ Bianca Guidetti Serra STORIE DI GIUSTIZIA, INGIUSTIZIA E GALERA Cinque casi esemplari che hanno segnato nell'arco di mezzo secolo la memoria e l'identità dell'autrice: testimonianza dell'impegno politico e sociale di una famosa penalista democratica. pp. 160, Lire 15.000 Cees Nooteboom COME SI DIVENTA EUROPEI? Un grande scrittore si interroga sull'identità e il futuro del vecchio continente in un vivace intreccio di analisi storico-culturali, narrazione autobiografica e ironica riflessione sul nostro presente. pp. 112, Lire 15.000 Amitav Ghosh DANZANDO IN CAMBOGIA L'indagine di uno scrittore indiano su Pol Pote sul suo ambiente, i suoi familiari, i suoi maestri e seguaci. Non una guerra civile, ma una guerra contro la storia. A cura di Anna Nadotti pp. 80, Lire 12.000. NORaERTO 808BIO ELOGIODELLA MITEZZA E ALT R I SCRI rI I )I ORAL I VERITÀEUBERTÀ • ETICAEPOLITICA • RAGIONDISTATOEDEMOCRAZIA• IA NATURADELPREGIUDIZIO • RAZZI· SMOOGGI • EGUALIEDIVERSI • PROE CONTROUN'ETICA IAICA• MORALE RELIGIONE • GLI DEI CHE HANNO FALLITO:ALCUNE DOMANDE SUL PROBLEMADELMALE. Norberto Bobbio ELOGIO DELLA MITEZZA E ALTRI SCRITTI MORALI Per la prima volta una raccolta di scritti di Norberto Bobbio che si collocano nell'ambito della filosofia morale. Verità e libertà. Etica e politica. Ragion di stato e democrazia. La natura del pregiudizio. Razzismo oggi. Eguali e diversi. Pro e contro un'etica laica. Morale e religione. Sul problema del male. pp. 224, Lire 15.000 74SAGGI/HOBSBAWM disintegrando nelle società moderne - stanno scomparendo. In ogni caso la storia di vaste collettività, nazionali o no, non si è basata sulla memoria popolare, ma su ciò che gli storici, i cronisti o gli esperti di antichità hanno scritto del passato, direttamente o tramite i testi scolastici, su ciò che gli insegnanti hanno insegnato ai loro allievi da quei libri, su come gli scrittori di prosa, i produttori di film o di televisione e programmi video hanno trasformato il loro materiale. Per certi aspetti persino Shakespeare derivò l'Amleto dall'opera di uno storico, il cronista danese Saxo Grammaticus. È essenziale che gli storici lo ricordino costantemente. Ciò che coltiviamo nei nostri campi può finire come una qualche versione dell'oppio dei popoli. Naturalmente è vero che l'inseparabilità della storiografia dall'ideologia corrente e dalla politica - tutta la storia, come disse Croce, è storia contemporanea - apre la via al cattivo uso della storia. Gli storici non si pongono, né potrebbero farlo, al di fuori della loro materia come osservatori e analisti oggettivi sub specie aeternitatis. Tutti noi siamo immersi nelle nostre presupposizioni spazio temporali, anche quando trattiamo qualcosa di estraneo alle passioni pubbliche odierne come la cura di testi antichi. Molti di noi, come i fondatori della "Revue Historique", sono lieti di fornire un'opera che possa essere utile alle persone o alla causa. Saremo indubbiamente tentati di interpretare le nostre scoperte nella maniera più favorevole alla causa. Potremmo essere tentati di astenerci dall'indagare su argomenti in grado di proiettarvi una luce sfavorevole . Non ci sorprende che gli storici ostili al comunismo fossero molto più propensi a svolgere ricerche sul lavoro forzato nell'ex Unione Sovietica anziché coloro che lo approvavano. Potremmo anche essere tentati di restare in silenzio davanti a una prova sfavorevole, se ci capita di scoprirla, sebbene difficilmente con buon coscienza scientifica. Dopotutto, non esiste una linea netta tra la suppressio veri e la suggestio falsi. Ciò che non possiamo fare senza cessare di essere storici è abbandonare i criteri della nostra professione. Non possiamo dire che ciò che mostriamo non è vero. In questo ci differenziamo inevitabilmente da coloro il cui discorso non è così vincolato. Tuttavia il pericolo maggiore risiede non nella tentazione di mentire, che, dopotutto, non può sopravvivere faci I mente al I' esame critico di altri storici in una libera comunità di studiosi, sebbene le pressioni politiche e l'autorità forniscano un sostegno alla falsità, anche in alcuni Stati democratici. Risiede nella tentazione di isolare la storia di una parte dell'umanità - quella dello storico, per nascita o per scelta-da un contesto più ampio. Le pressioni interne ed esterne ad agire in questo modo possono essere pesanti. Le nostre passioni ed interessi potrebbero spingerci in questa direzione. Ogni ebreo, ad esempio, qualunque sia la sua professione, istintivamente accetta la forza del ladomanda con cui, nel corso di molti secoli di terrore, i membri della nostra comunità di minoranza, affrontavano ogni evento del mondo: "Va bene o no per noi ebrei?" In tempi di discriminazioni o persecuzioni forniva una guida- anche se non necessariamente la migliore - per il comportamento pubblico e privato, una strategia a tutti i livelli per un popolo in fuga e disperso. Eppure non può e non dovrebbe guidare uno storico ebreo, nemmeno uno che scrive la storia del proprio popolo. A qualsiasi microcosmo appartenga lo storico ha il dovere dell'universalismo, non per lealtà verso un ideale al quale molti di noi restano legati, ma perché è la condizione necessaria per comprendere la storia dell'umanità, inclusa quella di ogni parte speciale dell'umanità. da "Diogène", n, 168, ottobre-dicembre 1994

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