72 SAGGI/H0BSBA\NM La storia come finzione, tuttavia, ha ricevuto un rinforzo accademico da una direzione inaspettata: il "crescente scetticismo riguardo il progetto illuministico della razionalità" 2 . L'usanza per ciò che (almeno nel linguaggio accademico anglosassone) è conosciuto col vago termine di "postmodernismo" fortunatamente non ha guadagnato molto terreno fra gli storici come presso i teorici letterari e culturali e gli antropologi sociali, persino negli Stati uniti, ma è pertinente al punto in questione, poiché proietta un dubbio sulla distinzione fra fatto e finzione, realtà oggettiva e discorso concettuale. È profondamente relativistico. Se non c'è una chiara distinzione fra ciò che è vero e ciò che io sento come vero, allora la mia interpretazione della realtà vale tanto quanto la tua o quella di chiunque altro, dato che "il discorso è l'artefice del mondo, non lo specchio" 3 • Per citare lo stesso autore, l'oggetto dell'etnografia, come presumibilmente di ogni altra indagine storica e sociale, è di produrre un testo evoluto in cooperazione, in cui nessun soggetto, né autore né lettore, insomma nessuno, ha il diritto esclusivo di "trascendenza sinottica" 4 • Se, "nel discorso storico e letterario, il linguaggio persino presumibilmente descrittivo costituisce ciò che descrive" (M.P. Smith, cit. p. 499), allora nessuna narrazione fra le molte possibili può essere considerata privilegiata. Non è fortuito che queste idee siano piaciute particolarmente a coloro che vedono se stessi come rappresentanti di collettività o di ambiti marginalizzati dalla cultura egemonica di qualche gruppo (diciamo, maschi bianchi eterosessuali di ceto medio e di formazione occidentale) al quale contestano la richiesta di superiorità. Mf} è sbagliato. Senza entrare nel dibattito teorico su queste questioni, è essenziale che gli storici difendano le basi della loro disciplina: la supremazia della prova. Se i loro testi sono finzione, come in un certo senso sono, trattandosi di composizioni letterarie, la materia prima di questa finzione è un fatto verificabile. Le prove possono stabilire se le camere a gas naziste siano esistite o no. Poiché così è stato, coloro che ne negano l'esistenza non scrivono storia, indipendentemente dalle tecniche narrative. Se un romanzo dovesse avere per argomento il ritorno di Napoleone vivo da Sant'Elena sarebbe letteratura ma non storia. Se la storia è un'arte fantasiosa, non inventa ma sistema gli oggetti che trova. La distinzione può apparire futile e pedantesca al non storico, specialmente a colui che usa il materiale storico per i propri scopi. Che cosa importa al pubblico teatrale che non ci siano tracce storiche di una Lady Macbeth che abbia spinto il marito ad uccidere Duncan, o delle streghe che abbiano predetto che Macbeth sarebbe diventato re di Scozia, come infatti si verificò fra il 1040 e il l057? Che cosa importava ai Padri fondatori (panafricani) degli Stati post-coloniali dell'Africa occidentale che diedero ai loro paesi i nomi di imperi africani medievali se questi non avevano alcuna connessione ovvia con i territori del moderno Ghana o Mali? Non era più importante ricordare agli africani delle terre subsahariane, dopo generazioni di colonialismo, che avevano una tradizione di Stati indipendenti e potenti in qualche parte del loro continente, se non precisamente nell'entroterra di Accra? In verità, l'insistenza degli storici, ancora una volta nelle parole del primo numero della "Revue Historique", su "dei procedimenti di esposizione strettamente scientifici, dove ogni affermazione sia accompagnata da prove, da rimandi alle fonti e da citazioni" 5 , è talvolta futile e pedantesca, specialmente ora che non fa più parte di una fede nella possibilità di una verità definitiva, positivista e scientifica, che le conferiva una certa ingenua grandezza. Eppure le procedure dei tribunali, che insistono sulla supremazia delle prove tanto quanto i ricercatori storici, e spesso proprio allo stesso modo, dimostrano che la differenza fra il fatto storico e la falsità non è ideologica. È cruciale per molti scopi pratici della vita quotidiana, se non altro perché la vita e la morte o, - quantitativamente più importante - il denaro dipende da questo. Quando un innocente viene processato per omicidio, e vuole provare la sua innocenza, ciò che gli si richiede non sono le tecniche del teorico "postmoderno", ma dello storico vecchia maniera. Inoltre, la verificabilità storica delle richieste politiche o ideologiche può essere di vitale importanza, se la storicità è la base essenziale di tali rivendicazioni. Questo vale non solo per pretese territoriali di Stati o comunità, che sono comunemente storiche. La campagna antimusulmana del partito integralista indù BJP, che condusse a un imponente massacro in India, venne giustificata su basi storiche. Si asserì che Ayodhya era la città natale del divino Rama e per questa ragione la costruzione di una moschea in un luogo sacro per gli indù, presumibilmente ad opera del conquistatore Mogol Babur, era un insulto musulmano alla religione indù e un oltraggio storico. Doveva essere distrutta e sostituita con un tempio indù. (La moschea fu in realtà abbattuta da una vasta folla di fanatici, mobilitati a questo scopo dal BJP.) Non sorprende che i capi di quel partito dichiarassero che "tali questioni non si possono risolvere con un verdetto della corte" poiché la base storica della richiesta era inesistente. Gli storici indiani riuscirono a dimostrare che nessuno aveva consi-
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