Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

insegnamento in Italia, e che ovviamente permette di apprendere più sistematicamente alcune "tecniche" specifiche, oltre che di fornire agli allievi sbocchi professionali più ampi e sicuri di quelli offerti dalla scrittura "letteraria". Uno dei vantaggi della "Holden" è quello di sottoporre gli studenti a una serie di stimoli creativi molto vari: nello stesso "ambiente" gli allievi vengono a contatto con diverse "materie" e diversi linguaggi e forme della narrazione e possono poi scegliere le "aree di studio" a loro più consone. Da questo punto di vista la frequenza della "Holden" consente una esperienza non molto dissimile da quella che può avere un aspirante scrittore in una università americana, dove ha la possibilità di frequentare, oltre ai workshops di scrittura, numerosi altri corsi, più tradizionali, in letteratura, cinema, teatro ecc. Molti dipartimenti letterari americani offrono tra l'altro corsi specifici per scrittori (del tipo The Craft of Fiction o The Craft of Poetry) in cui si insegna a leggere le opere "come scrittori" e non come "critici". Un'intenzione simile è quella che anima, credo, proprio il corso di "lettura" tenuto alla "Holden" da Baricco: non bisogna dimenticare, infatti, che una delle più importanti funzioni delle scuole di scrittura dovrebbe comunque essere quella di riuscire a formare dei lettori più avveduti e consapevoli. Alcune perplessità rispetto al progetto complessivo della scuola di Torino riguardano tuttavia (oltre ai prezzi e ai limiti di età) proprio la frequenza a tempo pieno dei corsi: la scrittura rimane una pratica "solitaria" che ha bisogno di tempi di maturazione lenti, di pause, divagazioni e distrazioni, oltre che di immersioni nella "vita reale" al di là dello spazio protetto e in qualche modo artificiale della scuola.L'aspirante scrittore di un 'università americana (che generalmente frequenta il "laboratorio" di scrittura per non più di due o tre ore settimanali, ed è sempre invitato a cercare individualmente nelle esperienze reali della propria "vita" i materiali intorno ai quali costruire le sue storie) è comunque incoraggiato ad ampliare la propria preparazione culturale, ed ha a disposizione nelle università corsi più approfonditi di letteratura, teoria, antropologia, storia, filosofia ecc., tutte materie che evidentemente i fondatori della "Holden", a torto o a ragione, hanno ritenuto ridondanti o "noiose" per la preparazione degli scrittori destinati ad affrontare la realtà della situazione italiana di oggi. Non ho purtroppo avuto occasione di frequentare i corsi della "Holden" (mentre negli anni passati ho seguito negli Stati Uniti seminari di scrittura con autori come J ohn Ashbery, E.L. Doctorow e perfino, fatte le dovute differenze, Jacques Derrida) ma sono sicuro che la scuola ha tutti i numeri e gli insegnanti qualificati per garantire ai suoi allievi un ambiente stimolante e vivace dal quale ognuno potrà trarre spunti per la propria pratica creativa. Altrettanto ambizioso è il progetto della Cooperativa Controluce e della rivista "Omero" di Roma, che fra l'altro ho conosciuto meglio avendo avuto più volte occasione di partecipare alle loro iniziative, sia come "allievo" sia come "insegnante". La Cooperativa ha iniziato le sue attività nel 1989, organizzando un primo laboratorio con Vincenzo Cerami (numerosi corsi successivi sono stati tenuti da scrittori come Sandro Veronesi, Edoardo Albinati, Fulvio Abbate, Duccio Camerini, Lidia Ravera, Paolo Valesio, docente a Yale, e Joseph Olshan, che insegna alla New York University) e ampliando via via il raggio delle sue proposte. La Cooperativa ha organizzato incontri con autori come Marco Lodoli e Clara Sereni ed ha seguito fin dall'esordio il lavoro di scrittori oggi affermati come Erri De Luca e Susanna Tamaro. Questo primo lavoro di "ricognizione" sulla nuova narrativa italiana è confluito dal 1992 nel progetto della rivista "Omero", una vera e propria "rivista-laboratorio" che sin dal primo numero ha esteso il suo campo di interesse alla scrittura teatrale e cinematografica, ospitando inoltre sulle sue pagine alcuni scrittori americani anche grazie a un scambio sempre più approfondito con le scuole di scrittura degli Stati Uniti. Oggi "Omero", giunta al settimo numero, è unari vista di scritture a tutto campo (narrati va, cinema e teatro, ma anche teoria, poesia, musica, ipertesto, arti visive, fumetto ecc. in una interessante commmistione di cultura "alta" e "bassa", con una attenzione particolare ai fenomeni emergenti) che si offre inoltre come spazio di pubblicazione per gli allievi dei laboratori. Alcune sezioni della rivista sono dedicate al lavoro di approfondimento e ricerca, con un tentativo di aprire "creativamente" anche quelle forme di scrittura (il saggio, la recensione e l'intervista) tradizionalmente cristallizzate da una parte nell'accademismo "scientifico" e dal!' altra nel giornalismo di attualità. II progetto della Cooperativa e della rivista, diversamente dalle strutture "centralizzate" di una scuola come quella di Torino, si pone al crocevia di una serie di iniziative legate a varie pratiche di scrittura, non solo a Roma, ma anche in altre parti d'Italia. Si tratta di una scelta organizzativa precisa, per quanto in parte determinata da necessità economiche, che si propone un dialogo costante con diverse istituzioni e realtà culturali. Sono stati organizzati incontri, conferenze e corsi sperimentali di scrittura presso alcune università americane in Italia (John Cabot University a Roma e Syracuse University di Firenze); laboratori per i ragazzi dei centri sociali; convegni e incontri sull'insegnamento della scrittura con la partecipazione di studiosi di varie discipline (da Roberto Maragliano, esperto di

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