Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

lui andava su tutte le furie. E poi con tutti quei tornanti, le salite, le discese, mi sarebbero venute le vertigini con quella specie di guida aerobica che aveva Johnny. (Pausa) E così, dopo tre anni, quando lui ha cominciato a sentirsi male ... All'ospedale furono molto gentili con lui: per un certo periodo gli permisero di continuare a lavorare lì. Poi, sapete com'è, ve l'ho già detto, aveva quel brutto vizio di grattarsi a sangue e allora non fu più proprio possibile: non era una cosa tanto bella, capite. A quel punto cominciai a essere io quella che dava fuori di matto. Quando staccavo e tornavo a casa la mattina, magari lo trovavo impalato davanti a una finestra a guardar fuori. Mi diceva: "Ho dormito quattordici ore." Per lui fu come una benedizione; una specie di miracolo, non riusciva quasi a crederci. Secondo me, tutte quelle cose che stavano succedendo dentro di lui, secondo me gli sembravano interessanti; tipo, la malattia se la stava studiando. Allora io gli chiedevo: "Che hai?" e lui alzava una mano come per dirmi di star zitto per un po', poi diceva: "Non avrei mai pensato che il dolore potesse essere così forte. È incredibile." Sapete, ci aveva le budella tutte corrose e così via, per fortuna che l'assicurazione copriva tutto e poi all'ospedale erano molto gentili con lui. Lo andavano a trovare, ma lui le pillole contro il dolore mica le prendeva. Era curioso. (Si guarda un attimo attorno, poi continua in tono neutro) Poi quando si è aggravato, ha cominciato a prenderle. (Pausa) Però si capiva dalla faccia che faceva che non avrebbe mai creduto di arrivare fino a quel punto. I medici, gli infermieri e i cosi lì come si chiamavano, i volontari, quella specie di beccamorti che di solito con queste cose ci vanno a nozze, erano tutti bravi: non ci davano molto fastidio. (Frustrato, cerca le parole, senza riuscirci.) Quello di cui non riuscivo a convincermi era come mai io non l'avessi beccato. Mi son fatto quella cazzo di analisi e sono risultato negativo. Non riuscivo a crederci. Due volte l'ho fatta. Non capivo, perché, tipo, la prima volta che sono stato con lui l'ho scopato e lui invece mi si è sdraiato accanto es' è tirato una sega. E per un bel pezzo siamo andati avanti così. Era il nostro modo di fare all'amore; sapete, si entra in certe routines. Ma dopo un po' che stavamo insieme, sapete com'è, quando si diventa intimi con una persona, gli stavo addosso in tutti i modi. Non ci sono santi, sono stato esposto al contagio tipo tre volte a settimana per tre anni di fila. Cosa diavolo stava succedendo? Mi sono messa a pensare che forse non ce l'aveva neanche lui, forse era un altra cosa, però ... (Si rilassa, pensa un attimo, gli viene in mente un altra cosa) Lui aveva certi amici lì all'ospedale, gli offrirono qualcosa, non so bene cosa, per liberarlo almeno da quei dolori atroci, ma lui non l'accettò, tipo, voleva vedere come andava a finire. ( Un po' difrustrazione si insinua di nuovo nella sua voce) Capite, il mio problema era che non sapevo esattamente quello che stava passando. Sì, lo aiutavo, l'osservavo, mi disperavo, certo, ma non sapevo bene che cosa, capite, ma che ne sapete voi? (Pausa) Voleva tornare a casa, però ... be' ... (Pausa. Guarda di nuovo i poliziotti.) Questa è l'unica parte che interessa a voi, teste di cazzo, perciò aprite bene le orecchie. Volevamo portarlo a casa, per la fine, ma lui ci ha fregato. Pensavamo sarebbe riuscito a tornare a casa per l'ultima volta e invece cadde in questa specie di semico ma e in pratica svanì un po' nel nulla, affondò. Non sapevo neanche più se mi riconosceva oppure no. Ho trovato un vecchio poster dei Cosmos e l'ho appeso sulla parete di fronte al letto. Lo tirarono su a sedere sul letto, ma lui aveva un aspetto come spaventato. Vide il poster e chiese: "Cos'è quella roba?" Si sa, si sa, si sa cosa c'è nella stanza, è tutto così familiare e non lo aveva mai visto prima lì. Magari a lui gli pareva soltanto una forma scura davanti a lui, non riusciva a capire cos'era e gli metteva un po' paura. Non l'aveva riconosciuto. (Si guarda attorno) Adesso la storia si fa un po' truculenta, perciò se siete deboli di cuore o qualcosa del genere ... lEAlRO/WRSON 69 (Rialza lo sguardo) Voi teste di cazzo della TV che state registrando 'sta roba per i posteri; controllate che l'obiettivo sia a fuoco, questa è roba che scotta, vorranno sapere com'è andata. (Pausa) Insomma, arriva l'infermiera, le ho detto che stava riposando. Lei era tutta contenta che così lui lo saltava. Poi mi sono spogliato e l'ho abbracciato per un po'. Lui diceva qualcosa, tipo, mi pareva: "Che strano." E non c'era rimasto più quasi niente di lui. (Pausa) Capite il problema è che, come ho già detto, a questo punto ero io quello che dava fuori di matto. Insomma, bè ... al diavolo! Io sono uno come dite voi, ragazzi, e non ci pensiamo più. Uno fa quello che fa, fa quello che deve fare. (Poi assume un tono piuttosto freddo, o almeno ci prova) Insomma lui m'è morto tra le braccia e io l'ho tenuto così per un pezzo e poi gli ho aperto una crosta sulla guancia dove si grattava sempre e una sul petto dove si scavava sempre questi solchi rossi e una in mezzo ai capelli. E quando cominciò a uscire il sangue mi sono messo a leccarlo. L'ho ripulito per bene. Allora è tornata l'infermiera, a momenti le piglia un colpo e ha chiamato voi. Però me l'hanno lasciato tenere tra le braccia fino a quando siete arrivati voialtri. Mi sa che avevano un po' paura di me, oppure di tutto quel sangue. A quel punto hanno pensato che avessi dato proprio fuori di matto, perché, come ormai abbiamo chiarito, non sono uno che fa di queste cose. Secondo me, quello che hanno pensato era che l'avevo ammazzato, ma non era quello che lui voleva e poi a quel punto ormai dovevo pensare solo a me stesso. E a quello che volevo io. (Pausa) Perciò se non me lo becco neanche stavolta, allora vuol dire che sto proprio nella merda, tipo, e non sarebbe neanche la prima volta. Immagino che forse l'unica consolazione sarà sapere che ho fatto tutto il possibile. ( Una lunga pausa durante la quale il suo sguardo vaga per la stanza, poi torna a fissarsi su i suoi interlocutori) Ecco. Siete contenti adesso? (Pausa. Contare fino a otto) Buio Copyright Lanford Wilson, 1993. école La scuola non è un)azienda. Costruire l)uguaglianza} liberare le dzf/erenze. MENSILEDI IDEEPERL'EDUCAZIONE ABBONAMENTOANNUALE(9 ~UMERI)L.45.000 CCP.2644 l l 05 INTESTATOA SCHOLEFUTUROVIA O.ASSAROTTI,15 TORINO TEL. / FAX Ol l.545567 COPIESAGGIO SU RICHIESTA DISTRIBUZIONIEN LIBRERIAP:DE

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