• I tipo cioè informativo, argomentativo, critico e saggistico) è da sempre elemento centrale dei programmi di istruzione a tutti i livelli. Adifferenza che in Italia, in tutte le università americane, già negli anni undegraduate, gli studenti non debbono sostenere esami orali ma devono scrivere brevi saggi alla fine di ogni corso. Nei primi anni di college ogni studente, prima ancora di decidere se vorrà seguire studi umanistici o scientifici, deve frequentare obbligatoriamente uno o due corsi di "composizione", così da poter affrontare in seguito la scrittura di testi critici e informativi anche molto complessi. Va inoltre ricordato che nelle università americane sono molto rare le lezioni cosiddette "frontali" come quelle a cui siamo abituati in Italia, in cui un docente parla ininterrottamente per una o due ore: quasi tutti i corsi sono concepiti con una struttura di tipo seminariale in cui gli allievi sono invitati a partecipare attivamente al lavoro in classe. Èevidenteche la presenza di questi tre elementi-centralità della educazione alla scrittura (si veda anche il successo delle University Presses); modelli didattici pragmatici e partecipativi; presenza degli scrittori creativi, come anche di altri artisti, all'interno delle università - differenzia profondamente il sistema educativo americano dal nostro. Questo spiega in parte le resistenze dell'università italiana che, anche per mancanza di mezzi, delega generai mente l'educazione creati va (per il cinema, il teatro, le arti visive e la musica) ad istituzioni diverse da quelle accademiche, come ad esempio le nostre Scuole di Belle Arti e di Arti Drammatiche, i Conservatori musicali o istituzioni come il Dams a Bologna e il Centro Sperimentale di Cinematografia che, nel bene o nel male, fanno il loro lavoro. Niente del genere, invece, per quanto riguarda specificamente la scrittura, pratica fondamentale di elaborazione dei linguaggi e delle culture, come negli Stati Uniti si è capito da tempo, e il cui "insegnamento" può produrre effetti a lungo termine di vario tipo. È significativo notare, ad esempio, il modo in cui le scuole di scrittura americane si situano nel sistema della produzione culturale nel suo complesso. Da questo punto di vista il workshop di scrittura creativa potrebbe avviarsi a diventare sempre più l'elemento che "chiude" il circolo produttivo dell'industria culturale. Questo è già da tempo vero per il cinema, se si pensa al ruolo delle Film Schools nella preparazione tecnica di nuovi sceneggiatori, oltre che di nuovi registi, direttori della fotografia eccetera. Qualcosa di simile si sta verificando anche per la scrittura "letteraria": per l'aspirante scrittore il corso di creative writing rappresenta infatti in molti casi il primo gradino verso una vera e propria "carriera" professionale. Molte scuole pubblicano periodicamente riviste e antologie che ospitano i testi dei migliori studenti, e le agenzie letterarie e le case editrici sempre più spesso guardano alle scuole di scrittura come a dei veri e propri "vivai" di nuove idee e nuovi autori a cui attingere. I tempi eroici dei corsi della "Scuola di Poesia Disincarnata" tenuti a Naropa, nel Colorado, da Allen Ginsberg e William Burroughs sono forse passati, ed il sistema americano tende oggi ad accentuare gli aspetti professionali e produttivi dell'insegnamento della scrittura: la selezione per accedere alle migliori scuole è spesso molto dura, l'ambiente è competitivo e i corsi sono costosi, anche se non mancano sistemi di finanziamento e di borse di studio per gli studenti più dotati. In un sistema di istruzione diffuso, di riqualifcazione professionale, e di continuing education, molte università piccole e grandi fanno dei loro programmi di scrittura il punto di forza nell'insegnamento delle humanities. In Italia, al contrario, i corsi di scrittura sono sempre stati considerati come una sorta di "sottomercato" senza effettive possibilità di sviluppo economico o culturale, assimilabile per la qualità del lavoro prodotto, e per la disposizione di chi lo frequenta, a quello delle case editrici che pubblicano i libri a pagamento. Le cose tuttavia, come abbiamo detto, stanno cambiando. Il primo che in Italia ha cercato di dare una dignità al l'insegnamento della scrittura è stato probabilmente Giuseppe Pontiggia, che già da molti anni propone a Milano corsi di scrittura narrativa, basati su un approccio problematico alla scrittura della prosa nei suoi vari aspetti.L'esempio di Pontiggia è stato poi seguito da altri scrittori, in verità senza troppo successo, e solo dallo scorso anno, con la fondazione di due vere e proprie "scuole di scrittura", una a Torino e una a Roma, si può dire che il fenomeno abbia cominciato ad assumere una 1ilevanza significativa. La prima di queste scuole, quella che peraltro ha ricevuto, anche grazie a un' abile strategia promozionale e di marketing, maggiore attenzione da parte dei media, è la scuola "Holden", ideata e fondata a Torino da Alessandro Baricco sulla scia del successo editoriale di "Oceano mare" e della trasmissione televisiva "Pickwick". La scuola offre un programma articolato di corsi e stages, ed in particolare un percorso triennale (il "Master Holden") di "formazione e indirizzo professionale" sulle "tecniche della narrazione" (non solo per la scrittura di romanzi, ma anche per il racconto "orale", per il fumetto, il cinema, il teatro, la drammaturgia musicale, il giornalismo, la pubblicità ecc.) a frequenza obbligatoria di cinque-sei ore al giorno per cinque giorni alla settimana. Il primo anno gli studenti acquistano familiarità con varie forme di narrazione, per poi specializzarsi, il secondo anno, o nella scrittura narrativa vera e propria o in quella per il cinema e la televisione o addirittura nelle tecniche della regia (teatrale, cinematografica o audiovisiva); il terzo anno invece lavorano alla realizzazione di un progetto specifico (un libro, un film, uno spettacolo o altro): la scuola poi, come si legge nel depliant di presentazione, "cercherà di trovare i fondi e le sedi per produrre, editare, diffondere i risultati del lavoro". L'idea è forse un po' quella di creare una specie di scuola "attiva" sul genere di Fame, per giovani scrittori che aspirano a lavorare nel grande circo della cultura e dell'industria "multimediale", crisi economiche permettendo. Il progetto della "Holden" parte dunque grazie a un grande spiegamento di mezzi finanziari e produttivi, e si avvale della collaborazione di autori affermati (da Alessandro Baricco a Sandro Veronesi a Enrico Deaglio a Gianni Amelio) e di numerosi "esterni" (professionisti dell 'editoriae scrittori come, ad esempio, l'inglese lan McEwan) oltre che di alcune case editrici. La metodologia di insegnamento vorrebbe coniugare l'elemento giocoso con il rigore professionale ("imparare dovrebbe essere sempre una emozione"; "la scuola che ci sognavamo quando a scuola ci annoiavamo"). Il costo dei corsi è piuttosto elevato (quasi sette milioni per il primo anno del "Master Holden"), e c'è un limite di età per l'ammissione (dai 19 ai 40 anni). La scuola si rivolge dunque soprattutto ai "giovani Holden" contemporanei, educati alla narrazione "moderna" e veloce del cinema e degli audiovisivi in generale: il "modello" di scrittura di riferimento è quello della sceneggiatura cinematografica, che ha già una certa tradizione di
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