Linea d'ombra - anno XIII - n. 104 - maggio 1995

56 SUDAFRICA/CAVAGNOU metteva a confronto due teorie rivali del nazionalismo africano: la più estremjsta, ispirata aMarcus Garvey, che rivendicava 'I' Africa agli africani', e l'africanismo della Lega giovanile, che riconosceva il Sudafrica come paese multirazziale. Io comprendevo le correnti ultrarivoluzionarie del nazionalismo africano. Non ce l'avevo col razzismo ma coi bianchi. E pur non essendo pronto a gettarli tutti in mare, sarei stato felicissimo se fossero risaliti sulle loro navi e se ne fossero andati di loro spontanea volontà". A proposito del comunismo, Mandela scrive: "Eravamo estremamente guardinghi nei confronti del comunismo. li documento dichiarava: 'Possiamo mutuare ... dalle ideologie straniere, ma ne respingiamo l'importazione inblocco nelnostrocontinente'. Questo era un.rimprovero implicito al Partito comunista, che Lembede e molti altri, me compreso, consideravano un'ideologia 'straniera' inadatta alla situazione africana. Lembede pensava che, essendo il Partito comunista dorrunato dai bianchi, l'iniziativa e la capacità dei neri di contare sulle proprie forze ne sarebbero state minate". Aquel tempoMandelaopponeva una fermaopposizione ali' ingresso di bianchi e comunisti nella Lega giovanile, temendo l'influenza che i bianchi avrebbero potuto esercitare sul!'ANC e paventando che i comunisti potessero prendere l'egemonia del movimento. Ma quando il giro di vite del governo si fa più impietoso, a poco a poco l'anticomunismo di Mandela si attenua. Acquista i classici del marxismo e comincia a leggerli: "Nel complesso mi sentii molto attratto dall'idea di una società senza classi, che nel mio pensiero era simile alla cultura tradizionale africana, dove la vita era comunitaria e partecipativa. Fui d'accordo con la proposizione fondamentale di Marx: 'Da ciascuno secondo le sue capacità 'a ciascuno secondo i suoi bisogni', che mi parve una regola semplice e generosa. Il materialismo dialettico sembrava offrire sia una torcia che illuminasse la notte buia del!' oppressione razziale, sia uno strumento che poteva essere usato per porvi fine. Mi aiutò a NelsonMandela.Khuna1994. FotoD. Brauchli/Sygma/G.Neri. vedere la situazione da un'ottica che non fosse quella dei rapporti tra bianchi e neri: perché se volevamo vincere la lotta, dovevamo trascendere il bianco e iInero. Ero attratto dal le basi scienti fichedel materialismo dialettico, perché sono stato sempre incline a credere in ciò che posso sottoporre a verifica. La sua analisi materialistica dell'economia mi suonava credibile ... Leggendo le opere marxiste trovai una grande quantità di informazioni riguardanti espressamente i problemi che un politico si trova quotidianamente di fronte. I marxisti erano attenti ai movimenti di liberazione nazionali, e l'Unione Sovietica in particolare appoggiava le lotte nazionali di molte realtà coloniali. Quella fu un'altra delle ragioni che mi indussero a modificare la mia visione del comunismo e ad accettare la posizione del!' ANC di accogliere i marxisti nelle sue fila." Importanti per comprendere lo sviluppo del pensiero di Mandela sono le pagine in cui I'ANC matura la scelta di abbandonare la nonviolenza che aveva caratterizzato la Campagna di sfida e di disobbedienza civile dei primj anni Cinquanta a favore di nuove forme di lotta politica che sarebbero culminate nella fondazione di Umkhonto weSizwe, l'ala militare del!' ANC: "Cominciai a sospettare che presto anche la protesta extracostituzionale sarebbe stata impossibile. In lndia, Gandhi aveva avuto a che fare con una potenza straniera in ultima analisi più realistica e lungimirante. In Sudafrica, con gli afrikaner, la situazione era completamente diversa. La resistenza passiva e nonviolenta è efficace nella misura in cui anche il nemjco accetta le regole del gioco. Ma se alla protesta pacifica si risponde con la violenza, la si rende ben presto inefficace. Perme la nonviolenza nonera un principio morale bensì una strategia". La nonviolenza sarà però definitivamente abbandonata solo dopo iI massacro di Sharpevi Ile, nel 1960, e la conclusione del processo per tradimento, quando Mandela decide di chiudere lo studio legale che aveva aperto con Oliver Tambo - il primo studio legale di proprietà di africani del Sudafrica - e di entrare in clandestinità. Nel corso di una riunione segreta, la Primula nera sostiene che lo stato non ha lasciato altra scelta che

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