64 VEDERE, concetto di fondo: non si può scrivere, essendo all'altezza di quel che richiede il mercato, senza essere dotati di un sapere enciclopedico. La base teorica della scuola è divenuta così più consistente, accanto ai corsi generali di letteratura, storia e filosofia, sono stati impostati insegnamenti sul linguaggio, sulla teoria e sull'estetica del cinema, seguendo come caratteristica essenziale quella di abbinare a due anni di laboratori intensivi di pratica della sceneggiatura, oltre a laboratori di scrittura teatrale e narrativa, corsi di più ampio respiro ma tarati appositamente sul!' oggetto di studio. Ad esempio, il programma del corso di Semiologia dei media analizza i film di Chaplin, i corsi di Analisi della sceneggiatura nel film partono da Griffith per' giungere a Fellini, i corsi di Adattamento delle opere letterarie studiano la formula del riversaggio dell'epica classica nei cartoni animati o nelle soap-opera, ci sono anche corsi di Musica del film, di Montaggio ed altri ancora, tutti assemblati insieme da un unico scopo, quello di riversare le conoscenze acquisite sulla scrittura. Innalzare lo spessore complessivo di tipo accademico, è stato un modo per rispondere anche a un'altra difficoltà che ha incontrato l'Elicit, quella di doversi misurare con studenti provenienti da tutta Europa ma che avevano il limite ormai cristallizzato, di appartenere a una generazione-clip. Giovani cioè, che dimostravano spesso di avere in comune l'incapacità di elaborare in modo convincente un'emozione o un'immagine; anche se dotati di g an recettività e a volte di vero e proprio talento, dovevano essere abituati a un altro approccio, doveva essere rieducata la loro percezione assuefatta alla rapidità e alle sensazioni immediate. La scuola si è preoccupata dunque, di dotarli di quella necessaria distanza per assimilare e giudicare, colmando lo scollamento ovvio ma superabile da chi opera per creare, tra il procedimento dello scrivere e la fruizione passiva del leggere. Tipico inoltre è stato il caso di quegli studenti che s'improvvisano scrittori seguendo mode o manuali, che possono arrivare a credere che le sceneggiature americane del valore di milioni di dollari, abbiano dietro semplicemente dei cliché. Naturalmente frequentando la scuola hanno capito che non è così, hanno imparato che anche il cinema americano più commerciale, ha generalmente dietro un lavoro di scrittura e di competenza altamente elaborato. Già da tre anni l'Elicit ha assunto una fisionomia più definita, il profilo si è alzato notevolmente, ma lo scopo rimane quello di dare agli studenti degli strumenti operativi, di dare loro la capacità di gestire più chiavi di lettura del prodotto di scrittura, di renderli versatili e preparati ai meccanismi che governano il mercato, con l'obiettivo di fondo che rimane pur sempre quello di una delle università più prestigiose d'Europa, e cioè, la conoscenza deve servire ad arricchire, non solo a preparare. Quella dell'Elicit è stata finora un'esperienza sicuramente positiva, ma rimane unica nel suo genere, anche se a lei guardano con interesse diverse università europee che però, e questo vale ancor più per l'Italia, non riescono ad acquisire quell'elasticità necessaria per tentare sperimentazioni non convenzionali. È invece significativo che la Commissione Europea nel varare recentemente il nuovo programma di aiuto ali' industria degli audiovisivi, il Media II che prenderà il via dal 1996, abbia concentrato aiuti per 60 milioni di ECU proprio nel settore che si occupa dello sviluppo dell'insegnamento e della formazione. Per informazioni: Secrétariat de la faculté de Philosophie et Letu·es de l'UniversitéLibrede Bruxelles,av. F.D. Roosevelt 50, 1050Bruxelles. CONCERTOJAZZ SULTITANIC Libero Famè È possibile ricostruire in poche pagine lo spirito dei primi decenni der nostro secolo? Questo spirito altalenante fra avanguardia iconoclasta e ritorno all'ordine, fra modernismo e primitivismo, fra irrequietezza intellettuale e perbenismo? Alessandro Baricco ha tentato di farlo calando a cavallo fra gli anni '20 e o '30 una fiction intessuta di una musica che ha molto in comune con il jazz ed ambientata su un transatlantico, spazio simbolico e favolistico, luogo di tute le contraddizioni sociali dell'epica, unico mezzo per rendere concreto il mito del!' America. Si tratta di Novecento (Feltrinelli, 1994), breve racconto in forma di monologo, dalla struttura compatta ed unitaria, assai meno complessa dei due romanzi che lo hanno preceduto. Scritto per l'attore Eugenio Allegri ed il regista Gabriele Vacis, che lo hanno rappresentato sulle scene nella stagione '94-'95, dopo il debutto avvenuto al festival di Asti nel luglio '94, Novecento è stato messo in onda anche su Radio tre la sera del 27 dicembre '94. Non si vuole in questa sede affrontare una recensione delJo spettacolo, basti rilevare, a proposito della recitazione di Allegri, la pronuncia marcata ed un accento che sembra coniugare il dialetto torinese all'yddish con risultati di un'asprezza un po' eccessiva. Indubbiamente si tratta di un'interpretazione ragionata e legittima, probabilmente concordata con lo stesso Baricco; certo non è l'unica e forse nemmeno la più convincente fra quelle possibili. Ma veniamo al testo con un orecchio particolarmente attento alla musica che ci fa ascoltare. Il singolare protagonista, Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, analogamente all'eroe de Il barone rampante, si autocostringe in un microcosmo limitato, ma per questo vivibile, che gli permette di catalogare con distacco le cose del mondo da una propria ottica personale. Come il Cosimo di Calvino ha deciso di non mettere mai più piede sulla terra, creandosi un "habitat" esclusivo e sufficientemente confo1tevole fra le fronde degli alberi, così Novecento, nato per caso su una nave in rotta verso il Nuovo Continente, non osa mai scendere sulla terra ferma nel corso di tutta la sua vita ed anzi alla fine decide di saltare in aria col piroscafo ormai messo in disanno. AJJa base di questa sua determinazione sta forse la paura dell'ignoto, forse il presentimento che immaginare la realtà è sempre meglio che sperimentarla direttamente. Sta di fatto che, trattenuto dapprima dal padre adottivo, alla mo1te di costui egli si è talmente conformato alla vita della nave che non riesce a concepire altro tipo di esistenza: ha appena otto anni ma tra la poppa e la prua del Virginia ha trovato la sua città ideale, il suo osservatorio privilegiato dal quale filtrare ed introiettare le varie esperienze mondane, dal quale prendere
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