Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

Lanforcl Wilson UN POSTERDEICOSMOS MONOLOGOIN UN ATTO traduzione di Riccardo Duranti Tra· i tanti lavori teatrali del drammaturgo statunitense Lanford Wilson ricordiamo: LemonSky, Talley'sFolley(vincitoredi unpremio Pulitzer), Bum This. Un poster dei Cosmos, un monologo per voce maschile che ha per tema l' Aids, è stato presentatoper la prima volta al pubblico 1'8 giugno 1988, a New York, come parte della maratona annuale di atti unicidell 'EnsembleStudioTheatre. È stato inclusonella raccolta TheBest ShortPlays 1989. A TomNoonan Unposter dei Cosmos è stato presentatoper la prima volta da Curt Dempster 1'8 giugno 1988 per la maratona teatrale dell'Ensemble Studio a New York, diretto da Jonathan Hogane interpretato da Tom Noonan. Personaggio: TOM è un trentaseienne robusto e pensoso. Tempo: 1987 Luogo: Una situazione di polizia a Manhattan Per gran parte del dramma, Tom siede su una sedia davanti a un tavolo di ufficio pubblico. Sul tavolo c'è un registratore. È immerso in una pozza di luce bianca circondata da un vuoto nero. Indossa una maglietta, pantaloni da lavoro e scarpe da ginnastica tutti bianchi. Si rivolge a un poliziotto che dovrebbe essere all'altro capo del tavolo e a un altro che dovrebbe essere appoggiato a una porta a destra o a sinistra. Quando tenta di alzarsi, qualcosa nell'atteggiamento dei due poliziotti gli consiglia di rimettersi a sedere. Quando accende una sigaretta, il fumo sale come una nebulosa su per il raggio di luce. ToM (È in piedi e molto contrariato) E va bene, adesso mi siedo e ci resto seduto. Va bene? (Si siede) Ecco, siete contenti adesso? (Guarda i poliziotti con aria disgustata) Gesù, voialtri finirete coll'ammazzarmi a forza di stronzate come questa: "Non c'hai la faccia di uno che fa di queste cose." Siete proprio buffi, voi sbirri. Gesù! Cioè, siete proprio quello che si dice un cliché. Invece che stare qui davanti a voi, potrei accendere la televisione. "Cos'è quella roba bianca che hai sulla maglietta?" Gesù! Faccio il panettiere, è farina. Volete prenderne un campione e farla esaminare dalla scientifica? (Scuote la testa incredulo) "Non c'hai la faccia di uno che fa di queste cose." Perché, secondo voi che faccia c'ha uno che fa di queste cose, eh? E poi, che genere di cose? Voi non ne sapete niente: voi sapete solo quello che credete di sapere. Avete visto ogni tipo di porcherie che succedono tutte le sere a forza di cercare sotto le lenzuola, passate la vita ad odorare le ascelle di questo cazzo di città e ancora non avete capito un cazzo delle gente. Siete completamente ciechi e sordi come certi pesci di cui ho sentito parlare, che passano la vita sdraiati in fondo a qualche cazzo di caverna sottomarina. (Si guarda attorno, indica il registratore, lo esamina.) Funziona, 'sto coso? La telecamera l'avete accesa? Perché ho detto che vi dico tutto, ma ve lo dico una volta sola. Perciò, attenti, assicuratevi che le vostre macchine funzionino, perché non lo rifaccio un'altra volta. (Si guarda di nuovo attorno, sempre con l'aria disgustata.) "Non c'hai la faccia di uno che fa di queste cose." Johnny diceva che non c'ho la faccia di nessuno. Sono solo un tipo grande e grosso e brutto. Diceva che ero come Kurt Vonnegut o qualcuno del genere. Uno abbastanza furbo da non somigliare a nessun altro. Lo diceva sul serio, ho letto ogni parola che Vonnegut ha scritto. È bravo, sapete. Ha un punto di vista perverso che mi piace. Una volta non l'avrei capito tanto, ma poi si cambia, è quello che sto cercando di spiegarvi. (Pausa) "Non c'hai la faccia di uno che fadi queste cose." Che faccia c'ha uno di quelli? Di chi state parlando? Ah, di uno di quelli che fa certe cose! Di uno di quelli lì ... Be', io non sono uno di quelli. lo sono uno di quelli come voi. Ecco perché star seduto qui a guardarvi mi fa venire il voltastomaco. "Ehi, ragazzi, questo qui è uno come noi! Chi l'avrebbe mai detto che sia uno così." Be, io non sono uno così, va bene? (Guarda i poliziotti con aria quasi triste) Voialtri vi muovete al buio, nei portoni, e se non guardaste la gente come fosse trasparente, ma la guardaste e basta, forse vi rendereste conto che non ci sono "tipi così". Vi rendereste conto che non è mica possibile dividere la gente come si divide la verdura: questa è una patata e va insieme alle patate; questa è una carota e questo qui è il sedano ... qui abbiamo una melanzana e la mettiamo con le altre melanzane. Così funziona per le verdure, non per le persone. Non ci sono tipi così, perché le persone, se usate i vostri occhi, sono una specie di frullato misto, capito? Non si capisce mica quanti tipi ci sono mischiati dentro. (Tomfa una pausa, tira fuori una sigaretta dalla tasca dei pantaloni, le mette sul tavolo insieme a un accendino, ne sfila una dal pacchetto e l'accende. Gli viene in mente un'altra idea che sembra dargli un po' fastidio) Per quel che ne sapete voi Johnny era un drogato e basta. Non v'ho visto cercargli le tracce dei buchi sulle braccia, le avreste trovate comunque, prima o poi, perciò di che tipo di persone stiamo parlando adesso? Sapete, la gente si scoraggia a starsene seduta qui a parlare a un muro di stupidità totale. (Pausa) A Johnny sarebbe piaciuto un sacco. Ragazzi, se la sarebbe fatta sotto dalle risate. Sul serio, si sarebbe pisciato sotto se vi avesse visto. E non è che voglio farlo sembrare una persona semplice. Era tutt'altro che facile da capire. Quand'era ragazzo, sapete, gli avevano prescritto una medicina per la pressione alta, ma lui diceva che non la prendeva perché gli incasinava troppo l'intestino. Il guaio di Johnny era che pensava troppo. Perché era come se la sua mente seguisse diecimila binari, come se avesse un sacco di collegamenti ed era sempre lì che staccava, riattaccava e incrociava tutti quei fili, fino al punto che si poteva quasi vederlo tutto quell'ammasso incasinato di fili che aveva nella testa. Tipo, tirava avanti fino a che non cascava proprio dal sonno, tipo, aveva gli occhi chiusi un'ora prima di decidersi di mettersi a letto, la sera. Si sdraiava e poi dopo neanche cinque minuti era in piedi un'altra volta. E poi, sapete, con tutte quelle sigarette che fumava,

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