Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

SCUOLEDI SCRITTURA CREATIVA Pietro Pedace Capita sempre più di rado d'incontrare persone che sappiano raccontare qualcosa come si deve: e l'imbarazzo si diffonde sempre più spesso quando, in una compagnia, c'è chi esprime il desiderio di sentir raccontare una storia. È come se fossimo privati di una facoltà che sembrava inalienabile, la più certa e sicura di tutte: la capacità di scambiare esperienze. W. Benjamin, Il narratore. Considerazioni su l'opera di Nicolai Leskov. Il fenomeno dei corsi e delle scuole di scrittura, diffusissimo anche a livello universitario negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei, ha ormai cominciato a svilupparsi, lentamente ma con crescente successo, anche in Italia. Niente a che vedere, beninteso, con la gloriosa tradizione delle scuole di retorica, di quelle arti "trivali e quadri viali" di cui ancora si compiaceva Joyce, e che la modernità ha provveduto a smantellare a partire dalla fine del diciottesimo secolo: le scuole di cui si comincia oggi a parlare anche nel nostro paese sono quelle in cui si insegna e si pratica "scrittura creativa", un'espressione che traduce e "contamina" il creative writing dei programmi universitari americani e sul cui significato non si è ancora forse riflettuto a sufficienza. Intanto, e da un primo punto di vista strettamente "sociologico" le prime iniziative a dare frutti in Italia (la Scuola "Holden" di "Tecniche della narrazione" fondata a Torino l'anno scorso da Alessandro Baricco, e la "Scuola Internazionale di Scrittura Creativa" presso la John Cabot University di Roma, organizzata dalla Cooperativa Controluce e dalla rivista "Omero") si differenziano da quelle americane per un tratto fondamentale: se il creative writing è infatti parte integrante dell'insegnamento universitario nei dipartimenti americani di letteratura, i corsi e i laboratori di scrittura creativa italiani hanno cominciato a diffondersi unicamente sotto la spinta di pochi appassionati e senza alcuna copertura "istituzionale". Da quest'anno, tuttavia, grazie all'interesse e alla disponibilità di Tullio De Mauro, è stato finalmente avviato dalla rivista "Omero" un "seminario-laboratorio" di "Teoria e Pratica della scrittura creativa" presso il Dipartimento di Scienze del Linguaggio dell'Università di Roma: un primo ed importante segno di apertura da parte dell'università italiana verso una "disciplina", se si può chiamare in questo modo, che per le sue caratteristiche necessita di metodi e approcci didattici a cui non siamo tradizionalmente abituati. Un confronto più generale con la situazione delle scuole americane può aiutarci a chiarire meglio questo punto, e a cercare forse di capire cosa sia la "scrittura creativa", e se, ed in che modo, laboratori e corsi di questo tipo possano effettivamente contribuire alla creazione e alla elaborazione di "storie" significative per questa fine di secolo, e ad approfondire la riflessione sulla scrittura in.senso pratico e teorico anche nel nostro paese. Il fenomeno dell'insegnamento del creative writing (poesia, narrativa, scrittura "espressiva", letteraria o artistica in generale) nasce negli Stati Uniti intorno alla metà degli anni Venti di questo secolo, anche se già in una nota del gennaio 1879, nei suoi taccuini, Henry James ironizzava sulla "curiosa teoria" di Anthony Trollope secondo la quale "si potrebbe educare un ragazzo a diventare romanziere, come per qualsiasi altro mestiere". Nel 1922 il creative writing fu inserito ufficialmente come materia d'esame nella facoltà di inglese dell'Università dello Iowa, la prima degli Stati Uniti ad accettare raccolte di poesia, libri di racconti e romanzi come tesi di laurea. In quegli stessi anni l'Università del Michigan offrì un posto a Robert Frost (il più famoso poeta americano del tempo) come poeta in residence, per scrivere a spese dell'università e in cambio insegnare corsi di poesia ai giovani studenti. Il successo di questa iniziativa, e il "circuito" creato poi delle letture pubbliche di poesia, spinse negli anni seguenti molte università americane ad istituire corsi e laboratori di scrittura e nel dopoguerra numerosi dipartimenti di inglese cominciarono ad inserire programmi di scrittura creativa nei loro curricola attirando ben presto come insegnanti i migliori narratori e poeti del tempo. Negli anni Sessanta il modello didattico del "laboratorio" (workshop), che richiede una partecipazione pratica e attiva degli studenti alla acquisizione del sapere, riceve un grande impulso anche di natura teorica in vari campi e si diffonde anche al di fuori dei recinti "istituzionali". È solo negli anni Ottanta che le università si accorgono delle grandi potenzalità, anche economiche, delle scuole di scrittura creativa. Sono gli anni del successo degli scrittori "minimalisti", e ancora oggi sono in molti a chiedersi se quel fenomeno non sia stato in parte favorito e incoraggiato proprio all'interno dei dipartimenti universitari di creative writing. Più recentemente, i dibattiti critici sulla "decostruzione" e sul "multiculturalismo" non hanno affievolito la popolarità dei programmi di scrittura americani, anche se in molti casi, essendo profondamente mutati gli atteggiamenti e i temi della discussione teorica, la stessa produzione "creativa" si è orientata verso nuovi generi e forme di scrittura, spesso anche di tipo sperimentale. Oggi il minimalismo è generalmente in declino e nei laboratori di creative writing si è cominciato a lavorare su modelli di scrittura più innovativi e culturalmente stratificati (basti pensare, ad esempio, ai laboratori di scrittura ipertertestuale tenuti da Robert Cooveì- alla Brown University), anche se il principio riconosciuto della libertà di insegnamento garantisce in genere una offerta molto varia di metodi e modelli, che cambiano a seconda delle scuole e dei singoli insegnanti. Oggi, quasi tutti i maggiori scrittori americani insegnano nelle università, ed anche per gli autori di poesia e di narrativa meno convenzionali o di minor successo si sono generalmente aperte nuove opportunità di lavoro. Gli scrittori hanno la possibilità di intraprendere, parallelamente ai propri progetti di scrittura, una vera e propria "carriera" di insegnamento che comunque consente loro di inserirsi professionalmente nel "sistema culturale" e di rimanere in contatto con le nuove generazioni di autori. È importante osservare che negli Stati Uniti l'insegnamento della scrittura (anche "non creativa", di

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